la verità sul teatrino di joppolo

Vogliono soldi e devastano il centro accoglienza. Furgiuele: "Dietro c'è un business"

L'esponente di NcS: "Sono sempre di più le associazioni nate con altri scopi e che nel tempo si sono riconvertite all'accoglienza dei migranti"

Redazione
I clandestini pretendono i soldi: devastato un centro di accoglienza in Calabria

Nella foto ANSA, un momento della protesta. Nel riquadro, Domenico Furgiuele

Hanno messo a ferro e fuoco il centro di accoglienza che li ospitava, provocando gravi danni alle strutture: il tutto per protestare contro la mancata corresponsione, o i ritardi nell'erogazione, del cosiddetto "Pocket money", la mancia destinata ai clandestini per le spese quotidiane, spesso utilizzata per acquistare superalcolici con i quali ubriacarsi. Una quindicina di clandestini di origine nordafricana, ovviamente nessuno dei quali in fuga da inesistenti guerre, hanno inscenato mercoledì la protesta davanti ai cancelli di uno dei centri in cui soggiornano a spese dei contribuenti italiani, a Joppolo in provincia di Vibo Valentia.


Chi non ci sta a subire quest'ennesima provocazione è Domenico Furgiuele, coordinatore per la Calabria di Noi con Salvini, che racconta in esclusiva al Populista: "Ieri sul lungomare di Joppolo un gruppo di migranti ha causando diversi disagi per una manifestazione di protesta. Non ricevevano il pocket money dall'associazione che si occupa di loro in una struttura sul lungomare". E cos'è successo? "Ovviamente il tutto ha causato enormi disagi ai turisti della località della Costa degli Dei, che in questi giorni vive del poco turismo rimasto e disturbato dalla manifestazione che ha visto forze dell'ordine e polizia municipale arrivare in modo massiccio per far rientrare la protesta".


"In questa parte di territorio lo Stato dovrebbe e deve occuparsi di altro", ci racconta Furgiuele, "soprattutto di come rilanciare l'occupazione giovanile ma anche di tutto ciò che riguarda le infrastrutture e i servizi primari per i cittadini, come il sistema fognario e la viabilità. Invece, viene distratto denaro pubblico per accogliere queste persone". "È da sottolineare", continua l'esponente di NcS, "che sempre maggiori sono le associazioni nate con altri scopi e che nel tempo si sono riconvertite all'accoglienza dei migranti. Lo Stato dovrebbe dare una stretta dal punto di vista fiscale e dovrebbe essere più attento anche sulle modalità d'impiego dei soldi pubblici da parte di queste sedicenti associazioni. Che altro non sono se non delle vere e proprie imprese che traggono del profitto dal business degli immigrati".


Ricordiamo che nello show dei rifugiati, alcuni di loro avevano mostrato dei jeans consumati e senza la cintura, pretendendo di ricevere capi di abbigliamento nuovi al posto di quelli usati, qualcun altro aveva lanciato in aria delle ciabatte rovinate, chiedendo anche in questo caso la sostituzione con delle calzature di prima mano. "Una bottiglia d'acqua", aveva poi urlato uno degli immigrati, "dobbiamo dividerla in cinque persone. Il cibo che ci viene fornito, inoltre, non va bene per le persone". In attesa che qualche buonista chef stellato intervenga per proporre un menu all'altezza dei loro finissimi palati, il teatrino, pardon l'accesa protesta è rientrata dopo l'intervento delle forze dell'ordine. E chissà se la paghetta è poi arrivata...

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