Libia e immigrati

Salvini: "Napolitano andrebbe processato". E la casta s'infuria

L'ex presidente della Repubblica si discolpa sui fatti del 2011 che portarono l'Italia in guerra aprendo le porte all'invasione. Da sinistra agli alfaniani, tutti a difendere "Re Giorgio". Laura Boldrini: "Salvini usa un metodo insopportabile e spregevole".

Marco Dozio
Salvini: "Napolitano andrebbe processato". E la casta s'infuria

La sciagurata guerra in Libia del 2011 promossa dalla Francia di Sarkozy, dalla Gran Bretagna di Cameron e dagli Stati Uniti di Obama e Hillary Clinton, ebbe come principale sponsor in Italia l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ora in un’intervista a Repubblica cerca di cambiare le carte in tavola e addossare le responsabilità maggiori all’allora premier Berlusconi. Gli effetti di quel conflitto colonialista li conosciamo bene. Detronizzato Gheddafi, fino al giorno prima intimo amico dei governi italiani di destra e di sinistra, la Libia è sprofondata in una perdurante guerra civile e l’Italia è stata invasa da un’ondata migratoria senza precedenti. La Lega, ai tempi in maggioranza, cercò di opporsi senza riuscirci. Matteo Salvini non le ha mandate a dire: “Napolitano non dovrebbe essere intervistato, pagato e scortato, dovrebbe essere processato”, ha scritto sui social raccogliendo migliaia di approvazioni.

Trattandosi di "Re Giorgio", così com'è stato definito dai detrattori, siamo dalle parti del reato di lesa maestà. Dagli esponenti del partito di Alfano alla sinistra più o meno estrema, è tutto un fiorire di dichiarazioni contro il leader della Lega. Laura Boldrini: "Salvini usa un metodo insopportabile e spregevole". Il sempreverde Fabrizio Cicchitto, alfaniano, ex berlusconiano, ex socialista: "Mi auguro che un tipo del genere (Salvini) non arrivi mai al governo". Il ministro PD Anna Finocchiaro, in Parlamento dal 1987, quella della foto in cui la scorta le spinge il carrello della spesa: "Da Salvini parole vergognose". Il ministro PD Claudio De Vincenti, quello per cui il Jobs Act è una cosa meravigliosa: "Da Salvini parole ignobili". Il viceministro Andrea Olivero, ex montiano, ex Popolari per l’Italia, di cui s’ignora in realtà l’apporto straordinario alle sorti italiane: "Salvini è da sottoporre a un trattamento sanitario obbligatorio".

Lui, il “Capitano” della Lega, chiosa su Facebook: “Come si arrabbiano gli amici della Casta quando si osa attaccare il CapoCasta, il compagno Napolitano, al servizio di Bruxelles e dei poteri forti più che degli italiani. Non vedo l'ora di votare per mandare a casa questi incapaci!!! P.s. Intanto Napolitano si gode l'ennesima vacanza scortata”. Persino il premier per grazia ricevuta Paolo Gentiloni, quello per cui Macron era la speranza che s’aggirava per l’Europa, parla incredibilmente di “parole inaccettabili che dimostrano scarsa memoria”. Accreditando la tesi che capovolge la realtà. Il forzista Osvaldo Napoli ricorda che “il Capo dello Stato è anche il capo delle Forze armate e partecipa, come si sa, al Consiglio di Difesa quando si tratta di assumere decisioni rilevanti per la vita della nazione”.

Il presidente dei deputati leghisti, Massimiliano Fedriga: "Mi domando perchè Napolitano non possa mai essere messo in discussione. Come si sia costruito questa immunità totale rimane un mistero visto che fu lui a imporre i governi illegittimi di Monti, Letta e Renzi. Lui che avrebbe dovuto essere garante super partes della Costituzione. Basta sfogliare la recente storia del nostro Paese per capire come fu lo stesso Napolitano a spingere l'Italia nella guerra in Libia (insieme a Sarkozy e Obama) facendoci aderire alla coalizione che doveva applicare la risoluzione Onu, ma di fatto abbattendo il regime libico. Le ripercussioni di questo atteggiamento fuori dagli schemi sono sotto gli occhi di tutti. Un presidente della Repubblica che in tutti i modi ha cercato di influenzare la politica interna ed estera del Paese e che ancora una volta conferma di non essere mai stato adeguato per la carica che ha ricoperto".

Il giornalista del Sole 24 ore, Alberto Negri, esperto di questioni internazionali, ricorda come andarono le cose: “L’Italia non si oppose nel 2011 all’intervento della Francia e si è unita ai bombardamenti perché i nostri alleati minacciavano di colpire anche i terminali Eni come testimoniano l’ex ministro degli Esteri Frattini e l’ex capo di stato maggiore Camporini, come del resto dichiarato pubblicamente dal primo. L’allora capo del governo Berlusconi rimise al presidente della Repubblica Napolitano la decisione dell’intervento. La Germania di rifiutò di intervenire, l’Italia lo fece per difendere i suoi interessi minacciati dall’eventuale caduta di Gheddafi – scrive in un post su Facebook - Il 30 agosto 2010, sei mesi prima dei raid francesi, inglesi e americani, Gheddafi era stato ricevuto in pompa magna a Roma per firmare contratti miliardari: erano tutti contenti maggioranza e opposizione, tutti egualmente responsabili, perché l’alleanza con Gheddafi è stata sostenuta sia dai governi di destra che da quelli di centro-sinistra. Amen”.

Lo stesso Negri in un’intervista all’Espresso spiegava che “L’Italia è stata enormemente danneggiata dalle primavere arabe. La caduta di Gheddafi può essere considerata la più grande sconfitta per il nostro Paese dopo la seconda guerra mondiale. Non abbiamo solamente perso il nostro principale alleato in Medio Oriente; la fine di quel regime ha messo in moto un processo incontrollabile. Il flusso dei migranti ne è la principale conseguenza e l’Italia è stata lasciata sola a gestirlo”. Eppure nel 2011 le voci contrarie a quel conflitto furono pochissime e isolate. Il PD era a favore dell’entrata dell’Italia in guerra (anche se non la chiamarono così, ovviamente, meglio dire missione umanitaria), portandosi dietro tutto il sistema mediatico dei progressisti accondiscendenti verso “il partito”. Persino giornali non asserviti al potere come Il Fatto Quotidiano nella sostanza applaudirono all’intervento militare. Del resto c’era da dare una lezione a Gheddafi e quindi per interposta persona, di riflesso, al suo amico Berlusconi.


Matteo Salvini su Fb

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