Vendola o Ronzulli?

Francia: stato civile per figli da utero in affitto

La maternità surrogata divide e scatena feroci dibattiti. Mentre c'è chi pensa già a creare un "mercato del bambino" in Francia si norma la questione dal punto di vista anagrafico

Redazione
Francia: stato civile per figli da utero in affitto

Foto ANSA

Ed in Friuli vi è chi ha detto "no all'utero in affitto, no alla compravendita dei bambini, no allo sfruttamento delle madri in affitto, no al traffico delle madri in affitto"

A scriverlo è stata Licia Ronzulli, esponente di Forza Italia, che sui social network ha lanciato una campagna di mobilitazione contro l'utero in affitto. La componente dell'ufficio di presidenza azzurro ha postato su Twitter, Facebook e Instagram una sua foto con una scritta sulla pancia "not for sale, not for rent" invitando gli utenti a fare lo stesso, cioè postare una foto e manifestandando così il dissenso.

La vicenda della maternità surrogata di Nichi Vendola, che tanto ha fatto parlare i giornali e tanti spunti ha fornito alle gag di Cdozza,  ha un illustre precedente nel via libera della Corte di cassazione francese all’iscrizione nei registri dello Stato civile di bambini nati all’estero da madre surrogata, il cosiddetto “utero in affitto”. “Gli atti di nascita di cui si richiede la
trascrizione devono menzionare come padre colui che ha effettuato il riconoscimento di paternità e come madre la donna che ha partorito”, ha scritto la Corte di cassazione, normando la pratica ed aggiungendo che “le regole di trascrizione sugli atti civili francesi vanno applicate” anche in questa fattispecie.

Dopo la condanna della Francia da parte della Corte europea dei diritti umani (Cedh), la più alta giurisdizione francese era chiamata ad esprimersi sul caso di due bambini di una coppia gay francese, Dominique Boren e Jérome Gourod, nati all’estero da una madre surrogata. In particolare, l’alta corte non doveva esprimersi sulla legittimità del cosiddetto “utero in affitto”, che in Francia è vietato, ma stabilire se l’iscrizione nei registri dello stato civile dei due bambini nati all’estero fosse legittima o meno ed eventualmente in quali condizioni. Una decisione molto attesa dai due uomini ma anche dagli oppositori dell’utero in affitto. Intervistata al riguardo, il Ministro della Salute Marisol Touraine aveva dichiarato che “nella nostra République non possiamo trasformare in fantasmi coloro che nascono da una madre surrogata”.

La maternità surrogata sfortunatamente può alimentare una sorta di mercato del bimbo, specie da quei Paesi del Terzo Mondo ove le leggfi sono a bell'apposta più flessibili. In India il processo di gestazione surrogata è legale, e ha un costo che oscilla tra i 20.000 e i 40.000 dollari. La legislazione di questo paese è molto elastica dal 2002, e nel 2008 la Corte Suprema indiana ha ufficializzato la legalità della maternità commerciale. Tuttavia, dal luglio 2013 è proibito nel paese ricorrere alla maternità surrogata per coppie omosessuali, single stranieri e coppie provenienti da paesi in cui questa pratica non è permessa.

In Italia la pratica è vietata e, in assenza di una disciplina che permetta l'instaurarsi del legame parentale tra il neonato e il genitore sociale, alcune famiglie si sono rivolte alla magistratura evidenziando come il quadro normativo precluda il diritto del minore a vedere riconosciuto il suo rapporto con il genitore sociale. E intanto la Cassazione ha assolto una coppia di napoletani cinquantenni che erano volati sino a Kiev per avere un figlio con la maternità surrogata (costo, 30mila euro), con la motivazione che tale pratica è reato in Italia ma non in Ucraina.

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