Immigrazione, l'Ungheria fa muro

I tre muri di Viktor Orban

Serbia, Croazia e Romania sono i tre varchi d'ingresso per l'Ungheria di Viktor Orban. Che non ci sta e promette muri e controlli, giurando di voler rendere dura la vita ai clandestini

Redazione
I tre muri di Viktor Orban

Foto ANSA

Niente sussidi agli immigrati, ma anzi un giro di vite che faccia capire loro che sono ospiti indesiderati. Accade nell'Ungheria guidata dal premier Orban

Prima aveva annunciato la costruzione di un muro anti-migranti al confine serbo; poi, infischiandosene delle proteste dell'Unione Europea, aveva annunziato la realizzazione di un secondo muro di filo spinato, questa volta al confine della Croazia (più facile da controllare, per la presenza di un fiume), se il flusso di migranti si fosse spostato in quella direzione. Adesso, dopo aver stanziato altri 1.500 soldati al confine, ha proclamato lo stato di crisi in tutto il Paese, in seguito alla chiusura della rotta balcanica, dando ordine di erigere un muro con la Romania. Lui è Viktor Orban, premier ungherese; ha le idee molto chiare in tema di immigrazione e a più riprese ha sfidato la Merkel e l’Unione Europea sulla questione dei profughi. “Con la nostra barriera non difendiamo solo l’Ungheria, ma anche l’Europa”, ha dichiarato; “e rispondiamo alla paura della gente. C’è paura in Europa e la gente non è contenta della risposta che l’Europa sta offrendo”. Con quelle parole aveva salutato il via libera del Parlamento di Budapest alla costruzione di un primo muro di filo spinato alto quattro metri al confine con la Serbia. Per il presidente ungherese la decisione parlamentare era stata “un messaggio chiaro ai migranti: tu non devi venire, questa non è la tua patria e sarai espulso velocemente”. La norma era stata approvata con i voti della maggioranza governativa e dei nazionalisti di Jobbick. Le spese previste per la costruzione del muro erano state di circa 22 milioni di euro e la spianata di filo d’acciaio che lo costituiscono, duecento chilometri costruiti dall’esercito e dai disoccupati, era stata realizzata a tempo di record. Immediatamente dopo il Parlamento di Budapest aveva approvato anche una procedura accelerata di espulsione.


Di Orban è passata alla storia una dichiarazione shock: “Non voglio un ampio numero di musulmani nel mio Paese”. Uomo di carattere, Orban ha sbattuto in faccia alla Merkel le proprie responsabilità. La crisi dei profughi, ha affermato, “non è un problema europeo ma tedesco, perché è lì che tutti i migranti vogliono andare”. Il premier ritiene scontato che una nazione abbia il diritto di decidere chi fare entrare in casa propria. Adesso ha dato un nuovo giro di vite: i migranti potranno sostare nei centri di accoglienza un solo mese e non più due, in una stanza il cui spazio minimo - dicono i suoi critici - è analogo a quello delle celle carcerarie. Accusato di considerare i clandestini "ospiti indesiderati e temporanei", Orban ha deciso di ridurre loro tutti i benefit, come il sussidio per la scuola, che sarà abolito, mentre l'assistenza sanitaria sarà ridotta da dodici a sei mesi. 

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