Singolare dichiarazione degli islamici all'ONU

Egitto: stuprare la moglie non è reato

Per il diritto egiziano possedere con forza una moglie non consenziente non è un crimine punibile dalla legge. E se nella collutazione si resta feriti, metà delle volte a pagare è lei

Redazione
Egitto: stuprare la moglie non è reato

E se picchi la moglie, il 40% della colpa è sua. Parola di esperto di diritto egiziano

Stuprare la moglie non è reato; se ne sono detti convinti i membri della delegazione egiziana all’ONU. Sarà che sono stati tutti scelti (o imposti) tra i Fratelli Musulmani, il gruppo integralista che predica la jihad e che è stato ripetutamente accusato di foraggiare il terrorismo, sarà che non brillino per considerazione nei confronti delle donne; fatto sta che, ironia della sorte, hanno espresso la loro singolare visione dell’altra metà del cielo all’ONU durante i lavori per l’approvazione di una dichiarazione contro le violenze sulle donne.

Non sappiamo che faccia abbiano fatto i delegati delle altre nazioni, ascoltandoli. Fatto sta che i rappresentanti egiziani hanno elencato in un documento ufficiale le proprie opinioni. Circa la violenza sessuale tra le mura domestiche (secondo l’ONU ogni donna dovrebbe poter denunciare il coniuge), i Fratelli Musulmani ritengono la proposta insensata e liberticida. In buona sostanza, un marito che prenda la moglie con la forza non deve venire giudicato alla stregua di chi stupra un’estranea. Paradossalmente la tesi è stata sostenuta proprio da una donna, Pakinam el Sharkawi, delegato egiziano all’ONU e consigliere del presidente Morsi: “La questione nel mio Paese semplicemente non esiste”. “Stupro maritale, sarà mica un problema reale?”, ha risposto stupefatta ad un giornalista del New York Times che le chiedeva delucidazioni.

Ma anche il rapporto paritario tra marito e moglie non ha, per la Fratellanza, alcun senso, in quanto il maschio è considerato tutore della propria donna (che per inciso è svantaggiata, rispetto ai maschi, anche in caso di eredità). Le aperture volute a suo tempo dalla riforma del codice familiare del presidente Hosni Mubarak – su ispirazione della moglie Suzanne – rischiano ora la cancellazione. “La legge non può impedire la necessità di un consenso del marito su questioni come i viaggi, il lavoro e l’uso di prodotti contraccettivi”, dicono i Fratelli Musulmani. “Una donna può soltanto vivere all’interno di un perimetro controllato e deciso dall’uomo di casa”, racconta il professor Osama Yehia Abu Salam, esperto di diritto familiare. Che spiega anche “se una moglie si lamenta d’esser stata picchiata dal marito non ci si può limitare ad ascoltarla. Bisogna, invece, aiutarla a comprendere le proprie colpe in quel che le è successo; perché lui sarà anche da biasimare, ma lei ha quasi sempre il trenta o il quaranta per cento delle colpe”.

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