Il presidente dell’ISTAT Blangiardo: “dopo il Covid temo la denatalità”

L’aborto, nonostante il coronavirus…

La pandemia in alcune zone d’Italia sta falcidiando la popolazione e sta sovraccaricando di lavoro il personale sanitario negli ospedali. Eppure, nonostante questa situazione, gli aborti continuano ad essere praticati e considerati un “servizio essenziale”

Giuseppe Brienza
L’aborto, nonostante il coronavirus…

COVID-19: Sos ospedali in Italia

Il presidente dell’Istituto Nazionale di statistica (ISTAT), prof. Gian Carlo Blangiardo, intervistato giovedì da Avvenire sullo scenario post-COVID19 ha dichiarato: “Temo un effetto Chernobyl, una preoccupazione che disincentiva la natalità” (intervista a cura di Paolo Viana, 2 aprile 2020). Pochi giorni prima, sulla testata on line Quotidiano Sanità è stata pubblicata una lettera aperta da parte di due ginecologhe associate ad AMICA, l’Associazione Medici Italiani per la Contraccezione e l’Aborto promossa dai radicali italiani (vi aderiscono l'associazione pro-eutanasia Luca Coscioni e l'UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), con la quale si chiede “che il Ministro della Salute elimini, finalmente, la raccomandazione del ricovero ordinario per la IVG farmacologica (aborto tramite pillola, ndr), ammettendo per questa procedura il regime in DH (Day hospital, n.d.r.) e il regime ambulatoriale” (L’aborto ai tempi del coronavirus, in QS, 14/03/2020). Una parte degli abortisti “senza se e senza ma”, quindi, nell’attuale situazione d’emergenza che vede ospedali e strutture sanitarie in drammatica difficoltà ed a corto di fondi per la cura del virus, rilanciano l’IVG che, ricordiamolo, costa al SSN circa 1000 euro per ogni singolo intervento (mi riferisco al rimborso delle prestazioni sanitarie, il cosiddetto DRG, che è di circa 1000 euro per ciascun aborto, senza considerare i “costi indiretti secondari”, dovuti alle complicazioni fisiche e psichiche a breve, medio e lungo termine che l’aborto procurato può determinare, di cui nessuno tiene traccia).

Ricordiamo che AMICA è l’associazione recentemente assurta all’onore delle cronache per il suo appello contro l’obiezione di coscienza praticata da specializzandi e medici in Ginecologia e Ostetricia del Campus Biomedico di Roma, uno degli ospedali rappresentano l’eccellenza italiana nel mondo. Dal 2 aprile, oltretutto, il Campus Biomedico ha inaugurato in quattro e quattr’otto il nuovo reparto per la cura dal virus, vale a dire il Covid Center di Trigoria (Roma) con 40 posti letto di cui 9 per la terapia intensiva. Prima la vita quindi!

Consideriamo che dal 1978 ad oggi sono stati più di 6.000.000 i bambini che sono stati eliminati con l’aborto in Italia e, nonostante la penuria di medici ed infermieri nei Reparti COVID, i “Centri IVG” (quelli che praticano gli aborti) stanno continuando a lavorare anche in questa situazione difficile e complessa. Un esempio? A Lodi, città fra le più colpite dalla crisi sanitaria, essendo state temporaneamente bloccate le c.d. IVG farmacologiche, medici, anestesisti e operatori sono distolti dai Reparti COVID o da quelli in cui si lotta per la vita e la morte per eseguire aborti chirurgici. E, tanto per farsi un’idea, secondo gli ultimi dati ISTAT, dal 2010 al 2016 sono stati effettuati nella città lombarda ben 2.632 IVG (il numero si riferisce evidentemente solo agli aborti "legali", praticati da gestanti residenti in provincia di Lodi nel periodo indicato). C'era proprio bisogno di continuare a questo ritmo anche durante quest'ecatombe COVID?

Ad esempio, in alcuni degli ospedali che sono al centro della guerra contro la pandemia, fra gli altri quelli di Sant’Angelo Lodigiano, Codogno e Casalpusterlengo e, da ultimo, in pratica anche quelli di Bergamo, ci si è messi una mano sulla coscienza ed il "servizio essenziale" dell'IVG è stato sospeso per concentrare tutte le forze nei reparti COVID e affini. Giusto! Non facciamo anche in questo caso come "ci dice l'Europa" e, per esempio, sta facendo la Francia di Macron. Qui, nel bel mezzo dell’epidemia più grave mai vista nel Paese nell’ultimo secolo, il ministro della Salute Olivier Véran pensa a come facilitare l’aborto, dopo aver definito l'attuale calo francese delle IVG "inquietante". Lo pseudo-ministro, che appartiene naturalmente al partito del presidente-banchiere La République En Marche, ha quindi promosso il prolungamento da nove a dieci settimane il periodo in cui si può ricorrere a un aborto farmacologico. Una media di 220 mila IVG all’anno, evidentemente, non bastava... Avorteurs, En Marche!

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