Buonsenso scambiato per razzismo

Parroco sardo denuncia il caos immigrazione. Per la sinistra fa "propaganda xenofoba"

Bufera su Don Mariani: "Lo Stato spende 35 euro per vitto, alloggio, vestiario, ricariche telefoniche e sigarette: provo rabbia per l’anziana che va in banca e alle poste e si trova davanti il giovanottone che chiede soldi, pretende, insiste". Il sociologo Ricolfi lo difende

Redazione
Parroco sardo denuncia il caos immigrazione. Per la sinistra fa "propaganda xenofoba"

Foto ANSA d'archivio

“Ormai chiedere il ripristino della legalità significa razzismo”, un commento tra le migliaia comparsi su Facebook inquadra perfettamente la polemica buonista (e pretestuosa) che ha investito Don Francesco Mariani, parroco di Nuoro accusato da più parti, per esempio dalla sinistra e dal parlamentare bersaniano Michele Piras, di “propaganda xenofoba” per aver denunciato il caos immigrazione, le malefatte dei rom e gli accattoni molesti.

Direttore Caritas, giornalista, sociologo, Don Mariani è finito nel tritacarne mediatico, additato dai benpensanti, per aver scritto sul periodico diocesano che ha provato “grande disagio in questi giorni a entrare in chiesa, dovendo passare attraverso un cordone di questuanti, dislocati sul sagrato, sul portone, dentro la bussola e anche nella chiesa stessa. Strattonavano, malati e anziani”.

Il prete si è attirato altri strali per aver utilizzato la parola “zingari”, unico termine (insieme al musical-romantico gitani) che identifica il popolo in questione, dato che “rom” indica una singola etnia (al pari di sinti o caminanti) mentre “nomadi” appare quantomeno impreciso dato che molti di loro risultano stanziali nei campi. Eppure il politicamente corretto ha messo al bando l’unica definizione omnicomprensiva: “Come li dovrei chiamare? Dire zingari non è mica offensivo”, ha affermato precisando che costoro “hanno devastato il campo di accoglienza realizzato dal Comune con i nostri soldi trasformandolo in discarica”.

Ecco il passaggio sulla scandalosa gestione dell’accoglienza: “Fuori dal supermercato un extracomunitario mi chiede il carrello per parcheggiarlo, ero il numero 403, un euro per ogni carrello fa una bella cifra. Lo Stato, cioè Pantalone, spende 35 euro per vitto, alloggio, vestiario, ricariche telefoniche e sigarette, poi li incontriamo a fare gli accattoni e a chiedere da mangiare alle mense della Caritas. Non sono razzista, ma provo rabbia per l’anziana che va in banca e alle poste e si trova davanti un giovanottone che chiede soldi, pretende, insiste”.

Per Luca Ricolfi, sociologo di sinistra, le rimostranze di Don Mariani sono frutto del “buonsenso, niente di più niente di meno – spiega al Qn -. Molti sedicenti progressisti usano l’espressione xenofobia (che viene dal greco e significa solo paura dello straniero) come sinonimo di razzismo, da qui il sillogismo: hai paura dello straniero quindi sei razzista. Ma se il razzismo è una colpa, qui devi vergognarti dei tuoi sentimenti. È triste, perché significa che non siamo in tempi di libertà. In una società libera si possono stigmatizzare o discutere i comportamenti, non i sentimenti”. E ancora, Ricolfi aggiunge che “per ridurre le aggressioni sarebbe indispensabile cambiare le norme che consentono ai giudici di rimettere rapidamente in libertà chi commette reati predatori”. Buonsenso, nient’altro che buonsenso. In Italia lo scambiano per razzismo e xenofobia.

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