La Chiesa che non si arrende

Bergoglio vuole lo Ius soli (per l'Italia). Ma tra i Cardinali c'è chi dice No

Antonio Socci su Libero racconta la spaccatura interna al cattolicesimo determinata dalle posizioni divisive del Pontefice sudamericano

Redazione
Bergoglio vuole lo Ius soli (per l'Italia). Ma tra i Cardinali c'è chi dice No

Il cardinale Robert Sarah

C’è una Chiesa che si oppone allo Ius soli, riconoscendo i pericoli insiti nella legge che il PD vuole approvare per regalare la cittadinanza agli immigrati. Una Chiesa che s’interroga sulle mosse di Bergoglio, particolarmente attivo nello sponsorizzare il provvedimento. Senza che nessuno gridi all’ingerenza vaticana nella vita politica di questo Paese. Antonio Socci su Libero descrive lo scenario con accuratezza. Partendo dal febbraio 2016, quando il Pontefice in un conferenza stampa “aerea”, interrogato sulle unioni omosessuali, disse che “un Papa non si immischia nella politica italiana”.

Nella medesima circostanza però non ebbe remore a immischiarsi nella politica statunitense condannando Trump per il progetto di potenziare il muro lungo il confine col Messico. Il giornalista poi sciorina le volte in cui il Pontefice sudamericano è intervenuto per perorare la causa della cittadinanza facile: “Messaggio di papa Francesco: sì allo ius soli e allo ius culturae» (Repubblica, 21 agosto); «Migranti, Papa Francesco: “la nazionalità va riconosciuta alla nascita”» (Rai news 21 agosto); «Papa Francesco: “Immigrati, i politici che fomentano la paura seminano violenza razzista”» (Libero, 24 novembre). «Papa Francesco torna a chiedere lo ius soli» (Il Messaggero, 27 settembre).

Per non parlare della posizione oltranzista di Nunzio Galantino, capo della Cei, la conferenza episcopale italiana. Bergoglio nel febbraio scorso firma addirittura una petizione pro Ius soli, fattispecie più unica che rara. Ignorando o fingendo di ignorare che l’Italia attualmente è il paese europeo, a legge vigente, che concede il maggior numero di cittadinanze, oltre 202.000 solo nel 2016.

Un comportamento che rischia di innescare profonde spaccature all’interno del cattolicesimo. Importanti esponenti del clero come il cardinale statunitense Raymond Leo Burke ha recentemente ricordato che “Per me è sbagliato che la Chiesa eserciti il ruolo di un partito in appoggio a una legge specifica in una questione che deve essere tenuta dentro il confine di un giudizio prudenziale (…) sullo Ius soli credo si debba essere prudenti a causa delle ripercussioni del provvedimento sull’identità di questo Paese”.

Del resto il Pew Research Center di Washington, istituto di ricerca fra i più autorevoli a livello internazionale, ha spiegato che nel giro di una trentina d’anni gli islamici in Italia passeranno dal 4,8% della popolazione a un enorme 14%, in caso di immigrazione consistente, ovvero quella che si è verificata durante questi anni di (mal)governo del PD.

Precedentemente un altro illustre uomo di Chiesa, l’arcivescovo emerito di Ferrara, monsignor Luigi Negri spiegava che la cittadinanza “non può diventare oggetto di una concessione automatica o meccanica che non implichi la valutazione dei fattori che sono in gioco, di tutti i fattori e a tutti i livelli”.

Sulla tematica dell’immigrazione anche il cardinale Robert Sarah, proveniente da un paese africano, si è espresso in dissenso rispetto alla linea bergogliana ricordando, come fecero a suo tempo Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che il primo diritto è quello di “non emigrare”, ovvero “di rimanere nella propria patria”. Esiste “il diritto che ogni nazione ha di fare una distinzione fra un rifugiato politico e religioso e i migranti economici che vogliono cambiare il loro luogo di residenza”, non solo: il cardinale ha precisato che l’ideologia dominante tende “a erodere i confini naturali delle patrie e le culture, e conduce a un mondo post-nazionale e unidimensionale dove l’unica cosa che conta sono il consumo e la produzione. Questa direzione di sviluppo è inaccettabile”.

Sarah ha elogiato la Polonia che difende i suoi confini e la sua identità, atteggiamenti visti come fumo negli occhi dalla sinistra immigrazionista e dall’ala bergogliana del cattolicesimo: “La Polonia mostra la strada, quando nega un'obbedienza automatica alle richieste che scaturiscono dall'esterno, dalla globalizzazione liberale… La Polonia deve essere la sentinella dell’Europa”.

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