Savona: soluzione alla crisi UE solo da revisione della politica monetaria e fiscale

Caro Juncker ti scrivo… (ma tu non mi rispondi)

Oltre alla lunga lettera scritta al quotidiano Il Messaggero per proporre una revisione della manovra economica del governo, l’economista che Matteo Salvini avrebbe voluto sei mesi fa al dicastero dell’Economia, a settembre aveva inviato ai suoi omologhi europei e al Presidente della Commissione Juncker un importante documento di analisi dell’attuale situazione della UE. Da Bruxelles, però, “si sono trincerati nel silenzio”

Mauro Rotellini
Caro Juncker ti scrivo…

L'economista e Ministro per gli affari eruropei Paolo Savona

Lo scorso 7 settembre il Ministro per gli Affari Europei Paolo Savona firmava ed inviava alla attenzione degli altri paesi della UE un importante documento di 17 pagine in cui esaminava l’attuale situazione della UE e concludeva comunicando che il Governo italiano avrebbe assunto “tutte le iniziative utili per dare vita a un Gruppo di lavoro ad alto livello, composto dai rappresentanti degli Stati membri, del Parlamento e della Commissione, che esamini la rispondenza dell’architettura istituzionale europea vigente e della politica economica con gli obiettivi di crescita nella stabilità e di piena occupazione esplicitamente previsti nei Trattati”.

Il documento parte dalla constatazione che l’introduzione di rigidi criteri di natura finanziaria ed economica avrebbe “costretto le economie dei Paesi membri a convergere. Queste aspettative non si sono realizzate per alcuni Paesi membri, nonostante la flessibilità nell’applicazione; la qualità e rigidità delle regole ha finito per minare gli obiettivi finali della convergenza economica complessiva, ostacolando l’unificazione politica”.

Preso atto di questa situazione e posta la necessità di utilizzare la scuola – e lo strumento principale che al mondo della formazione si collega, l'Erasmus – quale metodo per l’educazione e la crescita delle future generazioni europee, il ministro Savona evidenzia la necessità di un ulteriore strumento che consenta la crescita del sentimento di una “patria comune europea”. Occorrerebbe quindi che la UE si concentri “nell’interpretazione degli accordi per attuare una politica monetaria e fiscale che consenta la convergenza delle condizioni di vita dei cittadini europei per rivitalizzare il consenso necessario per l’Unione Europea e l’euro”.

Alle origini del processo di integrazione monetaria s’intese che la relativa politica avrebbe dovuto essere “orientata al governo dell’offerta” mentre quella fiscale “subordinata all’istanza della stabilità monetaria”. E così è stato. Il risultato lo vediamo oggi, con ampi settori dell’opinione pubblica europea che discutono a gran voce sul futuro della UE dibattendo l'opportunità di scioglierla. Si capisce, quindi, che le soluzioni alla crisi non possono che passare da una revisione della politica monetaria e da una migliore politica fiscale.

Sul lato monetario è indispensabile trasformare la BCE in una vera e propria banca centrale capace di rapportarsi con organi istituzionali realmente politici con poteri specifici, determinati e integrata con la UE. A questo obiettivo osta una carenza della UE nel suo insieme, i cui organi non elettivi faticano a produrre e a proporre una politica realmente europea. In particolare il prof. Savona  sottolinea la necessità di liberare e rendere autonoma la BCE da tutti quei vincoli attualmente esistenti nel settore del cambio estero dell'euro, dove patisce le “restrizioni poste all’esercizio della sovranità fiscale nazionale a causa dell’approccio in materia seguito dalla politica economica dell’Unione Europea” e in quello del ruolo di “prestatore di ultima istanza”, laddove da un lato “è vincolata dalla proibizione di creare base monetaria attraverso il canale Tesoro” e, dall'altro, “i vincoli di quantità, di proporzionalità tra paesi membri (la Capital key che immette base monetaria anche dove non è necessario, come acquistando titoli di Stato olandesi e tedeschi) e di qualità delle attività finanziarie oggetto di intervento sono il risultato dello Statuto posto a base della sua azione”.

Basti notare che se la BCE fosse libera da questi condizionamenti, introdotti per evitare parzialità ma che si risolvono in favoritismi, gli spread dovrebbero azzerarsi. Sul lato fiscale, poi, è necessario aumentare gli investimenti di provenienza europea e nazionale, in quanto “solo una quota parte di questa spesa, pari all’ammortamento del bene investito, dovrebbe confluire nel conto entrate e spese dello Stato, come parte rilevante del disavanzo corrente di bilancio”.

Ci siamo soffermati su questo documento, sensato, moderato che avrebbe come esito finale la formazione degli “Stati Uniti d'Europa” per sottolineare – alla fine – quale è stata la risposta della UE. Lo facciamo con le parole dello stesso ministro Savona: “Il dialogo può essere avviato in forme diverse, utili e razionali, come quello avviato dall’ottima e paziente (nei miei confronti) collega francese Loiseau, che nella sua risposta al documento del Governo mi ha indicato i punti sui quali si poteva discutere. Una pari cortesia, non meno apprezzata, mi è stata usata da altri colleghi europei. Altri, compreso il Presidente Juncker, si sono trincerati in un silenzio che voglio rifiutarmi di considerare mancanza di volontà di dialogo sui veri problemi dell’Unione”.

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