schegge duracruxiane

Le aggressioni a chi indossa un'uniforme sono tipiche degli invasori, non di semplici criminali

Ormai è un quotidiano susseguirsi di aggressioni a vigili, poliziotti, militari, capitreno e persino medici e infermieri caratterizzate da una violenza gratuita non necessariamente abbinata ad un intento predatorio specifico

Helmut Leftbuster
Le aggressioni a chi indossa un'uniforme sono tipiche degli invasori, non di semplici criminali

Ormai è un quotidiano susseguirsi di aggressioni a vigili, poliziotti, militari, capitreno e persino medici e infermieri caratterizzate da una violenza gratuita non necessariamente abbinata ad un intento predatorio specifico. E i protagonisti di tale fattispecie criminali sono puntualmente stranieri. Appare del resto credibile, dato l'invecchiamento demografico del paese, che l’Italia si sia trasformata in un Bronx generalizzato ad opera di nonnetti improvvisamente usciti di testa? O piuttosto, allora, si tratta di un fenomeno allogeno e di carattere ben distante dalla delinquenza comune?!


Ciò che differenzia profondamente il “criminale” dall’ “invasore” è che il primo aggredisce miratamente la sua vittima per trarne un vantaggio specifico e calcolato, ma poi, una volta vistosi contrastare, si limita a fuggire o tutt'al più a difendersi dalle Forze dell'Ordine sopraggiunte. Al contrario, l’invasore attacca per primo l’elemento in uniforme deputato a controllarne la condotta o a respingerlo, proprio per soverchiarne la forza “militare” e poter successivamente fare man bassa dei civili rimasti indifesi. Digitate parole chiave quali “poliziotti o carabinieri aggrediti” oppure “infermieri o controllori pestati”, e verificate la numerosità statistica del susseguirsi di casi, nonché la puntuale identità dei loro responsabili.


Certo, anche gli italianissimi brigatisti sparavano contro la polizia e contro i magistrati: non a caso volevano rovesciare la democrazia e imporre la dittatura del proletariato (progetto eversivo oggi rivisitato in chiave “etnicista” dai veterani di quel fronte politico). Ma poi, dopo aver sparato, anche i brigatisti sgommavano e scappavano. Invece, con la globalizzazione del crimine, il delinquente d’importazione non riconoscerà mai il gendarme di Stato come titolare della sicurezza di una comunità a cui il delinquente  stesso appartiene; al contrario, costui vedrà in quell'uniforme la difesa armata della sovranità dello Stato straniero che egli intende violare. E quindi ci si scaglierà contro giocandosi il tutto per tutto, esattamente come si fa in guerra.


Se già alle sinistre, negli anni '70, garbava l'idea di difendere gli indifendibili, tanto più oggi garba quella di santificare i beneficiari di una sostituzione etnica oramai indispensabile a garantirsi quei voti che certo non arriveranno mai più dai vituperati proletari italiani.

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