SVILUPPARE IL MEZZOGIORNO D'ITALIA

Le nuove sfide commerciali richiedono investimenti nella portualità e nelle infrastrutture

Nel 2100 la popolazione africana supererà i 4,1 miliardi con un interscambio con l’Europa che rivaleggerà con quello del continente asiatico ...

Redazione
Le nuove sfide commerciali richiedono investimenti nella portualità e nelle infrastrutture

Foto ANSA

A cura di Michele Limosani (Ordinario di Economia politica e direttore del Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Messina)

La geografia delle relazioni commerciali internazionali ha subito un brusco cambiamento alle soglie del XXI secolo. Il 50 per cento circa della produzione mondiale, oggi, proviene dai paesi del sud est asiatico e i nuovi protagonisti della scena mondiale (Cina, India, Korea, Giappone) promuovono investimenti nelle infrastrutture di trasporto e nella logistica in Africa e in Europa per favorire sbocchi commerciali ai loro prodotti, la nuova via della seta. I flussi mercantili provenienti dal Far East e diretti in Europa passano per il Canale di Suez – la cui capacità è stata recentemente raddoppiata - e, invece di “toccare” i porti dell’Europa mediterranea, doppiano lo Stretto di Gibilterra, superano la Manica e raggiungono i grandi scali del Northern Range.

Il Mediterraneo, dunque, a distanza di cinque secoli dalla scoperta dell’America, ritorna a ricoprire un ruolo fondamentale nei flussi del commercio mondiale. Il bacino del Mediterraneo registra il transito del 19% dell’intero traffico mondiale, abbraccia 25 Stati di tre continenti diversi e nel 2030 rappresenterà un mercato potenziale di oltre 500 milioni di persone. Con una rinnovata politica dell’Unione Monetaria Europea, infatti, si potrà determinare una zona di libero scambio costituita dagli stati membri dell’Unione Europea e i paesi del Mediterraneo del sud (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Autorità Palestinese, Siria, Tunisia, Turchia, Cipro e Malta). L’Africa, ancora, registra un ritmo di crescita, sia dal punto di vista economico che demografico, enormemente superiore a quello di qualsiasi altro continente del mondo e, tra poche decine d’anni, rappresenterà un mercato di valore straordinario. Si prevede che, nel 2100, la popolazione africana supererà i 4,1 miliardi - più della somma di cinesi e indiani - con un interscambio con l’Europa che rivaleggerà con quello del continente asiatico.

L’Italia per la posizione strategica che occupa può essere cerniera tra i tre blocchi geografici costituiti da Medio Oriente, Nord Africa ed Europa. Le prime due in forte espansione, la terza in declino. E’ interesse del nostro Paese prepararsi per tempo a cogliere l’epocale sfida che si profila all’orizzonte. Qualsiasi visione strategica del ruolo dell’Italia nel panorama euro-mediterraneo, quindi, non può prescindere da queste valutazioni e sarebbe veramente miope e di corto respiro insistere in una logistica a trazione settentrionale – è paradossale che siano ritenute solo le città di Genova e Trieste il “centro del Mediterraneo”.

Per intercettare i flussi di traffico crescenti è necessario sostenere significativi investimenti nel campo della portualità, dell’alta velocità e capacità, della inter-modalità, completare la realizzazione dei corridoi europei TEN-T e, soprattutto, la connessione delle aree portuali e retro-portuali ai corridoi che renderebbero intere aree del paese, e del sud in particolare, in grado di competere con quelle del nord d’Europa. Il sistema meridionale, poi, conta circa 17 milioni di abitanti di cui quasi 6 milioni in Sicilia e il trasporto ferroviario rappresenta il principale asset della connettività. Dobbiamo quindi realizzare infrastrutture adeguate che consentono agli hub di integrarsi nella filiera logistica del trasporto door to doore, potenziare la rete ferroviaria portando AV/AC anche in Sicilia. Il divario di infrastrutture tra il Sud e il Nord, anche in ambito portuale, è inaccettabile. Senza gli adeguati investimenti infrastrutturali non arriveranno capitali per investimenti privati e quindi non si fermerà il fenomeno del progressivo impoverimento. Il completamento dell’ex Corridoio Berlino-Palermo – oggi Helsinki-La Valletta – e la realizzazione all’interno del corridoio del Ponte sullo Stretto è essenziale per il paese e per l’intero mezzogiorno per diventare cerniera e piattaforma logistica del mediterraneo.

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