le denunce sulla stampa internazionale

Strage di Istanbul, la Turchia si scopre indifesa

L'esperto a Bruxelles: "I gruppi islamici radicali non violenti, che fanno campagna contro le celebrazioni per l'anno nuovo, sono ugualmente pericolosi" per Ankara, come l'Isis

Redazione
Strage di Istanbul, la Turchia si scopre indifesa

Buchi nell'intelligence e nella sicurezza, ma anche una strategia politica che ha creato profonde spaccature nella società turca, favorendo l'infiltrazione dell'estremismo. Questo sarebbe, secondo gli analisti, il mix esplosivo che ha dato origine alla lunga serie di attentati che ha colpito la Turchia nel 2016, tra i quali quello che la notte di Capodanno ha fatto 39 vittime in un night club di Istanbul.

Il ministro turco degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha annunciato mercoledì mattina che gli inquirenti sono riusciti a risalire al nome dell'attentatore di Istanbul. Ma l'uomo è ancora ricercato e le precedenti notizie sulla sua identità (arabo, cinese, kirghiso) sono state oggetto di imbarazzate smentite, come già anticpato da Il Populista. Così come produce imbarazzo tra le istituzioni turche il fatto che il club Reina, teatro dell'attentato, fosse considerato un luogo 'a rischio', senza che per questo si sia riusciti a evitare l'attacco.

L'assassinio, poco prima di Natale, dell'ambasciatore turco ad Ankara e l'attentato di Capodanno "sollevano interrogativi su quanto le forze turche di intelligence siano in grado di tenere il paese al sicuro", scriveva nei giorni scorsi il New York Times, ricordando come, dopo il tentato golpe del 15 luglio, l'operatività dei servizi e delle forze di sicurezza turche sia stata messa duramente alla prova da una massiccia campagna di epurazioni e arresti. L'attacco di Istanbul, rivendicato dall'Isis, secondo la stampa, dimostra che l'organizzazione jihadista è stata sottovalutata ed è una minaccia esistenziale per il paese e per la sua società. Colpendo un luogo simbolo della Turchia 'laica', l'Isis ha "puntato a dividere la società, cercando di mettere i cittadini gli uni contro gli altri in base al loro stile di vita".

Proprio le spaccature nella società turca, favorite o almeno non ostacolate dal governo dell'islamico Akp, hanno contribuito al proliferare dei jihadisti nel paese. Molti analisti hanno sottolineato come gruppi conservatori turchi abbiano liberamente  condotto intense campagne nei giorni scorsi contro i festeggiamenti del Natale e del Capodanno, giudicate feste da 'infedeli'. In un recente sermone del venerdì scritto dalla Direzione Affari religiosi (autorità religiosa che fa capo al governo) si sottolineava come le feste per il primo dell'anno "appartengano ad altre culture e altri mondi" e quindi non siano adatte a un "credente".


Murat Seyrek, senior policy advisor presso la European Foundation for Democracy di Bruxelles, ha sottolineato che senza  dubbio "l'Isis è una grave minaccia, ma i gruppi islamici radicali non violenti, che fanno campagna contro le celebrazioni per l'anno nuovo, sono ugualmente pericolosi". "I gruppi radicali violenti e non violenti", ha scritto Seyrek in un tweet, "condividono la stessa ideologia e prendono di mira i nostri valori e il nostro stile di vita".

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