STRATEGIE DI MERCATO

L'e-commerce ha il vento in poppa

2017 positivo per gli acquisti online con un incremento delle vendite del 17% rispetto al 2016. E da domani al via i saldi invernali. Anche il digitale farà la sua parte

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Elena Salvarezza

Elena Salvarezza

Chi è Elena Salvarezza?
Giornalista pubblicista, con una laurea in Design della Moda incorniciata, porta avanti collaborazioni con testate on-line. Orgogliosamente comasca, è cresciuta a pane, cross della Juve e libri della Fallaci.
Anima complicata, adatta per pochi e non per tutti, in ricerca costante di tutto ciò che eleva l'ordinario allo straordinario.
Vive x scrivere perché le notizie preferisce darle che riceverle e perché il linguaggio scritto le da il tempo di ponderare le parole e girare bene la penna nella piaga. Il motto che ha abbracciato: "Quando arrivi a farti odiare, sai che stai facendo bene il tuo lavoro e lascerai il segno".

L'e-commerce ha il vento in poppa

Il fascino che esercita l'e-commerce è rimasto del tutto inalterato, anzi è aumentato col tempo. Nel 2017 in Italia ha fruttato 23,6 miliardi di euro. Una cifra ragguardevole considerati i processi di trasformazione della società. Eppure l'espansione nel mercato online rappresenta una fase fondamentale nella strategia digitale, che riverbera le richieste da parte dei clienti, giovani e meno giovani. Ma cosa acquistano gli italiani davanti ad un pc o direttamente dal proprio smartphone?
Pur restando i tradizionali negozi una vetrina fondamentale dove poter individuare la taglia giusta o appurare la qualità dei tessuti, gli acquisti online dedicati all'abbigliamento hanno avuto nell'anno 2017 un incremento del 28% rispetto al 2016, pari a 2,5 miliardi in più. Nonostante questa scalata, il settore turistico si conferma decisamente ai vertici della classifica con ben 9,2 miliardi, registrando un +7% rispetto allo scorso anno, seguito subito dopo dall'informatica che, insieme all'elettronica, fa registrare 4 miliardi di acquisti (+28%). Ultimo, ma non per importanza, il settore dell'home design che conquista gli italiani, inducendoli a spendere 1,8 miliardi di euro.



Il dado è tratto. Ora sta alle grandi aziende capire se sfruttare il potenziale economico che è in grado di elargire la piattaforma di e-commerce, allargando di conseguenza la propria offerta dei servizi e ampliando l'approccio ai mercati di riferimento. E c'è chi come Giorgio Armani, in questa direzione, sta investendo tutto il futuro del proprio "Impero di moda". Proprio così. Come lui stesso ha rivelato in una recente intervista al Corriere della Sera, ha deciso di investire “svariati milioni di euro” per installare, nella sua sede milanese, un centro di produzione di contenuti digitali. E non si è certo fermato qui. Ha deciso di assumere all'interno della Maison nuove figure professionali per ideare capsule collection di abbigliamento e di accessori, messe in vendita in maniera unicamente virtuale. Una bella sfida, senza dubbio, che consacra Giorgio Armani tra i principali sostenitori dei nuovi strumenti di mercato, ma soprattutto fiancheggiatore del talento giovanile, sia nella moda che in altri fronti. E non potrebbe essere altrimenti.



Per stimolare nuove vendite e nuove forme di acquisto, necessario è quindi "andare oltre", investendo sui social e sulla comunicazione digitale, senza però cadere nell'errore di tralasciare la qualità dei propri prodotti. Una corsa in parallelo, a tinte nitide. Così come altrettanto chiaro è alle Aziende che gli utili derivanti dall'e-commerce, possano facilmente arrivare a ricoprire quasi la metà del fatturato annuale. Sia in piena stagione, che durante i ribassi stagionali dove, complici le percentuali allettanti e le defilate lunghe file alle casse, gli acquisti on line fanno la loro discreta parte. Oltre ogni aspettativa. Va da sé che nell'attività del commercio elettronico, forse in dose maggiorata rispetto a quello tradizionale, le fregature siano sempre in agguato, ma un futuro miglioramento della logistica potrà avere un significativo impatto positivo a partire dai consumatori fino ad arrivare ai merchant, passando dagli stessi operatori logistici.

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