guerre tribali

Scontri in Algeria, il pretesto della religione

Ferme all'età della pietra, almeno come mentalità, le tribù berbere hanno cercato a lugno di arabizzare il Paese. La fine del colonialismo le ha messe all'angolo, trasformandole in terroriste

Redazione
Scontri in Algeria, il pretesto della religione

Gli scontri che da anni insanguinano l'Algeria non sono solo etnici (tra gli arabi chaambi e la minoranza mozabita) o religiosi (sunniti contro ibaditi). Si parla assai poco del fatto che esista la ribellione di una minoranza che si sente stretta da una tenaglia politica volta ad arabizzare, anche con l'uso della forza, il Paese.


Sono i mozabiti, berberi che prendono il nome dalla valle di M'zab, a 600 km a sud di Algeri che, novelli palestinesi, sino all'indipendenza dell'Algeria rappresentavano la maggioranza sia economica che numerica della provincia di Ghardaia, con diramazioni ad Orano, Algeri e Costantina. Dalla fine dell'occupazione francese sono stati però emarginati, ghettizzati e perseguitati, come pure i non meno fortunati cabili, trasformatisi in terroristi per difendere la propria cultura, assai diversa da quella dominante.


Oggidì sia la turbolenta Kabilia che la Ghardaia sono spesso al centro delle cronache locali per cicliche esplosioni di violenza. A fornire un quadro desolante della situazione della Valle di M'Zab, trasformatasi da luogo di convivenza pacifica in un vero e proprio inferno, negli ultimi due anni, è stato mons. Claude Rault, vescovo della minuscola diocesi cristiana di Laghouat. Che ha stigmatizzato anche il fatto che nel Paese stia proliferando al-Qaeda, che "nel Maghreb islamico ha rivendicato l'attacco contro un convoglio di militari nella località montuosa di Ain Defla a circa 60 chilometri a sud ovest di Algeri, avvenuto durante i festeggiamenti per la fine del Ramadan. 14 i soldati uccisi".

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