incontri alieni

Casalinga calabrese incontra E.T.: "Quel cornuto mi ha avvistato"

Nel lontano 1982, sulla costa calabrese, un’arzilla signora cinquantenne ebbe un traumatico incontro ravvicinato con un umanoide alto un metro e mezzo; lo fissò negli occhi e da allora vive con la paura che gli alieni possano tornare

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

Casalinga calabrese incontra E.T. "Quel cornuto mi ha avvistato"

L’episodio vissuto da Margherita ha tutti i crismi dell’attendibilità. Ci racconta la protagonista: “Era l’estate del 1982; era una splendida nottata, il cielo era sereno e senza nuvole, c’era una quiete totale, e mi trovavo nella mia casa di Reggio Calabria, che guarda al mare, nella zona industriale adiacente l’aeroporto. Ero sola e sono andata a letto tardi, verso le due o le tre e mezzo, appena terminato il film. Mi apprestavo a chiudere porte e finestre, prima di coricarmi. Stavo per calare la tapparella della camera da letto quando, attraverso la finestra, ho visto una luce intensa, violacea, simile a quella di un faro; percorreva dei movimenti a zig zag ed illuminava ripetutamente il mare ed il mio palazzo. Rimasi bloccata a guardare quel fascio di luce che colpiva il mio balcone quando, ad un certo momento, mi accorsi che essa proveniva da un grosso oggetto metallico posato sull’acqua. Sgranai gli occhi e, con mia grande meraviglia vidi un oggetto rotondo, a forma di disco, con una cupola al di sopra, attorniato dalla luce. Non so come facesse, ma sprigionava come un’aureola quella luce violacea che si muoveva a zig zag. Era come se fosse uno schermo che emanava dei raggi; mi ricordava la luce di un saldatore (posso parlare con cognizione di causa perché mio fratello era saldatore). Dava fastidio a guardarla, quella luce. Era la prima volta, in vita mia, che vedevo qualcosa del genere!”.

Quando chiediamo maggiori dettagli, la signora ci risponde: “Del disco vedevo la parte di sopra ed il lato frontale, in virtù del fatto che la mia casa era molto alta: mi trovavo al quinto piano, e da lì potevo vedere l’UFO, che appariva come una tavola, da sopra. Era proprio piatto, con una circonferenza sui tre-quattro metri ma così grande che avrebbe potuto contenere una ventina di uomini. Era davanti al bagnasciuga, appoggiato sull’acqua e non produceva alcun rumore”.
Ma non era finita così. Un attimo dopo la signora si sarebbe trovata coinvolta in un classico incontro ravvicinato del terzo tipo.
“Non mi sono accorta subito della presenza di un omino, perché aveva una luce tutt’intorno che inizialmente ne impediva la visione”, ci racconta. “Quando lo vidi, notai che era in piedi sulla riva, dritto come un soldatino di piombo, basso, con un elmetto piatto e due fessure al posto degli occhi; sarà stato alto un metro e mezzo, o anche meno. L’elmetto non era trasparente (a differenza dei caschi degli astronauti; N.d.A.) e la tuta era attillata, chiusa al collo e metallizzata. Non ho notato le mani e non ho visto cinture o altri orpelli. Quella creatura sembrava perfettamente umana, anche se color dell’alluminio (il fatto che misurasse un metro e mezzo non destò eccessiva meraviglia nella testimone, anch’essa non particolarmente alta); non aveva naso o bocca, ma solo quegli occhi rettangolari ed un elmetto quadrato; ma la cosa più curiosa fu il movimento che (non) fece.


Dapprima era di spalle e poi, di colpo, senza aver fatto segno di voltarsi, lo vidi frontale. Cioè, prima era rivolto verso il mare e poi di scatto, verso la casa. L’unico movimento che notai fu quello della testa, quando la voltò verso di me. Ci fu un attimo di tensione, perché i nostri occhi si incrociarono. Pur se a distanza, sono certa che ci guardammo fissi negli occhi”. “Questo cornuto mi sta guardando”, pensò coloritamente la signora, che aggiunse: “Non vorrei che mi sparassero” (non dimentichiamoci che la signora pensava inizialmente di trovarsi di fronte un soldato). E come se dall’interno dell’UFO le avessero letto nella mente, “in quel momento dal disco partì un altro fascio di luce che mi colpì in piena faccia, abbagliandomi. Non potevo vedere più nulla. Allora, spaventata, tirai giù la tapparella ma, come in una sequenza al rallentatore, nel farlo continuare a guardare la scena attraverso le stanghe di legno; e vedevo che l’essere, che era alla sinistra dell’UFO, continuava a fissarmi e dal disco la luce continuava a puntare contro di me; poi corsi a sbarrare porte e finestre”, conclude la signora.

Prosegue Margherita: “Capii che mi aveva visto non solo perché i nostri occhi si erano incrociati, ma anche perché mi aveva fatto sparato addosso quella luce abbagliante; e più lo guardavo più la luce diventava intensa; mentre l’avvolgibile della tapparella scendeva lentamente, dal disco continuava a persistere quella luce fissa, puntata contro di me, mentre l’alone di luce che circondava il disco continuava a scandagliare il mare a zig zag. Cosa cercasse non lo so, ma sembrava il faro di Capo Colonna...”. Poi la teste si accalora e sbotta: “L’ha fatto apposta, di usare quella luce!”. Furono dieci minuti di paura (tanto durò l’avvistamento) e sebbene oggi Margherita dica di essere forte di carattere, di non avere avuto eccessiva paura, è chiaro che si spaventò moltissimo. “Ho controllato che porte e finestre fossero chiuse e mi sono ritrovata a tremare nel letto”, si lascia scappare.


Come il Nosferatu di Murnau, il “soldatino di piombo” di Margherita si muoveva a scatti, come in una diapositiva, ma dall’aspetto ben solido e tridimensionale. Quanto all’UFO, a detta della testimone poteva essere venuto non dal cielo ma dal mare (non sa dire se da sotto il mare...); in ogni caso, quella repentina apparizione fu causa di un grosso trauma. Da allora Margherita vive con il timor panico di un’intrusione: sbarra porte e finestre, illumina gli angoli bui; se dorme in una camera d’albergo blocca la porta e copre con un asciugamano il buco della serratura e controlla se dentro l’armadio vi sia una porta nascosta; la nipote ci ha confermato che da allora, quando Margherita viene a trovarla, prima cura dell’anziana signora è - pur se in casa d’altri - abbassare le tapparelle, anche in piena estate, dicendo: “Qualche volta ti sparano...”. Insomma, Margherita non lo ammette, ma da allora vive nel terrore che i soldatini possano tornare...

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