Denatalità e calo demografico

Mettiamo un freno al nostro suicidio?

Non facciamo più figli e, dal 1978 a oggi, abbiamo abortito (legalmente) sei milioni di volte. È una voragine demografica che pregiudica il nostro futuro e che oltretutto paghiamo di tasca nostra

Pietro Licciardi
Mettiamo un freno al nostro suicidio?

I catastrofisti del global warming non demordono e continuano imperterriti ad agitare lo spettro del riscaldamento globale, soprattutto adesso che Greta Thumberg, la loro nuova eroina, è stata elevata sugli altari dai media mondiali. Così come i nipotini di Thomas Robert Malthus, economista e demografo inglese vissuto tra il 1766 e il 1834, continuano ad agitare l’altro spettro, quello della sovrappopolazione mondiale, che prima o poi scatenerà carestie e guerre per l’accaparramento delle sempre più scarse materie prime. Si tratta però di ideologie – quella climatica e maltusiana - che, come ogni ideologia, non reggono il confronto con i fatti.

Già trent’anni fa gli “scienziati” avvertivano che avevamo solo dieci anni di tempo per correre ai ripari e ridurre le emissioni di CO2, responsabile, secondo loro, degli sconvolgimenti climatici eppure, a tempo scaduto non solo abbiamo avuto un maggio da manuale, piovoso e variabile come ogni primavera che si rispetti, ma anche la quantità dei ghiacci in Antartico è aumentata.

Idem per la popolazione. Abbiamo superato da un pezzo la soglia del 2000, anno in cui, secondo quanto previsto dal Club di Roma, si sarebbe dovuto verificare il collasso demografico ed energetico, con l’esaurimento delle scorte, comprese quelle petrolifere, e nessuna carestia è all’orizzonte. Anzi, spulciando i dati periodicamente resi noti dalla FAO dal 1970 ad oggi la disponibilità di cibo procapite è decisamente aumentata in tutto il mondo - anche nei Paesi dell'Africa sub-sahariana - malgrado la popolazione sia più che raddoppiata: dai poco più di 3 miliardi e mezzo del 1970 agli attuali 7 miliardi e passa. Che dire poi dei Paesi che in questo inizio di secolo hanno registrato le migliori performance di crescita economica? Sono proprio quelli che negli scorsi decenni hanno avuto il loro maggior boom demografico, come Cina, India, Brasile e alcuni Paesi africani!

L’Europa e soprattutto l’Italia – in cui abbiamo superato al ribasso da un pezzo la soglia di fertilità di 2,1 figli per donna, necessario per assicurare un livello stabile di popolazione - sta al contrario andando inesorabilmente verso l’estinzione. Nel frattempo è arrivata la crisi economico-finanziaria globale che ha colpito soprattutto l’anziano Occidente e la decrepita Europa, mentre il nostro Paese è precipitato in una depressione da cui sembra non volersi risollevare. Il motivo? I nostri soliti problemi organizzativi e strutturali, certo. Ma qualche economista, sottovoce e senza urtare la suscettibilità delle potenti lobby malthusiane, ha cominciato a ventilare l’ipotesi che il nostro tracollo– e il declino europeo - è dovuto al fatto che sempre meno giovani entrano nel ciclo produttivo e dei consumi. Mentre il numero crescente degli anziani, bisognosi di cure mediche e di assistenza, fa aumentare la spesa pubblica.

Insomma, il calo demografico generalizzato non porta più benessere e non salva i paesi sottosviluppati dalla fame, come peraltro continuano a dire i “guru” ambientalisti e i fans del controllo delle nascite. Semmai è vero il contrario: là dove la popolazione diminuisce ci si deve confrontare con i guai procurati dalla crisi economica e un debito pubblico sempre più fuori controllo dove, almeno per quanto riguarda l’Italia, le voci che “pesano” maggiormente sono proprio quelle della spesa sanitaria e della previdenza, con il calo dei consumi e della produttività.

La pietra miliare in questa vera e propria guerra alla procreazione è stata la legalizzazione dell’aborto. Se prima qualche esserino umano riusciva a vedere la luce dopo aver superato il terreno minato della contraccezione, con l’“interruzione volontaria della gravidanza” non più. Dal 1978 a oggi, come ci ricorda l’Annuario statistico del Ministero della salute, solo in Italia sono stati sei milioni i bambini uccisi, centomila all’anno nell’ultimo decennio. A questi occorre aggiungere gli aborti clandestini, mai debellati, e quelli domestici, dovuti alla “contraccezione d’emergenza”: 189.589 le confezioni di Ulipristal acetato distribuite nel 2016 secondo il Ministero della Sanità

Per abortire ormai è sufficiente recarsi in una qualsiasi Asl con regolare certificato, sottoporsi ad un breve intervento, dopo il quale si può tornare a casa, magari in giornata e l’attuale legge 194/78, che ha reso legale l’aborto, dà la possibilità a ciascuna donna di porre fine con estrema facilità alla vita di un bambino, anche all’insaputa del proprio partner, marito, fidanzato o convivente e, se minorenne, ottenuta l’autorizzazione del giudice tutelare, all’insaputa degli stessi genitori.

Non è il caso di invertire in qualche modo la tendenza?

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