Il Parlamento discute la legge sulla c.d. omofobia

La libertà è finita, arriva il reato di opinione

Come nei regimi comunisti e nella Germania nazionalsocialista esprimere le proprie idee sarà un reato. Alla faccia della Costituzione “più bella del mondo”...

Pietro Licciardi
La libertà è finita, arriva il reato di opinione

Un principio di libertà in pericolo, quello dell’articolo 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Secondo l’articolo 21 della Costituzione della Repubblica italiana “tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, ma tra poco non sarà più così. È infatti in discussione in parlamento un disegno di legge presentato dal deputato piddino Alessandro Zan che istituisce e persegue il cosiddetto reato di “omofobia”, termine vago di cui non esiste una compiuta definizione giuridica, che permetterà, una volta approvato, di mettere arbitrariamente in galera chiunque manifesterà la propria perplessità su uno qualsiasi dei dogmi della ideologia omosessualista o del gender.

Ciò significherà che affermare concetti ovvi come quello secondo cui un bambino nasce necessariamente dall’unione di un uomo e di una donna o che i bambini per crescere e formarsi armoniosamente hanno bisogno di un padre e di una madre sarà vietato e chi si azzarda a dire il contrario, non importa con quante prove scientifiche alla mano, rischia di essere denunciato subendo pesantissime sanzioni.

In pratica torna nel nostro ordinamento il reato di opinione, introdotto in tutti i regimi dispotici e liberticidi: in quello della Germania nazionalsocialista come in quelli comunisti. In Italia un simile reato fu in vigore fintanto il fascismo restò al potere.

A volere questa legge è l’attuale presunta maggioranza al governo, che a quanto pare ha il totalitarismo iscritto nel proprio Dna, anche se cerca di mascherarsi dietro la tutela di presunti “diritti” delle minoranze omosessuali e Lgbt e della lotta alla discriminazione e alla violenza. Una menzogna bella e buona che purtroppo ha trovato la complicità anche di alcuni parlamentari dell’opposizione.

Se la legge sarà approvata di fatto ogni dissenso e opinione contraria alla vulgata politicamente corretta sarà non solo messo a tacere ma legalmente perseguito e ciò avverrà con una ampissima discrezionalità, proprio in virtù della indeterminatezza della fattispecie giuridica, da parte dei giudici, contro ogni regola del diritto e del buon senso. Inoltre, andrà a farsi benedire un altro principio cardine della giustizia poiché la legge non sarà più uguale per tutti.

Ad esempio, se qualche omosessuale riterrà offesa la propria reputazione perché davanti alle altre persone ci sarà qualcuno che oserà dire: “Non mi piace, non condivido la tua omosessualità” potrà scattare la denuncia per diffamazione con aggravante omofobia, accompagnata da un periodo di detenzione o una multa salata. Se invece sarà un omosessuale a dire “Non mi piace, non condivido la tua eterosessualità” non ci sarà alcun reato ma, anzi, sarà esercitato il diritto di parola, trattandosi di libertà di espressione.

Ma c’è qualcosa di ancora più grave. Saranno vietati giudizi critici qualora siano ritenuti discriminatori; quindi non solo potranno scattare le manette se Tizio aggredirà una persona omosessuale, ma anche nel caso in cui Tizio si esprimerà in modo critico sull’omosessualità senza far nomi e cognomi. In questo secondo caso nessuna persona specifica sarebbe oggetto di discriminazione, ma tutto un gruppo sociale.

Se questo obbrobrio giuridico dovesse passare nessuno potrà ritenersi al sicuro nella caccia alle streghe che la minoranza gay e Lgbt scatenerà per mettere a tacere ogni lecita opposizione alle proprie mire ideologiche e avremo un pericoloso precedente giuridico che segnerà la fine della libertà di pensiero e di espressione. Mala tempora currunt per la nostra malata democrazia.

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