Cronache dell'impero

Hotel Italia: quando i "profughi" pretendono anche lo chef

Agli stranieri irregolari paghiamo il cuoco doc. E per pagare l'accoglienza l'Ue vuol tassare i biglietti aerei di chi arriva per turismo o affari in Europa

Francesco Borgonovo
Pakistani, trattamento di favore

Foto ANSA

Avrei una mozione. Smettiamola di chiamarli "richiedenti asilo". Perché la verità è che non richiedono proprio nulla: pretendono. E nemmeno vogliono semplicemente "asilo". No, richiedono un’accoglienza con i controfiocchi, con tanto di catering specializzato. Lo abbiamo visto a Reggio Emilia: circa cinquanta immigrati pakistani si sono addirittura presentati in Questura per lamentarsi del cibo servito dalla struttura che li ospita, gestita dalla cooperativa La dimora di Abramo. "Il riso è acquoso, la pasta è scotta", si sono lagnati i gentili ospiti.

E chi preparava questo cibo tanto orrendo? Un ristorante chiamato Il Locomotore,  presso il quale, da anni, si servono ferrovieri e operai reggiani. Ma quel che soddisfa un lavoratore italiano, a quanto pare, agli amici pakistani non piace. Ed ecco che la cooperativa, rapidissima, provvede e ingaggia uno chef (anche lui del Pakistan) per soddisfare anche i palati più esigenti.


Piccola postilla: i pakistani, da qualche mese, sono al primo posto per le richieste di asilo in Italia. Stando agli ultimi dati disponibili, diffusi nel 2015, circa il 50% di queste richieste è stato respinto. Sapete che significa? Che almeno metà delle migliaia di persone che ospitiamo non ha diritto di stare qui. Eppure pretende (e ottiene) il trattamento di favore, a discapito non solo nostro, ma anche di chi è realmente perseguitato.

Così funziona da queste parti: chi arriva sul barcone, anche se non merita di restare in Italia, viene servito e riverito.  Ed ecco il paradosso. La Commissione europea (ne ha dato notizia il Corriere della Sera) sta studiando una geniale misura economica per finanziare l’accoglienza degli immigrati. Si tratta di una tassa di cinquanta euro a persona, mica spiccioli. E chi sarà a pagarla? Gli stranieri. Ma attenzione: non quelli portati qui dagli scafisti o arrivati clandestinamente. No, tutti quelli che raggiungono l’Europa per turismo o per motivi d’affari. Capito? Se un signore africano vuole venire in Italia per visitare Milano, Roma o Firenze dovrà scucire 50 euro (oppure pagare dieci euro in più sul biglietto aereo). Ma se arriva a bordo di una bagnarola attraverso il Mediterraneo, ha diritto a vitto, alloggio, una tessera telefonica e magari allo chef di suo gradimento.

Lasciamo perdere i danni che questa misura potrebbe causare al nostro Paese, colpendo il turismo (quello proveniente dall’America, per esempio). Pensiamo, da bravi buonisti, al benessere degli stranieri.  E dal profondo del cuore diciamo: amici africani benestanti, ma chi ve lo fa fare di venire qui per turismo o per ragioni di business? Dovreste pagarvi il volo con sovrapprezzo, la tassa in più, magari un altro contributo per ripianare il buco del bilancio di Roma, e poi l’albergo, i pranzi, le cene… Lasciate perdere. Se proprio ci tenete a visitare l’Italia, salite sul primo barcone disponibile. Certo, rischierete la vita attraversando il Mediterraneo. Ma una volta qui, non spenderete un soldo. E avrete tutti i privilegi del mondo, compreso quello di mangiare come a casa vostra.

Francesco Borgonovo è autore dei libri Tagliagole (Bompiani) e L’Impero dell’Islam (Bietti)

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