in cerca di masse da sfruttare

La sinistra fabbrica di islamisti

I finti buonisti spendono miliardi per l'integrazione e ingrassano con le cooperative, sperando poi di imbarcare milioni di voti

Max Ferrari
La sinistra fabbrica di islamisti

Foto ANSA

Sono stato in Iraq, Afghanistan e Kosovo nel pieno della guerra ma mai ho sentito verso di me, in quanto bianco e cristiano, quell’odio profondo percepito nella prima periferia di Parigi, Bruxelles e Stoccolma. Un paradosso che per anni non mi sono spiegato: ben tollerato in paesi islamici in guerra con gli occidentali e assolutamente sgradito agli occhi di ragazzi islamici di seconda o terza generazione cresciuti in pace, in zone d’Europa conosciute per la loro apertura e tolleranza. Un paradosso che si ripete, più tragicamente, nelle cronache di orrore quotidiano che arrivano dalla Siria e dall’Iraq dove a distinguersi per cattiveria, atrocità e fanatismo non sono gli autoctoni, siriani o iracheni, ma ragazzi arrivati dal Belgio, dalla Francia, dall’Olanda, dall’Inghilterra. Strano no? Le nazioni europee più tolleranti, più accondiscendenti, più pronte ad esaudire ogni pretesa anticristiana sono quelle che hanno prodotto legioni di esaltati che dopo aver usato la Siria come palestra di addestramento oggi tornano a colpire quelle nazioni europee di cui hanno la cittadinanza. E non regge, come spiegazione, la solita litania delle minoranze ghettizzate, perché Paesi Bassi e Paesi Scandinavi hanno fatto a gara negli ultimi 20 anni a chi spendeva di più per integrare le “nuove risorse”.

Miliardi di euro spesi in sussidi, corsi di inserimento, agevolazioni lavorative, pensioni e premi di ogni tipo hanno prodotto risultati nulli come ammettono gli stessi ministri di governo dal Belgio alla Norvegia passando per l’Olanda. Legioni di “esperti”, politici e giornalisti non si spiegano come mai le prime generazioni di immigrati (ben più povere e ghettizzate) si siano introdotte senza troppi traumi mentre i loro nipoti si stiano radicalizzando e fanatizzando riscoprendo radici arabe e islamiche di cui non hanno alcuna cognizione diretta.

Nessuno trova la risposta eppure è semplice: la sinistra europea, in cerca di nuove masse da sfruttare, col suo costante lavorio ha sobillato queste genti, inventato esigenze, creato e pompato pretese, costruito il mito del bianco xenofobo, aizzato al disprezzo verso tutte le nostre regole e tradizioni. Chi sono stati i primi a protestare, in nome dei diritti dei musulmani, contro il Presepe, l’albero di Natale, i Crocifissi nei luoghi pubblici? Non i musulmani, ma gente di sinistra senza Dio se non il denaro. Chi ha preteso i confini aperti e fatto folli campagne per la cittadinanza regalata a tutti? Non gli immigrati, ma i finti buonisti che si ingrassano con le cooperative che li gestiscono e che in prospettiva vogliono imbarcare milioni di voti.

Chi mette nel programma elettorale la costruzione delle moschee di quartiere, le lezioni di arabo ecc.? Sempre loro, sempre con l’intento non di assimilare o integrare, come dicono, ma di costruire un mondo parallelo che poi prenderà il sopravvento.

Una migrazione gestibile di maschi single che venivano dal Nord Africa per lavorare, spedire soldi a casa e poi tornare in patria è stata trasformata dai governi di sinistra della UE in una migrazione di massa, un movimento di coloni che vengono per restare e sostituire le popolazioni autoctone ridotte nel ruolo di pagatori di tasse e prestatori di servizi. Un dramma per tutti, perché non è vero che la migrazione di massa arricchisce ma, al contrario, impoverisce i paesi di partenza e quelli di arrivo. Così come non è vero che l’arrivo di migranti aiuta la demografia dei paesi di approdo ma, all’opposto, è la causa del suo declino.

Un castello di menzogne insomma, come i proclami della sinistra a favore degli islamici moderati. Peccato che poi non appena se ne presenti uno (vedi Souad Sbai, Magdi Allam ecc.) subito venga zittito come “islamofobo”. E d’altra parte, come scrissi tanto tempo fa, l’imam di Viviers, una cittadina belga da cui sono partiti moltissimi giovani fanatizzati disse: “io allontano i predicatori estremisti dalla mia moschea, ma poi vedo che quelli che io caccio fanno le prediche al mercato e nella piazza centrale sotto gli occhi della polizia belga che non interviene”. Stesse denunce fatte da molti immigrati arrivati negli anni 80, genitori di quelli partiti per la Siria, che raccontano di aver avvisato insegnanti, assistenti sociali e polizia che i figli frequentavano persone pericolose, ma quelli hanno risposto che era tutto regolare, che erano paure non fondate, fobie.

Si è visto come è andata. La cosa più stupefacente è che quelli che hanno concepito e realizzato questo disastro siano ancora al governo in paesi come l’Italia e perseverino con ricette assurde come le frontiere aperte, l’accoglienza in hotel e la cittadinanza per tutti. L’aria però sta cambiando e se in Austria il 22 maggio vincerà, come io credo, il candidato Presidente dei nazionalisti del FPO, dal Brennero calerà un vento che gonfierà ulteriormente le nostre vele.

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