DA OGGI IN LIBRERIA

"Populista? Se me lo dicono sono orgoglioso"

Il primo libro di Matteo Salvini. E già la copertina da "talebano" fa discutere

Redazione
Salvini alla presentazione del libro "Secondo Matteo"

Foto ANSA

Quasi 250 pagine con racconti inediti della sua vita, proposte a 360 gradi e critiche feroci al governo Renzi e non solo. Parliamo di "Secondo Matteo", il primo libro di Matteo Salvini edito da Rizzoli (costo 17€), scritto dal leader leghista con Matteo Pandini di Libero e Rodolfo Sala, da poco in pensione da Repubblica e presentato ufficialmente a Roma mercoledì nella Sala della Stampa estera. 

Salvini spiega la sua idea di Europa e di Italia, confessa la passione musicale per De Andrè, svela dettagli familiari e politici. Annuncia, e sono le vere notizie d'attualità, di voler puntare Palazzo Chigi e di non scommettere più su Silvio Berlusconi come cardine del futuro centrodestra. L'ex premier, scrive Salvini, è troppo in là con gli anni rispetto a Renzi, ha perso consenso ed è azzoppato dalla legge Severino che ne ha decretato l'espulsione dal Parlamento. Per questi motivi, secondo il Matteo meneghino, il leader azzurro deve rassegnarsi a lasciare il pallino alla Lega. Anche se i sondaggi che danno il Carroccio intorno al 15%, dice Salvini, non sono un buon motivo per "accontentarmi". Vuole puntare sempre più in alto, e non importa se verrà accusato continuamente di essere un populista o un lepenista. Il "Capitano" giura: "Se me lo dicono ne sono orgoglioso".

Nel suo libro, Salvini svela i primi incontri con Marine Le Pen, "ben diversa dal padre Jean Marie" che con la Lega non andava d'accordo. E racconta i primi due incontri con Renzi, caratterizzati da sincera antipatia e zero feeling. Tra le altre cose, vengono snocciolati anche numerosi episodi in cui il giovane Salvini è stato "bocciato" dalla Lega. Per esempio quando venne tolto, di notte, dalla lista dei candidati alla Camera per decisione di Bossi. Lo stesso Bossi che non lo voleva vicesindaco di Milano in caso di vittoria di Letizia Moratti. Ma Salvini non si è mai scoraggiato, fedele alla linea e al suo spirito di militante duro e puro, innamorato di un ideale. Tanto che in "Secondo Matteo" riconosce il ruolo del Senatur, al di là di errori e incomprensioni.

Il libro piacerà o no? Lo deciderà il pubblico, ovviamente, ma ancor prima di finire sugli scaffali ha già fatto discutere. Non solo per le anticipazioni che squassano ulteriormente un centrodestra che a Roma è già lacerato di suo, ma anche per la scelta di sparare in copertina una fotografia sorprendente di Salvini. Un primo piano inedito, con espressione seria e gli occhi che ti fissano, certamente diverso da un manifesto elettorale e che ricorda l'immagine scelta da Agassi per la sua autobiografia. Qualche critico ha già malignato che in copertina Salvini sembra un talebano. Ma è la conferma che l'uomo è sempre in grado di spiazzare. Una dote preziosa. Soprattutto per un aspirante premier.

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