MIGRANTI MALTRATTATI?

Viminale e Unione Europea smentiscono il report di Amnesty International

Dall'associazione replicano: "Un lavoro di ricerca molto serio, frutto di centinaia di ore di colloqui con rifugiati e migranti, autorità e operatori di organizzazioni non governative"

Fabio Cantarella
Viminale e Unione Europea smentiscono report di Amnesty International

Pioggia di smentite - dalla Ue, dalla polizia, dal Viminale - sul rapporto di Amnesty International che a partire dalle testimonianze di alcuni migranti, riferisce di casi di maltrattamenti negli hotspot italiani.

Il primo a replicare senza mezzi termini è stato il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento del Viminale sull'immigrazione, che oggi alla Camera, nel corso della presentazione di un libro dedicato proprio al tema dei migranti, ha bollato come "cretinaggini" quelle contenute nel report dell'organizzazione per i diritti umani.

"Che le forze di polizia operino violenza sui migranti è totalmente falso. Sono rimasto sconcertato", ha detto. "Negli hotspot", ha aggiunto Morcone, "sono presenti rappresentanti dell'Alto commissariato per i rifugiati e dell'Oim: o si sono distratti, o Amnesty sta facendo un'operazione a Londra, perché è lì, e non in Italia, che Amnesty costruisce i suoi rapporti".

Netto anche il capo della polizia, Franco Gabrielli: "Le informazioni di cui si avvale il rapporto di Amnesty fanno riferimento a presunte testimonianze raccolte in forma anonima di migranti che non risiedevano in alcun hot spot. Pertanto, a tutela dell'onorabilità e della professionalità dei tanti operatori di polizia che con abnegazione e senso del dovere stanno affrontando da lungo tempo questa emergenza umanitaria, smentisco categoricamente che vengano utilizzati metodi violenti sui migranti sia nella fase di identificazione che di rimpatrio".

Ma Amnesty non fa nessuna marcia indietro, difende il proprio report, "un lavoro di ricerca molto serio, frutto di centinaia di ore di colloqui con rifugiati e migranti, autorità e operatori di organizzazioni non governative svoltisi in dieci diverse città italiane", "messo a disposizione delle nostre autorità con largo anticipo sulla data di pubblicazione". Nel documento si sostiene che le pressioni della Ue affinché l'Italia usi la "mano dura" nei confronti dei migranti hanno dato luogo a espulsioni illegali, maltrattamenti e "detenzioni arbitrarie", pestaggi, con l'uso di manganelli elettrici e in qualche caso umiliazioni sessuali.

Un quadro agghiacciante che, però, è la stessa Ue a smentire, tramite Natasha Bertaud, portavoce per l'Immigrazione della Commissione: "Non ci è stato riportato nulla di tutto ciò", ha dichiarato; quindi, alla Commissione europea non risulta che negli hot spot italiani si sia verificata alcuna delle violazioni dei diritti fondamentali dei migranti. E gli hot spot, come ha ricordato lo stesso Gabrielli, "sono costantemente visitati da un team della Commissione Europea presente in Italia per la verifica costante delle procedure"; inoltre "sono presenti Unhcr e Oim che partecipano alle attività di identificazione e gestione dei migranti".

La Polizia non ci sta, quindi, a finire nel mirino e prende posizione anche tramite una delle sue sigle sindacali, il Silp-Cgil: "Non esistono manganelli elettrici in dotazione alla polizia italiana", afferma il segretario Daniele Tissone, "lavoriamo cercando di unire solidarietà e sicurezza. Abbiamo grande stima del lavoro di Amnesty International, ma crediamo che una denuncia cosi' forte debba trovare ulteriori elementi di riscontro".

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