storytelling dell'Istat a un bivio

Produttività italiana ultima in Europa, disoccupati in aumento

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

Produttività italiana ultima in Europa, disoccupati in aumento

Una notizia secca, una notizia vera, una notizia scomoda, data come al solito in fondo alla pagina, in questo nostro mondus inversus in cui le lepri mettono nel sacco i cacciatori, le donne inseguono ad ogni età semisvestite gli uomini e l'attenzione che si tributa agli esseri umani è un sottomultiplo di quella riservata agli animali. La notizia è questa: nel 2015 la produttività del lavoro italiana è calata dello 0,3%, a fronte di un incremento medio della UE dell'1,6%. L'incremento medio della produttività UE rimane sempre lo stesso 1,6% anche se consideri l'ultimo decennio, il nostro vira in positivo ma con simmetrica pena: +0,3%. Dati Istat.

Altri dati Istat: in Italia a settembre i disoccupati sono stati tre milioni, in un solo mese 60.000 disoccupati in più. Una cittadina italiana di provincia, come quella in cui vivo, Pavia, oppure Cremona, oppure Benevento, oppure Asti... decina di migliaia in più o in meno. È un aumento indiscriminato, che riguarda sia il genere sia l'età. È proprio una cittadina, qualcosa che andrebbe urbanizzato, occorrerebbero infrastrutture, trasporti, un sistema fognario, quattro o cinque chiese e almeno una moschea, per non essere tacciati di razzismo.

Ci si dovrebbe poi sbizzarrire nell'odonomastica, che è poi l'insieme dei nomi di tutte le strade e delle piazze. Potremmo iniziar con viale Disperazione, proseguire con Largo Sconforto, via dell'iniquità, piazza della Raccomandazione, e vicolo dei Suicidi, in fondo di là, dopo i gommisti, dove iniziano i campi. Ma questo genere di cittadine le carte geografiche 2.0 non le rilevano. Un po' come le antiche non rilevavano l'inesplorata Africa, limitandosi all'accenno "Hic sunt leones". Ora nemmeno questo. Anche perché i leones, cioè i poveri, sono ovunque. Ad iniziare dalle zone inesplorate della nostra cattiva coscienza.

L'Istat fino ad oggi pensava bastasse smettere di contare i suicidi per ragioni economiche per non far uscire la polvere, pardon, le ossa dal tappeto. D'ora in poi, per supportare il governo potrà fare solo due cose: inventarsi le cifre o smettere di contare.

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