Intervista al celebre avvocato

Legittima difesa, Giulia Bongiorno: "In casa mia devo poter sparare ai delinquenti"

"La legge non dà il diritto di difendersi. Lo Stato non ha chiara la distinzione tra carnefice e vittima. Se sono dentro l’abitazione devo poter reagire come voglio. Chi fa irruzione accetta le conseguenze che derivano dalla sua intrusione, inclusa quella di essere ucciso"

Marco Dozio
Legittima difesa, Giulia Bongiorno: "In casa mia devo poter sparare ai delinquenti"

Foto ANSA

Chi difende se stesso, la propria famiglia, la casa o l’attività dall’assalto dei delinquenti viene trattato alla stregua di un carnefice dallo Stato. Che spesso ribalta i ruoli. L’eccesso di legittima difesa può comportare condanne a svariati anni di carcere e a maxi risarcimenti in favore dei parenti del criminale. Per questo Mario Cattaneo, il ristoratore di Lodi che ha accidentalmente ucciso un bandito rumeno, ha poco di che rallegrarsi per il fatto di non dover rispondere dell’accusa di omicidio volontario, restando in piedi quella di eccesso colposo di legittima difesa. E anche in caso di assoluzione restano i traumi, economici ed esistenziali, di un incubo che si protrae per anni e anni.

Per l’avvocato penalista Giulia Bongiorno la legge sul tema è “l’ennesima dimostrazione di un legislatore incapace di individuare chi è la vittima e chi è il carnefice – spiega al Populista –. La legge sulla legittima difesa non dà alla vittima il diritto di difendersi. Dà solo il diritto di indagare, persino a colui che viene aggredito di notte. Il quale, appunto, dovrebbe fare un’indagine per stabilire se l’aggressore in quel momento sta per colpirlo o meno, perché nel caso stesse passeggiando per casa, per assurdo, allora non può sparare”.

Il punto è che “la vittima finisce sul banco degli imputati, ancora una volta”, messa con le spalle al muro. I paradossi della normativa sono molteplici: “Chi ha in casa un’arma diversa da una pistola deve comunque scegliere l’altra arma, fosse anche un mattarello. Sei hai un mattarello e una pistola ma usi quest’ultima, finisci sul banco degli imputati”. E ancora: “Se l'aggressore si muove e viene colpito alla spalla, si dirà che è stato colpito a tradimento, mentre stava desistendo, quindi chi ha cercato di difendersi finisce in carcere”.

Per Bongiorno “lo Stato non ha chiara la distinzione di ruoli tra carnefici e vittime, costringendo queste ultime a vivere in gironi infernali”. La soluzione proposta dall’avvocato appare, nell’Italia dei bizantinismi e dei buonismi, rivoluzionaria: “Chi si trova aggredito dentro la propria casa deve poter reagire. Sono dell’idea che bisognerebbe creare il diritto di reazione: se sono dentro l’abitazione posso reagire come voglio, anche sparando, perché chi entra in casa per rubare o violentare accetta le conseguenze che derivano dalla sua intrusione, inclusa quella di essere ucciso”.

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