ALLARME SANITARIO

L’appello di Efe: Test HIV obbligatorio per noi prostitute

Tornata la questione sulle cronache nazionali dopo il “caso Valentino”, arriva il monito del trans più famoso d’Italia

Andrea Lorusso
L’appello di Efe: Test HIV obbligatorio per noi prostitute

Foto supereva.it

Efe Bal continua imperterrita la sua battaglia per la regolamentazione della prostituzione ed il superamento dell’annosa Legge Merlin, che ancora oggi tiene sotto una cappa censoria d’illegalità ed ipocrisia, l’arte meretricia.

Dopo la condanna di Valentino Talluto, il 33enne sieropositivo che dal 2006 infettava consapevolmente le proprie partner sino all’arresto nel 2015, si è tornati a parlare dell’HIV, un virus che non solo non è stato depennato, ma continua a mietere di anno in anno le sue vittime.

Valentino ha avuto 24 anni di carcere con l’accusa di lesioni gravissime, caduta quella più grave di epidemia dolosa con cui i PM avevano provato ad incastrarlo. Aveva infettato oltre 30 partner, saliti a 57 tramite gli indiretti, ovvero altri uomini di queste donne.

Così, alla luce di ciò, Efe Bal che regolarmente si sottopone a questo test per sé e per i suoi clienti, pubblica su Facebook il risultato dell’ultimo datato 31.10.17 con esito negativo. Gesto per cui ho deciso di contattarla: “Quanti Valentino ci sono in Italia?” si chiede. “Non è un caso isolato. Ci sono più di 100mila prostitute in questo Paese, solo io mi sottopongo costantemente al test per prevenire l’Aids. Chi fa questo mestiere dovrebbe essere obbligato, e non può avere solo un carattere morale come lo è per me, che lo faccio a prescindere per la salute mia e di chi viene a trovarmi.”

Un ruolo importante lo ha la politica: “In Italia 9 milioni di uomini, sposati, con figli, si recano dalle prostitute. Nessun leader che dice di avere a cuore il proprio popolo dovrebbe ignorare un fenomeno di tale portata, con l’impatto che poi ha direttamente su queste persone, e sulle mogli o altre donne coinvolte. Potenzialmente più di 18 milioni di cittadini sono a rischio HIV. Siamo oltre il tasso di povertà o di disoccupazione giovanile, un allarme sociale di sicurezza sanitaria, e nessuno se ne occupa?”

Ed in effetti, aldilà delle questioni fiscali, di decoro urbano, contributive, ecc, da cui l’emersione del settore trarrebbe vantaggio, vi è la vita umana in ballo. In fondo per le operatrici sessuali non si tratterebbe di altro se non di malattia professionale invalidante, come lo è per tutti i lavoratori coinvolti in mansioni di stress fisico.

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