ipocrisia di certa stampa italica

Voto in Ungheria: ciò che i (nostri) giornali non dicono

I media italiani sottolineano che il quorum non sia stato raggiunto ma dimenticano che "i referendum in Ungheria sono validi con qualunque percentuale dei votanti"

Gianluca Savoini
Elezioni in Ungheria: ciò che i (nostri) giornali non dicono

Il presidente Viktor Orbán, ideatore del referendum anti-immigrati. Foto ANSA

Ipocrisia e malafede. Questi gli ingredienti degli articoli pubblicati sui giornali italiani (con rarissime eccezioni) in merito al risultato del referendum ungherese di domenica scorsa. Nonostante un plebiscito tra i votanti (il 95% hanno detto no all'imposizione di quote di immigrati da parte dell'Ue senza l'avvallo del parlamento ungherese), i media italiani hanno pontificato sul fatto che non sarebbe stato raggiunto il quorum del 50 per cento più uno degli elettori e quindi il referendum non avrebbe validità.

Peccato che il Corriere della Sera, l'8 giugno 2003, a proposito del referendum in Ungheria sull'adesione del paese all'Ue, scrisse testualmente: "I referendum in Ungheria sono validi con qualunque percentuale dei votanti". L'affluenza in quel caso era praticamente identica a quella di domenica scorsa, intorno al 45 per cento, ma, come si usa sui giornali dell'establishment dominante, a seconda delle necessità si cambia rapidamente idea e impostazione. E poi ci si domanda del perché della crisi dei giornali e della loro praticamente azzerata credibilità (e questo vale anche per i tg delle tv nazionali, pubbliche e private).

Risulta particolarmente azzeccato quindi il commento del presidente Viktor Orbán, ideatore del referendum anti-immigrati. "La burocrazia di Bruxelles e la sinistra europea ritengono utile l'immigrazione di massa", ha dichiarato, "infatti è in corso nell'Unione europea un'accoglienza organizzata e mirata". A Budapest i tecnici costituzionali sono già al lavoro. Il referendum viene considerato il punto di partenza di una modifica alla Costituzione ungherese che, sulla base della volontà chiarissima dei votanti, vuole iniettare un'altra importante dose di sovranità (termine ormai desueto da noi, visti i governanti che sono semplici maggiordomi dei banchieri e di poteri globalisti internazionali) e stabilire sulla carta fondamentale della nazione che soltanto il parlamento può decidere se e quando accogliere immigrati sul territorio.

Una decisione che dovrebbe sembrare ovvia se si vive in un sistema politico parlamentare, ma che invece, grazie all'Ue e ad altri organismi sovranazionali, fa storcere il naso ai benpensanti, ai cretini rimbecilliti dal politicamente corretto e naturalmente agli impiegati dei poteri di cui sopra. In questo inizio d'autunno da Budapest è arrivato un forte segnale che getta altre ombre sull'attuale Ue, ormai barcollante e senza futuro. È solo questione di tempo, ma l'Ue attuale crollerà. Perchè, come sostiene Matteo Salvini, "un'altra Europa è possibile". È proprio una visione comune sull'Ue e sulla geopolitica, che esiste tra la Lega e il partito ungherese di Orbán, Fidesz, che ha portato ad approfondire i rapporti tra i due partiti.

Nei giorni scorsi Salvini è stato ufficialmente invitato a Budapest, per vivere la domenica referendaria insieme ad alti dirigenti di Fidesz, ma impegni sopraggiunti hanno impedito al leader del Carroccio di recarsi agli incontri fissati. Salvini ha però voluto esprimere il sostegno della Lega alla battaglia identitaria e sovranista di Orbán e del suo partito, inviando una lettera al presidente della commissione Esteri del parlamento ungherese e dispiacendosi di non aver potuto accogliere l'invito di domenica scorsa. Da Budapest a Milano, da Mosca a Parigi, stanno germogliando sempre più numerosi gli anticorpi al disegno della sinistra mondialista di distruggere l'identità europea. Siamo solo all'inizio.

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