paese dei cachi

Vasto, ruba alle Poste. Condannate...le Poste

Ruba 14.500 euro alle chietine, approfittando del fatto di avere la chiave della cassaforte ma siccome non viene subito licenziato ma trasferito, ecco che...

Redazione
Vasto, ruba alle Poste. Condannate...le Poste

Ruba 14.500 euro alle Poste di Vasto, Chieti, approfittando del fatto di avere la chiave della cassaforte ma siccome non viene subito licenziato ma trasferito, ad essere condannate sono...le Poste. E l'impiegato? Dovrà essere reintegrato con tante scuse: il giudice del Lavoro ha annullato il licenziamento ordinando a Poste Spa di versargli un anno di stipendi arretrati e pagare le spese legali.

La motivazione del giudice del Lavoro del tribunale di Chieti, Ilaria Pozzo? Il fatto che i suoi superiori, anziché trasferirlo, sospenderlo e attendere prudentemente la fine del processo di primo grado, a norma di legge l'ufficio in cui era impiegato avrebbe dovuto licenziarlo in tronco. Siccome non l'anno fatto, e nel frattempo sono passati cinque anni, durante i quali l'impiegato manolesta ha rischiato - spiega il suo avvocato - "vedersi annullato il diritto alla difesa. Basta pensare alla difficoltà di cercare testimoni su fatti vecchi un quinquennio"; fatta la legge trovato il cavillo. 

A nulla è servita quell'intercettazione ambientale e telefonica che lo aveva incastrato e in cui l'uomo, sapendosi sospettato dai colleghi, valutava se fosse il caso di restituire il bottino: "Mi sa che mo' glieli riporto...". Un paio di mesi dopo il furto, a ottobre 2012, la direzione anziché licenziarlo lo aveva trasferito a Chieti. In seguito era stato sospeso dal lavoro, per poi essere reintegrato il 12 maggio 2014, un anno e mezzo dopo.

Solo dopo la condanna penale in primo grado, il 22 agosto 2016, le Poste avevano fatto scattare il licenziamento. Troppo tardi, per il suo legale, che ha subito impugnato il procedimento. Ma è di fronte al giudice del Lavoro che avviene il capolavoro del reintegro, con tanto di pagamento degli arretrati: "La società", è scritto nella sentenza, "disponeva sin dal 2012 di tutti i dati sufficienti per procedere a una contestazione disciplinare". L'attesa "della sentenza di condanna", quindi, "non si giustifica": la "contestazione formale" è "irrimediabilmente tardiva". Come dire che se commetti un reato, ma la sfanghi per un tot d'anni, tu la fai franca e nei casini ci finiscono le vittime. This is Italy...

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