SCHEGGE DVRACRVXIANE

Due casi di (in)giustizia politicamente corretta a confronto: Oscar Pistorius e O.J. Simpson

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Due casi di (in)giustizia politicamente corretta a confronto: Oscar Pistorius e O.J. Simpson

Due casi di uxoricidio clamorosi e "danarosi" la cui mediatica messa a confronto parla chiaro sull'incidenza (e l’indecenza) del politicamente corretto. Eppure gli elementi per un palese discrimine fra le situazioni processuali dei due atleti ci son tutti: Usa, O.J. Simpson, nero, ricco, famoso, di un’indole violenta comprovata da numerose condanne precedenti al processo per uxoricidio, uccide la moglie (bianca, per la cronaca) e viene assolto, giustificato dai media e soprattutto santificato.
Sudafrica: Oscar Pistorius, molto meno ricco e famoso di O.J., bianco, portatore di handicap (status per il quale la correttezza politica non si è mai sbracciata più di tanto), nessun precedente penale di sorta, spara alla bella fidanzata che rientrava all’improvviso in casa, convinto di essere vittima di una rapina mentre era senza protesi alle gambe e quindi indifeso.

Chi non conosce la realtà sudafricana può ritenerla una reazione esagerata e “sospetta”; ma le rapine nei quartieri dei bianchi sono all’ordine della quotidianità, nel Sudafrica post-mandeliano, e contemplano dinamiche perfettamente compatibili con le dichiarazioni rese da Pistorius ai giudici: improvvise incursioni notturne accompagnate dal fragore dell’effrazione della porta d’ingresso o delle vetrate.


Ora, nessuno di noi si brucerebbe la mano sull’innocenza di Pistorius, sia ben chiaro; ma di certo costui non ha beneficiato della martirizzazione mediatica ricevuta all’epoca da O.J. Simpson, compresa la pulciara “distrazione” che le femministe riservarono al suo feroce e sanguinario "machismo". Fatto sta che Pistorius il carcere se lo sta facendo, nonostante tutto. Mentre Simpson, con ben più reati a carico e numerose recidive per altri crimini, è già fuori.

E' da notare inoltre che, se dovessero sembrare pochi, i sei anni di carcere inferti dalla legge sudafricana a Pistorius vanno parametrati alla pena edittale prevista in quel paese per l’omicidio volontario, e cioè 15 anni; si è arrivati a 6 solo grazie alle attenuanti generiche, la buona condotta e la rinunzia al ricorso in Corte Suprema (una sorta di patteggiamento). Un numero di anni, insomma, che per un colpevole son pochi, ma per un innocente saranno sempre troppi.


Quindi consoliamoci di vivere in un paese che, grazie alla sua millenaria civiltà giuridica, prevede l’ergastolo per chi uccide qualcuno, e non qualche anno; e che ancora considera certa barbarie (puntualmente sottaciuta dai media) come tale.

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