Tenuta sveglia per violentarla cosciente

Lo stupro di Rimini, Zaia: “Il Parlamento elimini tutte le attenuanti legate all'età”

La proposta del governatore leghista del Veneto. La poliziotta: “Giovani con una carica d'odio enorme”. Ed emergono nuovi agghiaccianti dettagli sulla vicenda

Redazione
Lo stupro di Rimini, Zaia: “Il Parlamento elimini le attenuanti legate all'età”

Luca Zaia

"Complimenti alla Polizia di Stato per la tempestività con cui ha arrestato i carnefici degli stupri di Rimini. Non solo sono stati presi quattro delinquenti, ma è stato riportato nell'immaginario collettivo il concetto della sicurezza in spiaggia, fondamentale per evitare il contraccolpo di questi delitti sulla percezione della qualità turistica". Così lunedì il governatore leghista del Veneto Luca Zaia, che ha anche lanciato una proposta forte: "stavolta il successo delle forze dell'ordine non basta - ha detto - chiedo quindi al Parlamento l'immediata eliminazione delle attenuanti legate all'età dei colpevoli e che non si invochino, regolarmente dopo un crimine, attenuanti come l'infanzia difficile, la disperazione, la fuga dalla fame, la voglia di farsi una nuova vita, la giovane età".

"Da anni - ha concluso Zaia - chiedo a gran voce leggi più severe, più semplici e che garantiscano la certezza della pena, eliminando i troppi lacci garantisti che hanno fatto di un delinquente un privilegiato. È una riforma a costo zero, per la quale bastano la buona volontà e la capacità di interpretare l'aspirazione della gente a vivere sicura e degli operatori economici di vedere messe in discussione le loro attività a causa di un clima di timore che allontana la gente dalle località turistiche, ma anche dalle città in generale". Intanto, proprio in merito al terribile duplice stupro di Rimini commesso da immigrati clandestini, che non avrebbero dovuto trovarsi sul territorio italiano in quanto già espulsi, continuano ad emergere nuovi agghiaccianti dettagli sulle gesta del branco di stranieri.

"Mi occupo da tempo di questo tipo di reati, seguo numerose indagini su episodi di violenza. Ma sono rimasta impressionata dalla ferocia di questi ragazzi. Sono molto giovani, eppure hanno tirato fuori una carica d'odio enorme". Lo ha detto sempre lunedì al Corriere della Sera Francesca Capaldo, la poliziotta a capo della sezione violenza di genere dello Sco, che ha braccato i quattro stupratori maghrebini. Sul motivo che ha scatenato la violenza, la Capaldo ha provato a cercare una spiegazione: "Forse il fatto di muoversi in branco. Quando li abbiamo interrogati si sono mostrati mansueti. E invece il racconto delle due donne, le lesioni che hanno inferto loro, dimostrano che sono riusciti a tirare fuori una forza brutale. Erano accaniti in maniera bestiale, non mi era mai capitato di vedere una cosa del genere tra estranei".

"Può accadere nelle violenze in famiglia, quando c'è un rancore pregresso. Così - ha spiegato - è assurdo, non dimenticherò facilmente il terrore che ho letto sul volto della ragazza polacca". La poliziotta ha lavorato in coppia con la collega Roberta Rizzo. La presenza di due donne a capo delle indagini "ha aiutato, soprattutto nella volontà di collaborazione della transessuale peruviana che ci ha fornito elementi precisi e ci ha messo sulla pista giusta. Ha capito che poteva fidarsi e ha parlato con noi senza imbarazzi. Grazie alle sue parole siamo riuscite a ricostruire ogni dettaglio, è stato come vedere con i suoi occhi che cosa era accaduto quella notte. Ed è stato davvero impressionante. Noi stiamo lavorando affinché queste due vittime possano avere giustizia. Andiamo avanti fino a che tutti i tasselli del quadro non andranno a posto. E posso dire che molti sono già a posto".

Tra le scoperte più scioccanti fatte dagli investigatori, una in particolare lascia esterrefatti e basta a rendere chiara la brutalità dell'aggressione da parte dei quattro stranieri. Durante il primo stupro, quello avvenuto all'alba tra i pedalò della battigia, la giovane polacca aveva perso i sensi. I malviventi l'hanno così trasportata qualche metro più in là, a riva, per bagnarla con l'acqua di mare e svegliarla. Ma con il solo fine di riprendere poi a violentarla mentre era cosciente, minacciandola di morte. Il tutto sotto lo sguardo impotente del giovane amico, al quale era stata spaccata la testa con una bottiglia di vetro, il cui volto ricoperto di sangue veniva tenuto premuto dalle bestie contro la sabbia, assicurandosi che stesse assistendo allo stupro.

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