jihad, il parere della scienza

La psicologa: "I terroristi? Macché depressi!"

Troppo spesso si è assistito, in questi ultimi mesi, ad una sorta di "etichettamento" seriale e categorizzante di tutti coloro che hanno compiuto stragi o perpetrato gravi crimini verso l'umanità. Una psicoterapeuta ci spiega che...

Stefania Genovese
La psicologa: "I terroristi? Macché depressi!"

Molti media si sono adoperati a cercare nei grandi compendi psichiatrici la possibile "deviazione comportamentale" che potrebbe motivare l'adesione a pratiche violente ed aberrantemente asociali in quei giovani, che sotto l'apparente egida dell'ISIS, hanno trucidato crudelmente centinaia di persone nei luoghi più disparati e con modalità programmatamente efferate. Così, come abili prestigiatori che estraggono sorprendentemente il classico coniglio dal cappello, fior fior di esperti giornalisti e commentatori, si sono cimentatati nel diffondere l'opinione che questi killer spietati fossero in realtà vittime della classica e pluridiffusa depressione.


Ma che significa essere depressi, ed un depresso può arrivare a nuocere premeditatamente agli altri? Secondo lo psicologo cognitivista Robert Leahly, il depresso patisce un insopportabile dolore interno tutto rivolto in se stesso, che lo porta a manifestare un alienante critica introspettiva, una disperazione che lo isola dal mondo e che lo macera in continui pensieri negativi sprofondandolo in fissazioni ed abulie, nonchè deprivandolo di ogni energia vitale. I sintomi maggiori si focalizzano per l'appunto sulla perdita di memoria, sulla difficoltà di concentrazione e sull'allontanamento da tutte le attività che prima recavano piacere ed interesse. Il depresso è spesso perseguitato da pensieri di suicidio e tormentato da dolori persistenti e generalizzati. L'eziologia di questo disturbo è legata a fattori genetici, biologici e di relazioni ambientali.


Ad esempio periodi continuativi di stress, o la mancata elaborazione cognitiva di un lutto famigliare determinano perduranti alterazioni nei neurotrasmettitori e perdita di contatti sinaptici, e ciò è attestato da molti studi clinici. Appurato ciò un soggetto che sviluppi una predisposizione alla depressione anche quella peggiorativa o quella bipolare molto difficilmente può arrivare a premeditare stragi o a compiere omicidi; nelle fase ipomaniacale il soggetto può commettere azioni impulsive che possono diventare pericolose per se stesso e gli altri ma il suo comportamento rimane disorganizzato ed inconcludente con azioni prive di una apparente direzionalità. Secondo la psicoterapeuta cognitiva Anna C., che per motivi di sicurezza ci ha chiesto la garanzia dell'anonimato, è una grave imprecisione accludere terroristi e serial killer nella categoria dei "depressi".

Dottoressa, i jihadisti sono dei depressi?

Premettendo che ogni soggetto è a sè e necessita di una anamnesi approfondita, la giustapposizione è riduttiva e anche molto imprecisa; infatti neppure nel più moderno DSM, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il depresso viene considerato un potenziale omicida. Chi soffre di questa patologia è un individuo privo di volontà, svuotato, abulico; è incapace di preordinare eventi negativi, poichè il minimo attivismo psichico presente, implode dentro di sè e non viene delocalizzato verso l'esterno.


Dunque come si potrebbe definirli questi personaggi così efferati e privi di rimorso?
Se pur con cautela, certamente vi si può ravvedere un disturbo antisociale di personalità; la cui caratteristica precipua è l'adattamento acritico alle regole di un gruppo antagonista purché esse implichino la violazione della legge comune, e la sconfessione dei valori della società in cui si vive. Questi individui sviluppano meccanismi come la proiezione o altri ancora di stampo difensivo ed estremizzante per proteggere se stessi dalla rabbia interna e convogliarla invece verso il nemico o l'oggetto odiato. Tuttavia, a mio giudizio, sarebbe preferibile focalizzarsi maggiormente su chi manipola le menti frustrate e disadattate di questi giovani, su chi attinge ad un bacino sempre più ampio di persone che sono predisposte a seguire miti ed eroi negativi. Certamente, l'esecutore dell'assassinio è l'ultimo anello, il più debole; occorre piuttosto interrogarsi sugli ideologi e sugli orditori di queste trame di morte e distruzione collettiva, domandandosi su quali possano essere i fattori di rischio che spingono determinati ragazzi alla trasgressione, e soprattutto non trascurando di reperire elementi che possano proteggerli dall'instaurarsi di pericolosi  percorsi devianti.


Lei pensa che ci sia di base anche una componente narcisitica tra coloro che vengono reclutati e spronati all'odio eterodiretto?
È molto probabile. Ai nostri giorni assistiamo quanto i bisogni individuali vengano considerati di primaria importanza, e conseguentemente si incoraggiano le persone a concentrarsi troppo su se stesse. È quanto mai necessario perciò insegnare ai giovani a guardare oltre se stessi ed educarli a radicare il proprio sè nelle relazioni e negli impegni rivolti costruttivamente, e non effemiretamente, verso il mondo esterno. Il narcisista inoltre, ha un ego eccedente che lo porta a deprezzare i valori sociali, a sviluppare atteggiamenti negligenti verso i diritti e le sensibilità altrui, mentre si percepisce infallibile e onnipotente;  questi sentimenti allignano spesso in soggetti disadattati o problematici che in tal modo cercano riscatto dalle proprie frustrazioni.


In conclusione, la psicologia e la psichiatria possono esserci d'aiuto nel reperire una schema comportamentale o un una psicopatologia anomala che possa sfociare in uno status potenzialmente lesivo della società?
Vi sono alcuni soggetti borderline che manifestano un disprezzo patologico per ogni genere di imposizione e costrizione sociale e che sono predisposti ad essere  impulsivi, irresponsabili ed indifferenti verso gli altri; essi tendono ad essere violenti ed ostili ed a razionalizzare il proprio comportamento attribuendo a colui che reputano “il nemico giurato” ogni colpa per le azioni riprovevoli commesse. La psichiatria e la psicologia possono individuare questi individui, in cui il dato psicodinamico fondamentale è la loro completa mancanza di senso di colpa o del rimorso, ed il loro diniego cronico verso il rispetto delle regole in generale. Non è però accertato che tali predisposizioni possano essere determinanti “ tout court” nel creare i potenziali terroristi, perché, come accennato prima, ci sono molte altre dinamiche interagenti (sociali, culturali, religiose), e non sarebbe né etico né professionale supporre che un “depresso” un “sociopatico” o un “narcisista” equivalga a determinare, ad esempio, una personalità votata allo stragismo o al genocidio di massa.

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