La multinazionale nell'occhio del ciclone

Turni contestati, Ikea licenzia mamma con figlio disabile: "Calpestata la mia dignità"

Sciopero nella sede di Corsico per chiedere il reintegro della collega che chiedeva un cambiamento della turnazione per poter assistere il bambino: "Mi hanno negato la possibilità di conciliare lavoro e famiglia, e lavoravo per loro da 17 anni. Impugnerò il licenziamento"

Marco Dozio
Turni contestati, Ikea licenzia mamma con figlio disabile: "Calpestata la mia dignità"

Ora impugna il licenziamento Marica Ricutti, mamma separata con due bambini a carico, di cui uno disabile, lasciata a casa da Ikea dopo 17 anni di servizio. Non le resta altro, se non la vicinanza dei colleghi che martedì hanno scioperato per chiedere il suo reintegro: “La mia dignità di donna, mamma e lavoratrice è stata calpestata dall’azienda per la quale ho dato tutto”. Lei, di stanza nella sede di Corsico alle porte di Milano, considerate le difficoltà familiari, aveva chiesto alla multinazionale di poter conciliare le esigenze di mamma con i turni lavorativi.

“Non ho chiesto privilegi o agevolazioni particolari, ma solo questa possibilità che mi è stata negata”, spiega al Populista, reduce dalla manifestazione davanti all’ingresso dello stabilimento. “Ho un figlio disabile che deve seguire delle terapie. Ho voglia e bisogno di lavorare, e l’ho dimostrato in tutti questi anni: ho sempre tenuto in considerazione le necessità dell’azienda, e questo è il risultato. Nella vita di chiunque possono sopraggiungere problemi oggettivi, un crollo fisico, un crollo psicologico: limitare agli ultimi 8 mesi il giudizio sul mio lavoro, dimenticando i 17 anni precedenti, è profondamente ingiusto. Purtroppo ho dovuto fronteggiare eventi drammatici, che a chiunque possono accadere”.

La madre di Marica, Maria Leccioli, ricostruisce le tormentate vicende che hanno condotto al licenziamento: “Nel mese di luglio riceve comunicazione di alcune variazioni di orari di servizio che comprendono un giorno nel quale il figlio disabile di 5 anni deve sostenere una terapia in una struttura ospedaliera specializzata. Ovviamente per mia figlia risulta impossibile accettare questa proposta e chiede all’azienda di modificare almeno il giorno nel quale è impegnata per la terapia del figlio. Ikea non si rende disponibile e invia una lettera di licenziamento per giusta causa, ovvero per mancanza di un rapporto di fiducia. Queste multinazionali con miliardi di fatturato devono smetterla di schiavizzare i dipendenti con ricatti, angherie e vessazioni di ogni genere”.

Il colosso del mobile replica così in una nota: “L’azienda si è sempre dimostrata disponibile a concordare le migliori soluzioni, per contemperare le necessità della lavoratrice con le esigenze connesse al suo lavoro, ma negli ultimi otto mesi la signora Ricutti ha lavorato meno di sette giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio. Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice — per sua stessa ammissione — si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili – prosegue Ikea -. Di fronte alla contestazione di tali episodi e alla richiesta di spiegazioni da parte dei suoi responsabili su questo comportamento la signora Ricutti si è lasciata andare a gravi e pubblici episodi di insubordinazione”. La mamma licenziata non ci sta: “Ikea può dire quello che vuole, il licenziamento sarà impugnato e affronteremo la questione nelle sedi opportune”.

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