SCHEGGE DVRACRVXIANE

La società multietnica che sognano i mondialisti sarebbe davvero democratica e pluralista?

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

La società multietnica che sognano i mondialisti sarebbe davvero democratica e pluralista?

Come sempre circostanziamo con immagini tratte dalla realtà e dalla strada ragionamenti liberi da proporre, si spera, a persone altrettanto libere.  Abbiamo qui una rassegna di comprovate e inequivocabili discriminazioni a senso unico tollerate dal sistema mediatico sulla base di una malsana concezione degli equilibri demografici globali e soprattutto viziata dal solito politicamente corretto.

Iniziamo con un islamico a cui viene consentito di occupare indebitamente (e in violazione delle norme di sicurezza) uno spazio pubblico; una condotta che mai verrebbe consentita a chiunque altro. Lo chiamano “relativismo culturale”, ma nei fatti è solo partigiana tolleranza verso un’ingiustificata prepotenza.

Abbiamo poi una pubblicità che gioca d’ironia con orrendo gusto suprematista, e che, a parti invertite, avrebbe dato scandalo e sarebbe stata tacciata, giustamente, di razzismo.
Digitate il nome di quest’agenzia per saperne di più e poi riflettete su quel che leggerete: http://www.bwdadvertising.co.za


Di seguito abbiamo esternazioni pubbliche di singoli o di intere associazioni che, taluni ridendo, talaltre grugnendo, istigano all’odio, alla violenza e al razzismo, giustificando simili bellurie ideologiche con lo stesso criminale cinismo di cui era intrisa la massima sessantottina dell'aggredire un fascista non è reato.


Infine abbiamo addirittura un prete dal bizzarro senso cristiano che insulta pubblicamente chi sta all'opposizione di governo, rendendosi così molto più servo del potere che non servo di Dio (si veda in alto).

Quanto al fronte scolastico ed educazionale, i mondialisti, alla dilagante violenza giovanile, rispondono con l’abolizione del voto di condotta.

Un chiaro via libera al novello fenomeno delle “gang”, il quale, lungi dall’essere quel commiserevole coacervo di sofferenze infantili e disagio sociale che blaterano i buonisti, costituisce una vera e propria forma di persecuzione per i nostri ragazzi più deboli, più indifesi e, loro sì, più vittimizzati da una società che si appresta a diventare una giungla.

Ecco, vi abbiamo fornito un comprovato spaccato di quella che sarebbe l’effettiva declinazione fattuale del meraviglioso “mondo mondialista”. Non è tutto sto granché, non vi pare?

Ebbene, mentre ci ragionate su, note associazioni internazionali di “benefattori” (sì, proprio quelli che vi impietosiscono con le foto di bambini dai visi pieni di mosche) stanno insultando chi non vota leggi proficue ai loro interessi; e la mannaia del “Pensiero unico” non risparmia più nemmeno i disabili. Non male, eh?

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