terrorismo islamico

S'è svegliato Gentiloni: "Carceri a rischio radicalizzazione"

Le proposte del Governo per sconfiggere il jihad? Maggiore accoglienza ed una nuova Consulta islamica con "attività di prevenzione". Siamo fritti, chi controlla i controllori?

Redazione
S'è svegliato Gentiloni: "Carceri a rischio radicalizzazione"

Ma buongiorno, Mr. President. C'è voluta la circolare informativa del Capo della polizia Franco Gabrielli perchè il Premier Gentiloni aprisse gli occhi e si rendesse conto che le patrie galere sono, per i detenuti extracomunitari e solitamente di fede islamica, "a rischio radicalizzazione". La Lega, il Centrodestra e persino questa testata lo dicono da tempo, ma nulla. Nella zucca dura di certi politici il concetto non voleva entrare. Evidentemente è già stato dimenticato, ad esempio, il caso del carcere di Piacenza, dove i detenuti inneggiavano all'Isis.


Oggi il Presidente del Consiglio se ne esce bel bello in conferenza stampa ad annunciare che "uno dei risultati più importanti" del lavoro della commissione sulla radicalizzazione è aver appurato che "i percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto in alcuni luoghi, nelle carceri e nel web", aggiungendo "più che in altri luoghi che abbiamo magari molto seguito negli scorsi anni o decenni". Me cojoni, avrebbe detto Alberto Sordi. Finalmente l'han capita? Pare di sì, anche se lascia l'amaro in bocca l'ammissione finale del Premier, quella secondo cui - in pratica - il nostro Paese avrebbe seguiito invano "per decenni" la pista sbagliata. Ma tant'é.


"Non c'è un idealtipo uguale per ciascuno dei soggetti che si radicalizzano, sono situazioni molto diverse. Ma bisogna lavorare sulle carceri e sul web per la prevenzione", ha detto Gentiloni dopo l'incontro con la Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell'estremismo jihadista. "C'è una specificità" italiana nei fenomeni di radicalizzazione e "per certi versi è più rassicurante" (contento lui; N.d.A.) nel senso che "le dimensioni numeriche della radicalizzazione sono minori che in altri Paesi. Ma il fatto di avere un numero minore di persone radicalizzate o foreign fighters non ci deve indurre a sottovalutare il fenomeno e la necessità di capirlo".

"La minaccia", ha detto ancora Gentiloni, "non autorizza a fare equazioni improprie tra migrazione e terrorismo" (ah, ecco, pareva strano...). La "bussola su cui si muove il governo" richiede da un lato "politiche migratorie sempre più efficaci, che coniughino attività umanitaria e accoglienza" da un lato e "politiche di rigore e di efficacia nei rimpatri" dall'altro. Gentiloni ha anche ribadito come l'Italia stia facendo "un grande sforzo sul contrasto alla radicalizzazione e alla minaccia terroristica" e su questo fronte è necessario un impegno a "medio termine assieme alle comunità islamiche, ingaggiandole in un'attività di prevenzione". E su quest'ultima ipotesi - viene in mente quando, nel 2015 per conto del Governo, Alfano creò una nuova Consulta islamica coinvolgendo anche i radicali, scatenando le ire dei moderati - è meglio stendere un velo pietoso.

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