L’effetto Trump e la rincorsa dei populisti europei nel 2017

Mariano Picarella
L’effetto Trump e la rincorsa dei populisti europei nel 2017
Siamo arrivati dunque al fatidico 2017, anno ricco di sfide e di possibili capovolgimenti come ricordato qualche tempo fa. In realtà il nuovo anno, politicamente parlando, sembra sia ufficialmente iniziato lo scorso 8 novembre: l’inaspettata, e per questo ancora più grande, vittoria del tycoon Donald Trump negli USA ha letteralmente scosso e mandato all’aria i piani e le strategie dei caporioni del politically correct e del mondo finanziario, europei e non, che già pregustavano ingordamente di lavorare con la ben più pericolosa candidata democratica, Hillary Rodham Clinton. Il travolgente risultato elettorale americano ha quindi cambiato le carte in tavola, condizionando pesantemente in particolare il 2017 europeo, che sarà teatro di importanti appuntamenti elettorali dove al momento l’Italia è in posizione defilata. In ordine cronologico, il primo appuntamento si terrà nei Paesi Bassi: il prossimo 15 marzo gli olandesi saranno chiamati alle urne in vista delle elezioni parlamentari, con il Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders in pole position e che ambisce a diventare la prima forza politica nel Paese dei tulipani. Wilders, d’altro canto, in leggero vantaggio sugli avversari stando ai sondaggi, non ha esitato a far proprio lo slogan di Trump: “facciamo ancora grande l’Olanda”. I punti di forza del PVV sono la lotta all’austerità e all’Islam. Infatti così ha scritto Wilders nel suo programma: «L’Islam afferma che vuole ucciderci. Il Corano non lascia alcun dubbio a riguardo. Sette musulmani olandesi su dieci credono che i precetti religiosi siano più importanti delle leggi dello Stato. E più di un musulmano su dieci che vive qui ritiene accettabile l’uso della violenza in nome dell’Islam. Sono oltre 100.000 individui. Molti rifiutano di integrarsi e non mostrano alcun rispetto per le autorità olandesi». Inutile aggiungere che, per questa e per altre affermazioni, il leader del PVV è stato accusato di islamofobia. Lasciando i Paesi Bassi, poco più di un mese dopo, il 23 aprile ed il 7 maggio, toccherà quindi alla Francia, dove l’agguerrito Front National di Marine Le Pen, formazione che parla “au nom du peuple” e che della difesa della sovranità, della cristianità e delle tradizioni ha fatto il suo vessillo, favorito quanto meno al primo turno, se la vedrà con “Les Républicains” (ex UMP) di François Fillon e con il candidato socialista, che sarà scelto con il metodo delle primarie alla fine di gennaio (con Hollande fuori dai giochi, per non dire altro). In autunno, infine, il banco di prova probabilmente più arduo per il movimento populista ed euroscettico: in Germania, scontata una nuova vittoria di Angela Merkel, fari puntati su Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania, AfD), partito in costante ascesa nei sondaggi e che quasi sicuramente otterrà un buon numero di seggi al Bundestag, tenendo conto delle recenti affermazioni a livello locale. Sullo sfondo resta sempre la Brexit, con la Corte suprema britannica che a breve stabilirà se l’uscita del Regno Unito dall’UE, e quindi l’attivazione del famoso art. 50 del TUE (Trattato sull’Unione europea), dovrà dipendere da un via libera del Parlamento. A tal proposito Vincenzo Scarpetta, analista politico del think tank londinese “Open Europe”, nota che «la Corte dirà che il passaggio parlamentare è necessario, ma questo non dovrebbe impedire al governo di avviare la procedura a marzo, come previsto. Dopo le incertezze degli ultimi mesi sembra che tutte le forze politiche siano d’accordo sulla necessità di rispettare la tabella di marcia. Se così fosse, la pratica di divorzio potrebbe partire proprio nello stesso mese dell’anniversario del Trattato di Roma». Chiaramente quest’altro fattore, vista anche la tempistica, potrebbe influenzare notevolmente l’esito elettorale nei Paesi Bassi e in Francia, esito che potrebbe dare un colpo mortale al traballante edificio europeo, in equilibrio così precario che a questo punto sarebbe sufficiente un colpo di tosse per iniziare a frantumarlo. Un edificio già di per sé fragile, che poggia su basi ancora più fragili perché non costruito sulla solida roccia, che si preoccupa quasi esclusivamente di imporre diktat di vario genere e di salvaguardare prettamente interessi di natura finanziaria, è destinato a vita breve. I problemi veri, che assillano le popolazioni, vengono affrontati marginalmente e con colpevole sufficienza: crisi economica, disoccupazione, emergenza migratoria, terrorismo per dirne alcuni, e ai quali i partiti populisti, facendosene carico e lottando contro tutto e tutti, provano a dare valide risposte che, si spera in un futuro non molto lontano, potranno anche essere tradotte in fatti concreti.

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