testimonianza toccante

Sei italiano, puoi morire di fame. La storia di Pino

Giuseppe Abbatescianni è un indigente di Bari, con molti problemi di salute, abbandonato dalle Istituzioni, che lotta e non si arrende

Andrea Lorusso
Sei italiano, puoi morire di fame. La storia di Pino

Giuseppe detto “Pino” Abbatescianni, cura un blog (http://www.tuttiperpino.it/) dove ha all’attivo più di 11.000 visite, un canale youtube (https://www.youtube.com/channel/UCPHQDTvlstKtb1-LHcxXY1Q) da dove diffonde i video della sua storia personale, ed un profilo Facebook (https://www.facebook.com/biggiuseppe.abbatescianni?fref=ts) ove commenta le sue battaglie per la vita. “Tutti per Pino, Pino per tutti!” questo lo slogan suo e di quella piccola comunità di amici che lo sostiene.
Ha scritto anche un libro, in cui parla di reddito di dignità, e in cui racconta la sua odissea. Storia di un noto professionista barese, dall’eloquio colto, che un tempo era ben inserito ed in carriera. Prima impiegato, poi imprenditore con una società di investigazioni private. A causa della crisi e del mercato profondamente cambiato, ha perso diverse commesse, specialmente multinazionali, che hanno lasciato a terra gli ultimi operatori della filiera.

Da qui cominciano i suoi guai, debiti, perde il lavoro e la famiglia. Nel turbine delle parentesi negative della vita finisce senza un tetto. A causa di una maldestra alimentazione, lo stress, ed il totale stato di disfacimento morale, ingrassa di 60kg e lo rincorrono i problemi di salute. Pino pesa circa 200 kg, è malato di obesità e ha un apparecchio collegato per il sonno a causa di episodi cronici d’apnea notturna. Rischia ischemie od ictus, e per questo recentemente è stato ricoverato in una struttura ospedaliera di Rovereto per curare la sua patologia. Ha passato gli ultimi tre anni della sua esistenza in una baracca, che chiama “La baracca della dignità”, all’interno di una nota spiaggia barese: “Pane e Pomodoro.”

Ma lui non è un rom, non ha un campo organizzato, non ha un cappello politico che sostenga e tuteli la sua situazione, non ha sit-in in favore, e nemmeno una “marcia degli scalzi”, quella organizzata in solido coi migranti. Qui il sindaco De Caro fu immortalato per un selfie col terrorista che meno di un mese fa è stato arrestato, l’afghano ospite del CARA a cui non dispiaceva portare sul telefonino sue foto con un mitra.
Il nostro Pino tuttavia non si è arreso. Ha fatto sì che la sua storia diventasse la storia testimone di tutti quelli che non si arrendono, che non si tolgono la vita e che lottano ogni giorno per vedersi riconosciuto uno status migliore.

Ciao Pino, come stai?
Male, non sto per niente bene. Oltre che dal punto di vista morale ed emotivo, anche la salute non mi accompagna. Mi hanno lasciato in una situazione di totale indigenza e disperazione. La mia storia ormai è nota, per le cronache locali, e nazionali.
È dal 2012 che lotto con la povertà. La mia è diventata anche una battaglia politica, perché ho pubblicato un libro, ho parlato del reddito di cittadinanza e durante l’ultima tornata elettorale si sono avvicinati alcuni parlamentari e politici locali del Movimento 5 Stelle. C’è stato anche un video finito sul blog di Beppe Grillo, ma poi si sono dissolti anche loro. Sono in totale abbandono. Se non c’è futuro c’è la morte, e io ne sento l’odore.


Il tuo rapporto epistolare con l’ex sindaco di Bari e ora governatore della Puglia Michele Emiliano e l’attuale sindaco De Caro, entrambi del PD, è stato lungo e costante. L’Amministrazione afferma di averti proposto diverse soluzioni, come stanno realmente le cose?
Ho scritto molte lettere, ho protocollato le mie richieste, ho avuto incontri, sia fisici che telefonici con loro. L’ex sindaco Emiliano ha fatto tante promesse ma alla fine poco è stato fatto. Quali soluzioni mi avrebbero proposto? Inizialmente ero ospite di Andromeda, un centro di prima accoglienza.
Dall’interno di questa struttura ho denunciato la situazione di totale degrado in cui facevano vivere gli ospiti, per lo più immigrati clandestini. C’era sporcizia ovunque, ratti, sperma fresco e secco, che colava da letti e pareti. Per una persona come me, che soffre di obesità, di apnea notturna, che ha difficoltà motorie e con l’80% di invalidità riconosciuta, era impossibile vivere in quel letamaio. Dopo le mie denunce pubbliche, ho scoperto la collusione che queste cooperative, come altre in città, hanno con l’Amministrazione comunale. Infatti non solo sono stato messo in condizione di andare via, ma non ho avuto più la possibilità di dimorare in nessuna di queste strutture. E francamente neanche vorrei.
La politica conta molto di più della vera assistenza, infatti alla fine in questi centri finiscono non persone che hanno reali esigenze, ma migranti in attesa del permesso di soggiorno. Si viola la legge, affinché possano dare loro un domicilio e quindi far in modo che ottengano i requisiti per la permanenza in Italia. È più importante l’ultimo arrivato dall’ultimo Paese del Pianeta, che un loro concittadino.

Hai scritto un libro in cui caldeggi il reddito di cittadinanza per continuare a vivere in autonomia, senza mance. Non sarebbe stato meglio se le Istituzioni ti avessero aiutato nel trovare un nuovo impiego, per un riscatto sociale?
Innanzitutto, a dispetto di quel che affermano Emiliano, De Caro, e compagnia cantante, non mi hanno offerto nulla. Nessun lavoro vero. E poi certamente è ovvio che una seria possibilità di impiego sarebbe stata una condizione migliore, però per persone come me, che dopo essere state trattate da bestie hanno visto la propria situazione aggravarsi in maniera galoppante, come è possibile trovare un impiego?
Io a stento riesco a tenermi in piedi, giro l’Italia per curarmi. Il reddito di cittadinanza serve per rimettermi in condizione ed eventualmente riprendere in mano la mia vita. Ho anche scritto una lettera al Papa (https://www.youtube.com/watch?v=nNZPgDxBgis) e sono stato indagato per abusivismo edilizio. Ci si può accanire su un uomo che nulla più ha da perdere?


Hai rifiutato Villa Roth come opzione di alloggio ed hai difeso a spada tratta il tuo tugurio in spiaggia “Pane e Pomodoro”. Questo perché?
Non voglio l’elemosina, loro prospettano soluzioni abitative totalmente inidonee alla mia condizione. Non ho chiesto chissà cosa, non voglio nemmeno una casa popolare. Bastano 10mq con una porta di ingresso da cui poter liberamente entrare ed uscire. Un mio posto, un mio spazio, con i servizi igienici, dove potere stazionare per poi partire, per curare le mie gravi patologie.
La mia “Baracca della dignità”, peccava soltanto dei servizi igienici. Ma sicuramente è una soluzione migliore di Villa Roth ed assimilati, dove, ribadisco ancora, non mi verrebbero date le condizioni minime per poter sopravvivere. Io non posso stare con altre persone, anche per i motivi più banali. Soffrendo di grave apnea notturna, di notte russo in maniera molto chiassosa, mi lincerebbero. E ancora, come potrei pensare di curarmi in luoghi così fatiscenti? Mi vergogno, mi vergogno davvero della mia condizione. Non mi sento neanche più un essere umano, ma un animale.

L’attuale sindaco ti ha accusato di allacciarti abusivamente all’Enel per l’elettricità. Ti risulta?
Questa è una bellissima domanda! Ci sono anche video a dimostrazione del fatto che l’ex sindaco Emiliano aveva autorizzato, e operato, l’allacciamento alla rete elettrica della mia baracca a “Pane e Pomodoro”. L’attuale sindaco De Caro, con una spudorata bugia sconfessa tutto dicendo che io avrei rubato. Dimostrasse quello che dice, ma se non so neanche collegare un filo, come avrei potuto farmi un allacciamento abusivo? L’ing. Antonio Gallucci è il progettista che ha dato disposizioni per l’allacciamento a norma dell’elettricità. È tutto documentato.

Cos’è che spinge un uomo con le tue difficoltà a lottare ancora, a non accettare “compromessi” per migliorare un po’ la sua condizione?
Risolvere il mio problema significherebbe risolvere il problema di tanti poveri italiani che vivono nelle mie condizioni. Io lotto per me, ma lotto anche per loro. Capisco bene le problematiche perché la mia vita non è stata sempre così. Ho avuto una carriera di discreto successo ed agiatezza, prima di finire in disgrazia. Sono stato un uomo anche io, chiedo solo di potere tornare umano.

Se fossi stato un rifugiato, un migrante clandestino, un ROM, probabilmente a quest’ora le istituzioni non ti avrebbero isolato. Ma sei italiano, senti la discrimine di essere un indigente di “Serie B”?

Sicuramente avrei già la casa popolare. Ma purtroppo, ricalco ancora, io oggi sono una bestia, neanche più un cittadino italiano. È mai possibile che dopo tanti anni in cui ho contribuito al mio Paese, ho pagato le tasse, ho lavorato, ho creato PIL, debba essere lasciato solo in mezzo ad una strada senza neanche più una dimora? Secondo voi, dovessi ritrovare un lavoro, dovessi tornare attivo, pagherei ancora le tasse? Sarò un evasore totale, è questo che lo Stato si merita. Io non ho mai chiesto nulla, non ho mai avuto nulla, ho sempre pagato tutto. Nel momento in cui ero io ad avere bisogno di un aiuto, lo Stato stesso è diventato invisibile.
Sa, la mia baracca l’hanno abbattuta, con la scusa dell’abusivismo (nonostante fossi stato autorizzato in un certo qual modo), e ora non so neanche più dove andare. Non ho un posto. Non ho nessun posto. Sono in piena emergenza abitativa, non posso mica morire per strada. Fin tanto non risolvono la mia condizione, potrebbero pure sistemarmi in una camera d’albergo, ad una stella, l’importante è che io sia da solo in camera per i motivi che vi ho già spiegato.
Sono preoccupato seriamente per me, per la mia vita, per un futuro in cui vedo l’acqua sempre più alta ed io che ci affogo dentro.
Se la ricorda la storia dei coniugi De Salvo? Sessantenni morti di povertà, indigenza, desolazione. Avevano chiesto aiuto alle Istituzioni, si sono suicidati. Ora riesco a comprendere la loro sofferenza.

Hai mai pensato di toglierti la vita?

Certo che ci ho pensato. Ma qualcuno sarebbe stato più contento, avrei tolto un peso, un problema. Non potevo e non volevo permetterlo. Anche se, lo confesso, dovessero continuare così le cose, ho davvero paura.

Cosa può fare oggi la politica cittadina e regionale per te, ancora? Vuoi fare un appello?
Io non voglio nulla che già non mi spetti. Perfino senza reddito di cittadinanza, già basterebbe il mio status di invalido a vedermi riconosciuti taluni diritti, come il pagamento delle spese di trasferta, gli alloggi vicino alle strutture sanitarie in cui mi ricovero, ecc. Invece sono costretto a fare leva sugli amici, su chi mi conosce, su chi ha deciso di darmi una mano. Ma potrei continuare così a vita? Ovvio che no.
Allora faccio un appello sia ad Emiliano che a De Caro, perché invece della Bottalico (che per altro conosco, siamo stati colleghi tanti anni fa nell’agenzia di investigazione Taricone) assessore ai servizi sociali di Bari, non prendono me? Magari come consulente. Io conosco davvero la situazione di povertà e disagio, la desolazione imperante, l’anima e le ossa di chi ha una sola stagione nel cuore, l’inverno. Potrei fare molto per questa gente. Sarebbe un bel segnale da dare alla cittadinanza. Ma so che questo non avverrà e vi dirò di più, denuncerò il sindaco De Caro per calunnia, per tutte le menzogne che ha raccontato su di me, e per la messa a bando dai media.
Questa amministrazione infame continua a strumentalizzare la mia persona, lo stesso sindaco De Caro in una intervista con Tommy Tedone si contraddice, prima affermando che sono un abusivo, poi che avrebbero ripristinato il mio allacciamento alla rete elettrica. Bipolarismo od ipocrisia? Sa che tv, giornali locali, ben si guardano dall’invitarmi e dal parlare di me? E se lo fanno, lo fanno da benpensanti, istruendo le solite illazioni sul fatto che io abbia rifiutato aiuti. Lo dimostrino! Io ho le carte, le prove documentali, è tutto alla portata di tutti. Loro cosa hanno?


Perché ha voluto raccontare tutto ciò alla nostra testata?
Avevo bisogno di una interlocuzione, cercavo e cerco qualcuno che si faccia portatore sano della mia storia e della mia condizione, senza strumentalizzazioni politiche soltanto nei momenti elettorali. Un giorno ero a Bari e dovevo prendere il bus. Vidi un controllore e mi avvicinai dicendogli: “Guardi, io debbo salire. Ma non ho il biglietto, faccia quello che vuole.” Con immenso stupore quel signore mi comprò di tasca sua il ticket per la corsa, poi prendendomi in disparte mi disse: “Ma non ti ricordi più di me?” Scoppiai in lacrime. Era un vecchio, vecchissimo amico. Francesco Magrone (Segretario cittadino di Bari di Noi con Salvini, nonché controllore Amtab recentemente aggredito da un immigrato sul bus). Che emozione quel semplice gesto, che umanità.
Sapevo del suo excursus politico, della vicinanza al sociale. E allora gli ho chiesto di mettermi in contatto con Matteo Salvini. Lui incarna delle battaglie giuste e io ne condivido davvero tante tematiche. Difende gli italiani, non sono un razzista e neanche lui lo è (io forse lo diventerò per disperazione). Lui difende i più bisognosi, conduce lotte per non perdere l’identità, che fa rima dignità. Ecco, che desse una mano ad un uomo che non vuole scomparire. Che non vuole morire.

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