Allarme rosso

Banche vicino al collasso. Ma quelle italiane non erano "solide" e "sicure"?

Il Financial Times apre con il crollo del Monte dei Paschi di Siena. "Le banche italiane potrebbero emergere come l'anello debole nello sforzo di puntellare la moneta unica europea"

Marco Dozio
Banche vicino al collasso. Ma quelle italiane non erano "solide" e "sicure"?

Ci hanno raccontato, per anni, che il sistema bancario italiani era solido, affidabile, inaffondabile, tra i migliori d’Europa. Un mantra ripetuto di governo in governo, come a evocare una capacità tutta italica di mantenere a galla la baracca e al sicuro i soldi degli italiani. Poi sono arrivate le inchieste sul Monte dei Paschi di Siena con tanto di malagestione colorata di rosso e iniezione di denaro pubblico attraverso i Monti bond. Fino al recente salvataggio governativo di 4 banche al collasso, compresa quella del padre di un importante ministro, con il trascurabile effetto collaterale di mandare sul lastrico migliaia di innocenti obbligazionisti. Ora la tempesta si fa ancor più minacciosa. Il Financial Times, il principale quotidiano economico europeo, martedì apre l’edizione online e cartacea con il crollo del Monte dei Paschi di Siena che in Borsa è precipitato del 13% toccando i minimi storici, in seguito alla richiesta della Banca Centrale Europea di ridurre in 3 anni le le sofferenze nette dagli attuali 24,2 miliardi a 14,6 miliardi entro la fine del 2018.


Ecco un passaggio dell’articolo: “Dopo il crollo nella capitalizzazione quest'anno i banchieri prevedono che al Monte dei Paschi possa essere richiesto un aumento di capitale in una situazione che sarebbe difficile per la banca”. L’analisi del Financial Times traccia orizzonti cupi per il sistema delle banche italiane nel suo complesso. “A differenza della Spagna e dell'Irlanda, che furono obbligate ad accettare programmi di salvataggio internazionali quando si rivelarono incapaci di finanziare pulizie multimiliardarie dei rispettivi settori bancari al picco della crisi dell'eurozona, l'Italia non ha mai condotto una revisione radicale delle sue istituzioni finanziarie".


In un altro passaggio si allude alla Brexit, che secondo i media di regime avrebbe dovuto portare la Gran Bretagna alla rovina e che invece, paradossalmente, sta mettendo in luce i disastri dell’euro. "i dirigenti dell'eurozona stanno cominciando a preoccuparsi del fatto che le banche italiane potrebbero emergere come l'anello debole nello sforzo, in corso da sei anni, di puntellare la moneta unica europea. La tempesta scatenata dal voto britannico per lasciare la Ue ha sottolineato queste preoccupazioni riportando i riflettori sulle fondamenta ancora incomplete dell'eurozona".


Il Ft aveva già scritto che il governo sta valutando un salvataggio delle banche con soldi pubblici, aggirando il bail in. "Renzi spera di trovare una soluzione di mercato con le banche italiane. Atlante sta per lanciare un fondo sulle sofferenze bancarie nei prossimi giorni che si concentrerà sull'acquisto dei crediti in sofferenza del Monte dei Paschi per un prezzo vicino ai valori di libro, secondo quanto anticipano alcuni banchieri. E come ultima istanza l'Italia potrebbe decidere di iniettare miliardi di euro nelle sue banche per evitare una crisi sistemica sfidando la Ue, dicono fonti vicine ai pensieri del governo". Secondo alcuni analisti servirebbero 40 miliardi di euro per salvare le banche dai crediti deteriorati, in sostanza dagli errori dei banchieri che di fatto non pagano mai, a differenza delle persone comuni che in quelle banche hanno investito i risparmi di una vita. E non c’è solo Mps in difficoltà tra i grandi gruppi. Anche Unicredit e Intesa San Paolo non se la passano benissimo. E non solo a giudicare dall’andamento dei titoli.


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