Intervista all'autore di "Anatomia di un populista"

Pucciarelli: "Salvini? Su certi temi è più a sinistra della Cgil"

Il giornalista di Repubblica, vicino alla sinistra radicale, ha pubblicato una biografia del leader della Lega: "Conquista il consenso del popolo abbandonato dal centrosinistra"

Marco Dozio
Pucciarelli: "Salvini? Su certi temi è più a sinistra della Cgil"

Foto Feltrinelli

"Il collante del variegato e atomizzato mondo della sinistra è la lotta contro un avversario che incarna il male assoluto e, allo stesso tempo, si fa portavoce di sentimenti e pulsioni che nella società esistono; e che quella sinistra da tempo non riesce più a decriptare": a scriverlo nel suo libro uscito pochi giorni fa, “Anatomia di un populista – La vera storia di Matteo Salvini” (Feltrinelli), è il giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli. L’avversario in questione è ovviamente il segretario della Lega Nord. Nel saggio Pucciarelli (livornese, 32enne, lavora nella redazione di Milano) prova ad analizzare il fenomeno salviniano senza fermarsi alla tipica critica ideologica dei “buonisti”.

Una parte interessante del libro è quella in cui lei mette in luce l’aspetto umano di Salvini. Sembra quasi un’ammissione: “Salvini non è poi così cattivo”. Ci può spiegare meglio di cosa si tratta?

"Ho provato a raccontare il leader del Carroccio non solo sotto il profilo politico ma anche “umano”. In tempi di personalizzazione della politica è un tema fondamentale per chi fa il mio lavoro. Salvini si differenzia dall’immaginario tipico del politico di professione perché ha un contatto diretto e costante con il suo elettorato e con la “gente” in generale. Ci riesce proprio perché ci tiene ad apparire un uomo della strada, nel bene e nel male. Con gli stessi pregi e gli stessi difetti. Conoscendolo al di fuori delle occasioni pubbliche, come lo sono un comizio o un collegamento in tv, a me è parso quasi di ritrovarmi davanti ad un altro Salvini. Meno arrabbiato e molto più gioviale. Come se recitasse una parte. Ma qui sconfiniamo nella psicologia…".

È un pregio o un difetto?

"L’umanità per un politico è un pregio. Dopodiché continuo a pensare che Salvini giochi con il fuoco quando utilizza toni molto duri specialmente verso migranti e rom. E quindi il suo doppio registro non la ritengo un’attenuante ma un atteggiamento spregiudicato".

Mentre certa sinistra un po' adolescenziale bolla Salvini come fascista, dimostrando di non conoscere storia e significato del termine, lei ricorda più volte il suo passato da “comunista padano”, perché?

"All’interno della stessa Lega, un po’ per scherzo e un po’ no, a Salvini danno del comunista. Penso che il segretario del Carroccio sia molto abile a mettere insieme il tutto e il contrario di tutto. Ridurlo a “fascista” è sicuramente comodo e immediato, ma se si vuole analizzare davvero un fenomeno bisogna avere una visione complessiva delle cose. E dire, ad esempio, che sulla critica alla legge Fornero Salvini scavalca a sinistra la Cgil. Con il “popolo”, parola quanto mai complicata e sfuggente, Salvini ci parla. Il popolo è pieno di contraddizioni. Le si possono ignorare e girarsi dall’altra parte, oppure ci si mette le mani e la faccia. Personalmente il populismo leghista non credo sia la risposta a un problema, anzi. Ma la sinistra il problema lo ha semplicemente rimosso".

Che tipo di problema, nello specifico?

"Se nei quartieri popolari la maggioranza degli elettori vota destra, Lega o Cinque Stelle e nei centri delle città, le zone ricche, vince il centrosinistra, qualche domanda uno dovrebbe porsela. Quello doveva essere il mondo di riferimento della sinistra. Nata per perorare la causa dei bisognosi, diciamo così. Il problema è questo. Sembra di vivere in un mondo che funziona alla rovescia".

Ma “populismo” è una parolaccia secondo lei?

"Dipende. La parola ha un’accezione negativa oggi come oggi, è un termine utilizzato in maniera dispregiativa. Ma la radice della parola è appunto “popolo”, e a me viene in mente Bandiera rossa: “Avanti popolo alla riscossa…”. Il populista è un politico che ha l’ambizione o la presunzione di rivolgersi direttamente alle persone saltando tutti i corpi intermedi. Le moderne tecnologie aiutano in questo senso e Salvini è bravissimo a utilizzare i social e la radio, i mezzi più diretti in circolazione. Se esiste un populismo “buono”, per me è quello che mette al centro il tema della disuguaglianza. Dipende poi da cosa si intende per popolo, se come un magma indistinto o se si ritiene esista un conflitto più o meno latente nella società".

Leggendo un po’ alcuni suoi post su MicroMega si intuisce la sua “vicinanza ideale” al mondo della sinistra radicale, allora le chiedo: esiste un problema legato all'immigrazione incontrollata? Esiste un conflitto sociale da questo punto di vista? 

"Direi una vicinanza culturale e affettiva verso chi esprime una critica all’attuale sistema economico mettendo in luce, come dicevo prima, le profonde disuguaglianze a livello non solo italiano o europeo, ma globale. Comunque il conflitto legato all’immigrazione esiste certamente, negarlo è impossibile. Le periferie sono i collettori principali del fenomeno migratorio. Se ad una situazione già di per sé difficile aggiungi l’arrivo di migliaia di persone che provengono dall’altro capo del mondo e in condizioni di addirittura maggior bisogno l’esplosione di una bomba sociale è dietro l’angolo. Ma continuo a ritenere che in un Paese come il nostro dove le dieci persone più ricche hanno lo stesso patrimonio delle 20 milioni più povere il vero scandalo e la vera ingiustizia da combattere siano proprio queste".

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