Intervista all'esperto di economia

Crisi banche, Malvezzi: "Siamo già nel baratro. I pezzi di m…. ci stanno uccidendo"

"La bolla esploderà. Non ci accorgiamo di essere nel baratro perché Draghi ha drogato i mercati, immettendo liquidità che è servita per comprare titoli del debito pubblico italiano e spostare il rischio dalle banche tedesche e francesi alla Banca d’Italia"

Marco Dozio
Crisi banche, Malvezzi: "Siamo già nel baratro. I pezzi di m…. ci stanno uccidendo"

Valerio Malvezzi, esperto di economia e di banche, già docente di Finanziamenti d’Azienda all’Università degli Studi del Piemonte Orientale, docente all’accademia nazionale di negoziazione creditizia Win The Bank, opinionista di Panorama, perché la crisi delle banche italiane sta esplodendo proprio ora? 

La crisi che ha origini molto antiche. Ora siamo in una bolla finanziaria aggravata dalle politiche assurde imposte dalla Bce e da chi governa l’economia mondiale, politiche che hanno portato i tassi di interesse delle banche in negativo. Stanno prendendo tempo perché hanno bisogno che la gente non capisca. Non c’è più nessuna connessione con la vita reale. Siamo in una situazione di equilibrio instabile enorme. La bolla esploderà.

Siamo sull'orlo del collasso delle più grandi banche italiane e quindi del sistema bancario nel suo complesso?

Siamo già nel baratro. Le banche italiane sono piene di spazzatura, ma è un problema che riguarda le banche di tutto il mondo. Non ci accorgiamo di essere nel baratro perché Draghi ha drogato i mercati, immettendo liquidità che è servita per comprare titoli del debito pubblico italiano e spostare il rischio dalle banche tedesche e francesi alla Banca d’Italia. Stiamo assistendo a un deliberato cambiamento del sistema economico, sulla base della teoria neoliberista. 

Cosa è successo?

Le banche sono aziende commerciali, comprano denaro e lo rivendono. E come tutti i commercianti applicano un margine, che nel sistema bancario si chiama spread. Se si riduce questo margine con delle politiche artificiali, allora è chiaro che le banche non guadagnano più prestando soldi all’economia reale e si gettano sulla finanza. Ed è per questo che le banche sono andate in perdita. Sì, siamo al collasso delle grandi banche italiane e anche di quelle mondiali. E il fondo Atlante è una barzelletta.

Quindi bail in o bail out?

La voglio dire in modo molto chiaro. Con il bail in se lo prendono in culo i risparmiatori. Con il bail out lo prendiamo in culo tutti, perché paga lo Stato, paga Pantalone.

Secondo i media di regime la Brexit avrebbe dovuto portare alla rovina della Gran Bretagna. E invece pare stia facendo emergere i disastri dell'eurozona. È così?

Ovviamente sì. Tutta l’informazione ufficiale insiste nel dire che la Brexit è un disastro. In realtà la Brexit ha dimostrato che non solo si può, ma che si deve uscire dal sistema oligarchico dell’Unione europea. Le turbolenze della Brexit saranno turbolenze di mercato, ma la Gran Bretagna non potrà che giovarsi dalla decisione di uscire della Ue. Abbasseranno le tasse, attireranno capitali da tutto il mondo, diventeranno la Singapore d’Europa. La Brexit è una liberazione dalla schiavitù.

Il "deprezzamento" delle banche italiane può agevolare shopping o acquisizioni da parte di banche straniere?

Potenzialmente sì, ma solo potenzialmente. Ci raccontano una favola secondo cui le sofferenze italiane siano dovute alle piccole imprese. Falso. L’80% delle sofferenze sono dovute alle grandi imprese e a operazioni finanziarie. Le banche non sono ridotte in questo modo perché hanno prestato soldi all’artigiano di Sondrio, anzi. Essendo sofferenze dovute a grandi imprese e alla presenza di titoli tossici, la domanda è: ma chi le compra le banche italiane? Eventuali acquirenti finirebbero per comprare sportelli da chiudere, visto che l’Italia ha una media di sportelli molto più alta di quella europea. Finirebbero per acquisire personale da lasciare a casa: ci sono decine di migliaia di esuberi da mettere in atto. Non credo che qualcuno voglia comprarle subito, c’è l’interesse a far cuocere lentamente il sistema.

All’Italia conviene uscire dall’euro?

Sì e al più presto. Il disegno tedesco era di distruggere l’economia italiana. Il piano dell’euro era appunto quello di annientare la capacità industriale del nostro Paese. Il nostro interesse è uscire al più presto dall’euro.

Il governo sta tentando di far pagare il conto della malagestione delle banche a tutti i contribuenti? Quali sono le responsabilità del governo e degli organi di controllo?

Il vero problema è aver perso la sovranità monetaria, aver tolto il controllo pubblico sulla moneta. Poi c’è il problema che la Banca d’Italia è controllore e controllato, essendo posseduta dalle banche private che dovrebbe controllare, in palese conflitto di interesse. Occorre riportate la moneta sotto il controllo pubblico e spiegare alle persone che il debito pubblico è ricchezza per il Paese. È chiaro che deve essere un debito che lo Stato, proprietario della moneta, contrae con se stesso: così quel debito potrà sempre essere ripagato.  Il dramma italiano, ma anche americano, è che è stato fatto crescere il debito privato. È esploso il debito privato, non quello pubblico: 40 anni fa avevamo un 27% di risparmio privato, oggi siamo al 4% perché la gente si indebita per stare al mondo. Ribadisco, occorre uscire dall’euro.

Cosa bisognerebbe fare secondo lei?

Se fossi ministro dell’economia farei 5 cose. Primo: aiuti di Stato per gli investimenti, cioè spesa pubblica per investimenti espandendo il debito. Secondo: se vogliamo stare in Europa occorrono eurobond, ovvero debito per sostenere la spesa. Terzo: bisogna abbandonare la strategia di riduzione del debito per perseguire una strada che porta all’aumento del Pil attraverso la costruzione di opere pubbliche e investimenti sull’impresa. Quarto: bisogna tornare al controllo pubblico della moneta. Quinto: occorre tornare alla separazione tra banca d’affari e banca di credito, in sostanza vorrei vedere qualche merda di vacca in più nei campi e qualche pezzo di merda in meno nei mercati finanziari. Solo con queste cinque misure si può evitare il baratro.





Questo grafico rappresenta quanto le maggiori banche italiane hanno perso in un anno?

Sì, certo. Se le banche non danno credito all’economia, allora sono le banche stesse a saltare. Vi propongo quest'altro grafico da cui si evince come il credit crunch stia continuando. La crisi delle banche e la mancata erogazione di credito all'economia reale sono strettamente connesse. Va assolutamente ripristinata la separazione tra banche d’affari e banche che danno credito all’economia reale.

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