in coma per giorni era piantonato dalla polizia

È morto Doddore Meloni, in sciopero della fame. Se ne va un eroe indipendentista sardo

Autoproclamato presidente della Repubblica di Malu Entu, lo Stato è riuscito a fermarlo solo a 74 anni condannandolo per reati fiscali

Alessandro Morelli
Sciopero della fame, muore Doddore Meloni, eroe indipendentista sardo

Foto, ANSA

Muore un indipendentista vero, uno che ha portato la sua battaglia politica fino alla fine. Doddore Meloni, presidente della Repubblica di Malu Entu (mal di Ventre) si è spento alle 9.10 del cinque luglio. Una vittoria per lo Stato italiano che lo aveva condannato per questioni fiscali e non ha accettato che l'anziano combattente per la libertà tornasse a casa malgrado le difficilissime condizioni di salute. 

Giovedì scorso, solo dopo la visita del medico di fiducia in carcere, l'uomo era stato ricoverato d'urgenza al Santissima Trinità dove era stato ricoverato dopo due mesi di sciopero della fame nelle carceri dove era detenuto dal 28 aprile scorso, prima a Massama (Oristano), poi nel carcere di Uta (Cagliari). Non è difficile paragonare la morte di Meloni a quella di Bobby Sands, giovane indipendentista deceduto il 5 maggio 1981 a seguito di uno sciopero della fame condotto ad oltranza come forma di protesta contro il regime carcerario cui erano sottoposti i detenuti repubblicani.

Doddore era in coma da due giorni e perennemente piantonato dagli agenti della polizia penitenziaria ma non era difficile immaginare che l'uomo sarebbe andato fino in fondo alla sua volontà di combattere, visto che, come riporta la Stampa, aveva dichiarato al suo avvocato: "Le sfide della vita non si possono lasciare a metà. Solo così si possono ottenere grandi risultati, so benissimo qual è il rischio che sto correndo in queste ore". Malgrado questo lo Stato vedeva in Meloni una minaccia avendolo già sbattuto in carcere per un "colpo di stato" in Sardegna agli inizi degli anni '80. In quell'occasione rimase dietro le sbarre per nove anni: unico italiano condannato per cospirazione contro lo Stato. "Mi hanno tenuto 33 giorni in un reparto dell’ospedale di Nuoro con gli aghi sulle braccia, per costringermi a confessare chissà cosa. Se non mi avessero messo le manette, la nostra nazione esisterebbe dal 1982. Io, comunque, ci credo ancora", disse.

Ultimamente era stato invischiato anche nel processo ai Serenissimi, dimostrando ancora una volta come quella per la libertà fosse una battaglia di vita. Una sfida che certo potrebbe essere una bella lezione di vita per molti rivoluzionari da tastiera. 

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