Buffagni e il Festival del Medioevo

Sante e regine, artiste e intellettuali, muse e medichesse: altro che roghi!

Lo scrittore Camillo Langone se la prende in prima pagina su il Giornale con il sottosegretario pentastellato Stefano Buffagni, che ha criticato il prossimo Congresso mondiale delle famiglie ricorrendo a vecchi stereotipi sulla condizione femminile durante i “secoli della Fede”. Eppure la voce delle donne tra il V e il XV secolo nella società, nell’economia e nella politica si è fatta ben sentire. E ancora oggi c’è chi le ricorda con passione e ammirazione, come al Festival del Medioevo...

Giuseppe Brienza
Sante e regine, artiste e intellettuali, muse e medichesse: altro che roghi!

Locandina del prossimo "Festival del Medioevo" (Gubbio, 25-29 settembre 2019)

"Non sanno niente, siamo governati da persone che non sanno niente. A cominciare dalla storia". Così ha scritto, giustamente "in preda allo sconforto", lo scrittore Camillo Langone in editoriale di prima pagina sul quotidiano diretto da Alessandro Sallusti (cfr. Se difendere la famiglia è cosa medievale, il Giornale, 4 marzo 2019, p. 1). Non l’ha pensato solo lui, a dire il vero, dopo aver letto quanto il sottosegretario del M5S Stefano Buffagni ha scritto contro il prossimo Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo.

"C'è stato un tempo in cui le donne più emancipate e gli omosessuali venivano bruciati sui roghi. Pare che qualcuno abbia nostalgia di quel periodo scuro". Tra i tanti studi che smentiscono questo tipo di affermazioni possiamo citare un libro scritto da una docente che insegna nella stessa città, Milano, nella quale è nato il giovane sottosegretario. Maria Paola Zanoboni, nel saggio Donne al lavoro nell’Italia e nell’Europa medievali (Jouvence, Milano 2016) documenta infatti un quadro storico completamente diverso da quello acriticamente ripetuto da Buffagni. Durante il Medioevo le donne hanno lavorato insomma in tutti i possibili settori, compresa l’edilizia, le miniere e le saline. Sono state imprenditrici autofinanziate e retribuite con compensi commisurati "alle reali capacità”, assicura la prof.ssa Zanoboni, e quindi non assolutamente dipendenti dal sesso (asseritamente discriminato) di appartenenza. Donne che col loro lavoro sono riuscite a mantenere sé stesse ed i propri familiari in difficoltà, nobildonne impegnate nelle attività più varie: dall’organizzazione di laboratori per il ricamo, alla gestione di miniere, alla direzione di opere di bonifica, all’impianto di caseifici, alla gestione di alberghi. Donne al lavoro nell'Italia e nell'Europa medievali è stato anche presentato nel 2017 alla terza edizione del Festival del Medioevo. Sì, ogni anno a proposito di questo “periodo buio”, in una delle più belle regioni d’Italia come l’Umbria, si tiene infatti una rassegna con mostre, dibattiti e quant’altro che celebra il Medioevo e dura un’intera settimana. Altro che roghi!

La quinta edizione del Festival del Medioevo è in programma a Gubbio dal 25 al 29 settembre 2019 e s’intitola non a caso: Ildegarda, Christine de Pizan e le altre. “Donne, l’altro volto della Storia”. Quindi a donne medievali che, ancora oggi, c’intrigano e ci affascinano sarà dedicata la prossima kermesse umbra, vivamente consigliata quindi al sottosegretario Buffagni.

Ma oltre a quanto tira in ballo oggi Langone su il Giornale (cita per esempio l’acuto giudizio dello storico americano Warren Hollister: “Chiunque creda che l'epoca che vide la costruzione della cattedrale di Chartres e l'invenzione del Parlamento e dell'Università fu buia non può che essere mentalmente ritardato o profondamente ignorante”), forse è utile fare un passo (storico) in avanti. E portare un ulteriore esempio, tratto in questo caso dalla storia della Chiesa, del ruolo importante delle donne, nella vita di una santa del Settecento, lo stesso secolo "dei lumi" al quale dobbiamo far riferire la "leggenda nera" sul Medioevo. A chi dice che le donne hanno sempre rivestito un ruolo insignificante nella Catholica, infatti, si può rispondere proprio con la vicenda di una religiosa, non medievale di periodo storico ma sicuramente tale come modo di vivere, operare e pregare. Parliamo di madre Maria Celeste Crostarosa, al secolo Giulia Marcella Santa (1696-1755), che è stata beatificata di recente, durante il pontificato di Papa Francesco (giugno 2016). Su di lei è di recente uscita una biografia scientifica corposa, basata su documenti originali (cfr. Carmen Pafundi, La colomba del Redentore. Vita della Beata madre Maria Celeste Crostarosa, Edizioni Ares, Milano 2018, pp. 584, € 24). Ancora oggi gli storici la ricordano per il fatto di aver fondato, da sola, ben due ordini religiosi, ancora esistenti, quello delle monache Redentoriste e quella dei padri Redentoristi, quest'ultimo dal quale sono usciti per fare solo due nomi i grandi sant’Alfonso Maria de Liguri e san Gerardo Majella. Ci sarebbe d'aggiungere molto altro ma, forse, basterebbe fare un salto a Gubbio il prossimo settembre.

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