Il referendum sull'immigrazione

Secondo i Paesi dell'Europa centrale, Bruxelles deve dare ascolto all'Ungheria

Numerosi esponenti politici di Austria, Polonia, Serbia, Repubblica Ceca e Croazia hanno espresso grande soddisfazione per il risultato della consultazione

Redazione
Secondo i Paesi dell'Europa centrale, Bruxelles dovrebbe dare ascolto all'Ungheria

Il blocco di Visegrád. Foto ANSA

Il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz ha dichiarato qualche giorno fa in un'intervista alla Welt am Sonntag che "è molto pericoloso che alcuni paesi della UE pensino di essere moralmente più degni di altri membri. Se l'Unione avesse come priorità la difesa dei propri confini, non sarebbe probabilmente un referendum come quello ungherese" aggiungendo inoltre che "il sistema delle quote è da rivedere. L'accoglienza di migliaia di rifugiati provenienti da altri paesi non funziona, questa politica è sbagliata". Il ministro ha affermato che nessuno dovrebbe attaccare l'Ungheria per la sua politica sull'immigrazione, e che "il referendum ha dimostrato che Orbán è nel giusto" ricordando che hanno votato contro le quote più persone di quelle si espressero per l'ingresso dell'Ungheria nell'Unione Europea.

In Croazia, il Ministro degli Affari Esteri Miro Kovač ha reagito lunedì 3 ottobre al referendum ungherese dicendo che i risultati mostrano che l'Ungheria, ma anche altri paesi dell'Europa orientale, hanno un punto di vista comune in materia di immigrazione. "Ora è importante che si raggiunga un consenso su questo in Europa", ha concluso. Il presidente del partito di governo HDZ, Andrej Plenković, ha dichiarato che i partecipanti al voto hanno inviato un messaggio forte all'Unione europea. La Serbia, che sta subendo la presenza di almeno 10.000 clandestini sul proprio territorio, ha dichiarato dopo il referendum ungherese la sua volontà di chiudere i confini ai clandestini.

Il presidente della Repubblica Ceca Miloš Zeman ha chiesto lunedì che le centinaia di migliaia di migranti economici che sono arrivati in Europa a partire dall'inizio dello scorso anno siano espulsi. Ha detto che dovrebbero essere spostati in "luoghi vuoti", come il Nord Africa o alle "isole greche disabitate" in un'intervista al Financial Times, facendo eco a quanto detto da Orbán. "Io sono per l'allontanamento di tutti i migranti economici", ha detto, aggiungendo che la cultura degli immigrati musulmani è "fondamentalmente incompatibile" con la società europea.

In Polonia, il ministro degli affari esteri Witold Waszczykowski ha dichiarato lunedì mattina, parlando alla radio, che a suo parere il risultato del referendum è positivo. Secondo lui il messaggio è chiaro, una parte enorme della società ungherese ha espresso il suo sostegno verso la politica sull'immigrazione di Viktor Orbán. Pertanto, ha detto Waszczykowski, il leader ungherese ha ricevuto un mandato per proseguire su questa strada. Tutte queste dichiarazioni dimostrano che Orbán non ha affatto perso domenica, come vorrebbero far credere i media occidentali. I risultati contano agli occhi di molti europei, in particolare in quell'Europa centrale che ha compiuto un altro passo verso l'affermazione della sua politica contraria all'invasione.

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