le strategie dei terroristi

L'Isis? Comunica via Skype

La pianificazione degli attentati diventa sempre più sotterranea nel web. E in Italia cambia anche il modo di investigare e di intercettare i potenziali jihadisti

Redazione
L'Isis? Comunica via Skype

L'Isis si adegua alle moderne tecnologie. Per quanto i social come Facebook siano ancora molto utilizzati per la propaganda, non sono ritenuti un mezzo di comunicazione sicuro per i jihadisti. Comunicare a voce su Skype è una modalità più diffusa per chi è alla ricerca di nuove leve. I più esperti, invece, utilizzano il deep web, con il download di software applicativi come Tor, un sistema per la criptazione in passato utilizzato dalle forze militari americane. Anche l'Italia si attrezza: la nuova arma in mano agli investigatori è un virus malware, il già conosciuto 'Trojan', che prende il nome dal Cavallo di Troia.


Si tratta di un software-spia, spesso utilizzato dagli hacker e non solo, che si auto installa su computer pc, smartphone o tablet e senza essere individuato dall'utente entra all'interno dei sistemi informatici, li 'perlustra', carpisce informazioni sensibili e permette di registrare comunicazioni e conversazioni. Dopo essere stato stralciato da un decreto antiterrorismo del 2015, a fine luglio 2016 la commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera all'uso del trojan, consentito per indagini di antiterrorismo. Chi indaga sa che il processo di radicalizzazione dei potenziali terroristi è variabile, nel tempo e nello spazio.


Può capitare di arrivare alla convinzione di diventare un soldato della guerra santa islamica nell'arco di poco tempo e nell'ambito delle quattro mura della propria stanza, ma c'è sempre un insieme di fattori che determina queste dinamiche. Per questo gli investigatori seguono passo dopo passo alcuni soggetti, spesso assistendo alla loro radicalizzazione fino a raccogliere quegli elementi che evidenziano forme di reato. Il numero di chi pensa di compiere attentati in Italia è aumentato rispetto a quelli che decidono di lasciare il Paese per combattere in zone di guerra.


Quest'ultimo fenomeno però è ancora presente, aiutato dalla figura dei facilitatori, il cui coinvolgimento in vicende o gruppi terroristici può variare. In altri casi esistono invece alcuni network, molti in Albania, in grado di garantire per chi vive in Italia i canali giusti per raggiungere l'Isis in Siria e Iraq.

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