Intervista al direttore di Arab News

Eurabian caos. Sauditi illuminati, UE al buio

Un Medio-Oriente instabile rende ancor più instabile la già fragilissima Europa e la drammatica stagione delle primavere arabe dovrebbe ricordarcelo

Max Ferrari
Arabia illuminata, UE al buio

Da sinistra, il ministro degli Esteri saudita Al Jubeir e Faisal Abbas, direttore di Arab News

Ci piaccia o no, un Medio-Oriente instabile rende ancor più instabile la già fragilissima Europa e la drammatica stagione delle “primavere arabe” clinton-obamiane tanto care alla sinistra dovrebbe ricordarcelo: promettevano democrazia e invece sono arrivati gli stati-mafia gestiti da bande di delinquenti e terroristi che hanno generato una migrazione di massa devastante tanto per l’Africa quanto per l’Europa. Dramma ben lontano da una conclusione e, anzi, in questi giorni il Medio-Oriente vive momenti di nuova grande agitazione con le dichiarazioni di Trump su Gerusalemme, una Siria sempre in guerra, l’Iraq nel caos,i curdi schiacciati tra Bagdad e Ankara, un conflitto verbale sempre più acceso tra gli iraniani da un lato e israeliani e sauditi dall’altro, l’astio crescente tra il Qatar e gli altri stati del Golfo e, infine, i sommovimenti in atto in Arabia Saudita dopo la potente ascesa del principe ereditario, il riformatore modernista e nemico degli estremisti Mohamed Bin Salman, che piace molto ai suoi connazionali, a Trump e persino a russi ed israeliani ma poco o nulla alla sinistra europea.
Per capirne di più, al termine di una settimana di importanti appuntamenti sauditi a Roma, abbiamo intervistato in esclusiva Faisal J. Abbas, giovane (35 anni) ma già autorevolissimo giornalista chiamato a dirigere Arab News, il blasonato quotidiano più venduto in Arabia e più letto nei paesi arabi nella sua edizione on-line in lingua inglese:un faro per chi vuol capire cosa pensi e dove stia andando la dirigenza saudita che a Roma è stata rappresentata al vertice sul Mediterraneo da , ministro degli Esteri di rara chiarezza, schiettezza e incisività.


Faisal, ci può spiegare cosa sta realmente succedendo a Ryad? Molti giornalisti europei accusano il principe di populismo-autoritarismo, parlano di “stato di polizia” e dicono che dopo l’ondata di arresti dei corrotti, per gli stranieri sarà più rischioso investire
E’ esattamente l’opposto: era difficile e rischioso investire in un ambiente infiltrato dalla corruzione e dal non rispetto delle regole, mentre oggi avviene tutto con la garanzia della massima trasparenza e della tutela di tutti, a cominciare proprio dagli investitori esteri. Questo è il momento di investire. Se lei venisse vedrebbe che non c’è alcuno stato di polizia e, anzi, ci sono e sono già ben visibili tante nuove forme di libertà che solo due anni fa erano impensabili: semplicemente, come ha ricordato a Roma il nostro ministro degli Esteri, sono state arrestate delle persone che si erano impossessate in maniera illegale di importanti somme di denaro che appartengono allo stato e che ora saranno recuperate e usate per rispondere alle necessità degli onesti cittadini. Mi pare poi ridicolo e incredibile che l’hotel a 5 stelle dove risiedono gli arrestati si possa definire un carcere duro.

Qui in Italia ci fu un’operazione della magistratura chiamata Mani Pulite in cui furono arrestate decine e decine di politici sospettati di corruzione, ma nessuno accusò Roma di dittatura e, anzi, la stampa mondiale fece articoli di elogio. Due pesi, due misure
Fortunatamente la dirigenza saudita non si muove per ottenere buoni articoli di stampa, ma con un progetto chiaro riassunto in “Vision 2030” per costruire un paese migliore e quello che ci conforta è il supporto della popolazione.

Rimane il fatto che l’Europa anziché ringraziare un giovane principe illuminato che lavora per costruire un Paese moderno e tollerante, lo bersaglia spesso con le famose “fake news” che sulla stampa italiana sono un misto di bugie totali mischiate a mezze verità nel tipico stile della disinformazione
Qualsiasi cosa noi facciamo, ha i suoi critici: prima c’era chi criticava il divieto di guidare per le donne, ora c’è chi critica il permesso come se fosse una cosa da poco quando invece dà alle donne una nuova autonomia e nuove possibilità di trovare e recarsi al lavoro. Prima criticavano la corruzione e l’inazione, ora criticano l’arresto dei corrotti e il pugno di ferro contro i terroristi, e potrei fare mille esempi. Evidentemente ci sono posizioni preconcette, pregiudizi che non permettono un giudizio sereno e obiettivo, ma a noi interessa sapere cosa pensano i sauditi, non gli speculatori esterni e sappiamo che i nostri concittadini sono contenti. Non lo dico io, ma sondaggi che “Arab News” ha commissionato ad autorevoli società internazionali di analisi dei dati che hanno operato in totale autonomia, come YouGov, che ci mostrano come l’80% della popolazione gradisca le riforme in atto. E non è una sorpresa perché la vasta maggioranza dei sauditi sono giovani sotto i 30 anni che usano Twitter, Facebook, parlano inglese, viaggiano molto, studiano all’estero e certamente vogliono vivere in una nazione con salde radici ma protagonista del futuro e non rinchiusa in se stessa.
Io stesso pensavo di essere destinato ad una carriera all’estero: non essendo di famiglia aristocratica e non avendo particolari legami non pensavo di poter avere chance in un paese statico come il mio e dapprima ho lavorato a Londra e poi negli Emirati. L’anno scorso però mi hanno richiamato in patria semplicemente dicendomi: “sappiamo che sei bravo, torna e dai il tuo contributo”. Questo si chiama meritocrazia, ho capito che qualcosa di importante stava nascendo e mi sono convinto a tornare. Oggi sono soddisfatto: non voglio dire che siamo la nazione perfetta, ma stiamo facendo grandi progressi. Certo, c’è un 20% di persone che non gradiscono il cambiamento, ma non può il 20% fermare l’80%.

Il viaggio di Trump in Arabia Saudita è stato un punto di svolta per voi e per il Medio-Oriente?
Decisamente sì. Con la Clinton e Obama avevamo raggiunto il punto più basso e l’America aveva intrapreso una politica estera totalmente difforme da quella dei presidenti precedenti. In Libia e in Siria sono state lanciate campagne lasciate a metà che hanno provocato solo vuoti di potere e destabilizzazione che hanno coinvolto tutta la regione. Trump ha ripreso il filo delle storiche alleanze nell’area e ha ridato centralità ad un asse con Arabia ed Egitto che nel mondo arabo è stato garanzia di stabilità. Oggi tutto è in divenire e se gli americani attueranno nell’area politiche condivise con sauditi, emiratini ed egiziani ci sono grandi opportunità di pace e stabilità, altrimenti è una grande incognita.


Le famose “primavere democratiche arabe” hanno causato anche un fenomeno di migrazione di massa incontrollata verso l’Europa. Cosa ne pensa?

Nel caso di chi fugge da una guerra, e penso in primis ai siriani, è chiaro che tutti i paesi del mondo debbano garantire quote di ospitalità in attesa che in quei paesi torni la pace. A quel punto tutti si dovrebbero impegnare per una vera ricostruzione che permetta ai profughi di tornare a casa. Diverso il caso, di cui lei mi parlava, di chi fingendosi profugo entra illegalmente nei confini di uno stato: in questo caso si tratta di un illegale punto e basta.

Tra i migranti, ma soprattutto tra i figli e nipoti di migranti musulmani arrivati in Europa negli anni ‘60 si è verificato un fenomeno di islamizzazione radicale che in taluni casi è sfociato nel terrorismo. Come leggete questa cosa?
Come ben sapete il principe ereditario ha apertamente lanciato una durissima campagna per schiacciare ogni forma di estremismo religioso nel nostro paese e, diversamente da altri anche in Europa, ha accusato apertamente chi,in Medio-Oriente, appoggia i terroristi, direttamente o indirettamente. Le riforme sociali ed educative che il principe ha proposto servono anche a questo: inserire e interessare i giovani alle cose belle, intelligenti, sane e anche divertenti del mondo e allontanarli dai cattivi maestri che sfruttando la loro frustrazione.

La interrompo per dire che la stessa cosa avviene in Europa, dove molti gruppi radicali che in Arabia e in Egitto sono stato messi fuorilegge sono accettati e perfino finanziati
E’ chiaro che in Europa ci sono delle persone che vivono lì ma non accettano le vostre leggi e i vostri costumi e personalmente penso che non ci dovrebbero stare, perché un proverbio arabo dice che non è bello sputare nel bicchiere in cui bevi, ma questo è un problema vostro e sta a voi trovare la soluzione. Mi preme dire che noi vediamo gli estremisti islamisti come voi vedete i membri del Ku Klux Klan: una minoranza pericolosa e chiassosa che va arginata, ma una assoluta minoranza.

L’intervista è finita e magari si potrebbe pensare che quelle di Faisal J. Abbas siano solo tante belle parole per farci contenti, ma non è così: sul suo giornale (e basta leggerlo per verificarlo) ci sono tanti pezzi davvero coraggiosi, sotto la sua direzione per la prima volta un quotidiano saudita ha pubblicato il disegno di una croce (per condannare le stragi che colpiscono cristiani e musulmani in Egitto), le foto delle redattrici col volto coperto sono sparite, le giornaliste si sono moltiplicate e gli editoriali sono sferzanti:ad esempio dopo il recente vertice di Roma denominato “Dialoghi del Mediterraneo” dove il governo italiano ha pensato furbescamente di nascondere il problema del terrorismo sotto i preziosi tappeti del meeting, Faisal si è chiesto sulla prima pagina di “Arab News” se questi monologhi addomesticati e senza contraddittorio spacciati per dialoghi abbiano ancora un senso. La stampa italiana invece non si è chiesta nulla e su una riunione che ha visto a Roma personalità di primo piano da tutto il mondo ha scritto giusto poche insipide righe: peccato che poi questi stessi giornali ci raccontino che la stampa saudita è controllata e censurata. Visto così parrebbe quasi il contrario.

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