Mario Calabresi lascia il quotidiano Repubblica

“Lo hanno deciso gli editori” (cioè De Benedetti)

Sinistra allo sbando: dopo appena tre anni nei quali aveva rinnovato il quotidiano di via Solferino ed era riuscito a invertire il calo delle vendite, “licenziato” il figlio del commissario di P.S. Luigi Calabresi (ucciso dai terroristi rossi nel 1972) e sostituito con l’ex direttore della Gazzetta dello Sport e di Vanity Fair…

Giuseppe Brienza
“Lo hanno deciso gli editori” (cioè De Benedetti)

Foto ANSA

Mario Calabresi, con un messaggio piuttosto amaro pubblicato oggi su Twitter, ha annunciato il suo abbandono dalla direzione del quotidiano “la Repubblica”, che guidava dal 15 gennaio del 2016. “Dopo tre anni finisce la mia direzione di Repubblica. Lo hanno deciso gli editori. Ho l’orgoglio di lasciare un giornale che ha ritrovato un’identità e ha un’idea chiara del mondo. I lettori lo hanno capito, la discesa delle copie si è dimezzata: era al 14 ora è sotto il 7”. A guidare il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sarà ora Carlo Verdelli, 62 anni a luglio, già direttore di “Sette”, inserto del Corriere della sera ma, nell'ambiente, conosciuto soprattutto per le esperienze di rilancio prima di Vanity Fair poi della Gazzetta dello Sport.

Verdelli è da oggi il quarto direttore de “la Repubblica”, dopo il fondatore Eugenio Scalfari, Ezio Mauro, e i tre anni appunto di Mario Calabresi. All’origine del “licenziamento” di quest’ultimo ci sarebbe stata una precisa scelta dell’editore Carlo De Benedetti, ovvero per la precisione del gruppo editoriale Gedi, che possiede tra gli altri giornali anche “La Stampa” di Torino, di cui Calabresi era stato direttore prima di Repubblica. Prima della sua direzione “la Repubblica” si poteva considerare a tutti gli effetti un quotidiano in crisi, con una costante e verticale discesa delle vendite. Nei suoi tre anni di direzione il giovane giornalista figlio del Commissario di P.S. Luigi Calabresi (1937-1972), assassinato da terroristi rossi a 34 anni e per il quale è stata richiesta l’apertura della causa di beatificazione nella Diocesi di Roma, ne era riuscito a dimezzare il trend negativo. Diatribe personalistiche interne ne hanno quindi irragionevolmente condotto a passare la mano, ad un professionista oltretutto molto diverso da lui. Carlo Verdelli, infatti, di carattere schivo e definito "ombroso" da chi ha collaborato con lui, è stato in passato direttore di testate molto diverse da “la Repubblica”: da Sette, alla Gazzetta dello Sport e, appunto, Vanity Fair. Il suo più noto successo è stato proprio il rilancio della versione italiana del periodico gossip più famoso al mondo, trasformato in un ibrido tra newsmagazine e tabloid femminile. Verdelli, oltretutto, ha dimostrato notevoli capacità nella direzione e gestione di editoria cartacea, in un tempo in cui quest’ultima segna sempre più il passo.

Con i suoi quarantanove anni e una carriera giornalistica iniziata invece già al tempo dell’editoria digitale (nel 1998 all'Ansa, redazione politica di Roma), Mario Calabresi sembrava poter far assumere di nuovo alla Repubblica quel ruolo di punta nel panorama informativo e culturale che, molti lettori frastornati della sinistra in crisi, probabilmente si aspettavano. Non è stato un caso, per dirne una, che a soli 39 anni (nel 2009) Calabresi si è meritato l'incarico di direttore de La Stampa, dando impulso a iniziative di sicuro interesse come il giornale digitale d’informazione vaticana annesso al quotidiano “Vatican Insider”, lanciato nel 2011 da Andrea Tornielli, da due mesi direttore del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede. Calabresi, oltretutto, è autore di libri di grande qualità come ad esempio Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, pubblicato nel 2007 e dedicato alla memoria del padre e di tutti quelli che hanno continuato a vivere dopo aver perso i propri cari durante la maledetta stagione degli “anni di piombo”.

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