tragedia dimenticata

Schiavi in Mauritania. Nelle grinfie dei talebani

Nate schiave, oppure vendute, sfruttate, stuprate. La moderna schiavitù nel mondo islamico si basa sul razzismo: colpisce quasi solo il popolo degli Haratin

Redazione
Schiavi in Mauritania. Nelle grinfie dei talebani

“Sono diventata una schiava a 5 anni. Ogni giorno badavo agli animali, e ogni notte venivo stuprata dal mio padrone. Era l’unica vita che conoscevo e vi giuro che pensavo fosse normale. Perché nel mio paese, la Mauritania, centinaia di migliaia di persone vivono ancora in schiavitù. Ma io sono stata fortunata: mio fratello è riuscito a scappare, ha trovato un’organizzazione che lotta contro la schiavitù e gli ha chiesto di liberarmi. All’inizio non volevo assolutamente che mi portassero via: non riuscivo a immaginare una vita senza i miei padroni, senza dover lavorare ogni giorno, anche quando ero incinta o a un giorno dal parto. Era l’unica vita che conoscevo”.


A parlare è l’ex schiava Haby mint Rabah, che ha denunciato la folle situazione ancora presente nel Paese africano. Oggi si stima che fino al 20% della popolazione viva in catene. Sono persone nate schiave, oppure vendute, sfruttate, stuprate. E proprio come la storica tratta degli schiavi, anche questa nuova schiavitù si basa sul razzismo: colpisce quasi solo il popolo degli Haratin. La Repubblica Islamica della Mauritania, ove al-Qaeda ed i terroristi salafiti spadroneggiano, è stato l’ultimo paese al mondo ad abolire la schiavitù, che è diventata un crimine solo nel 2007. Ma nonostante sia ufficialmente illegale, e ci siano una legge, un piano d’azione, e che il parlamento l’abbia recentemente dichiarata “un crimine contro l’umanità”, fino a oggi sono riusciti a condannare un solo capo schiavista.

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