Parole profetiche

Immigrati, Germania costretta a dar ragione a Orbán

Il premier ungherese, criticato per la costruzione del muro, nel dicembre 2015 disse: "Arriverà il momento in cui il nostro punto di vista verrà condiviso"

Redazione
Ora anche la Germania è costretta a dare ragione a Viktor Orbán sull'immigrazione

Viktor Orbán. Foto ANSA

"Arriverà il momento in cui ci daranno il rispetto e il riconoscimento che meritiamo. Verrà prima o poi condiviso il nostro punto di vista. Dobbiamo solo rimanere tenaci e gentili per il tempo che occorre". Parole che si sono rivelate profetiche, pronunciate nel dicembre del 2015 al termine di un vertice europeo sull'immigrazione dal premier ungherese Viktor Orbán, che in quel momento si trovava nell'occhio del ciclone per avere deciso di difendere il suo Paese e l'intera Europa dall'invasione degli immigrati clandestini attraverso la realizzazione di una barriera metallica, il cosiddetto "muro", per impedire gli attraversamenti illegali della frontiera con la Serbia. Di fatto, l'Ungheria stava solo facendo rispettare le regole in vigore sull'ingresso di extracomunitari all'interno del territorio europeo.

Tutti gli organi d'informazione gli davano contro, la cancelliera tedesca Angela Merkel favoleggiava di una politica dell'accoglienza e delle porte aperte che lei stessa è stata costretta a rinnegare per i troppi danni che ha causato, l'allora primo ministro italiano Renzi sbeffeggiava il collega magiaro, arrivando a chiedere il taglio dei finanziamenti europei a quei paesi che rifiutavano di farsi invadere forzatamente. A distanza di un anno, ad eccezione dell'Italia tutti gli stati europei hanno fatto esattamente quello che ha fatto Orbán prima di loro, ovvero esercitare il controllo sui propri confini cercando di bloccare l'immigrazione clandestina e con essa il traffico di esseri umani e il rischio concreto di infiltrazioni terroristiche tra coloro che attraversano illegalmente le frontiere.

Oggi gli stessi che additavano allora Orbán di xenofobia sono stati costretti dalla realtà dei fatti ad ammettere che l'immigrazione illegale è direttamente in relazione con il pericolo per la sicurezza dei cittadini, e chi accusava di "populismo" coloro che sollevavano l'allarme, oggi parla di limitare e controllare gli ingressi. Il dietrofront più clamoroso è proprio quello tedesco, ma se si esclude l'ostinata anomalia italiana dove anche nel 2016 si è registrato un aumento record degli arrivi a fronte di un calo complessivo nell'Unione Europea, nel resto del vecchio continente la tendenza, al di là del colore politico delle maggioranze di governo, è quella di seguire l'esempio dell'Ungheria chiudendo le frontiere, controllando gli ingressi, respingendo i clandestini e dicendo "arrivederci" a Schengen.

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