quartieri ghetto

Il pericolo sottovalutato: il Bronx a casa nostra

I sociologi lo chiamano rischio banlieu: è l’insofferenza di gruppi etnici ammassati disordinatamente nelle nostre città, che si radicalizzano e si muovono guerra gli uni contro gli altri

Redazione
Il pericolo sottovalutato: il Bronx a casa nostra

Ragazze tedesche inneggiano all'accoglienza. Dopo i fatti di Colonia sono state meno entusiaste

Evitare i quartieri ghetto. Lo aveva già detto l'allora ministro Maroni nel 2010 dopo le risse di via Padova a Milano quando gruppi armati di egiziani avevano devastato alcuni negozi sudamericani in risposta ad uno sgarbo subito. Non fu ascoltato e la situazione adesso è degenerata; in tutte le grandi città si assiste all'ammassarsi inarrestabili di clandestini, spesso suddivisi per etnie, fianco a fianco ad immigrati regolari non meno furibondi degli italiani per la situazione venutasi a creare in questi anni grazie al buonismo radical-chic.


“Quello che è accaduto è stato un atto di intolleranza da parte di persone che non riescono a convivere tra di loro”, commentò Maroni, all'epoca della caccia all'uomo in via Padova. Il timore è proprio questo, che non gli italiani, oramai assuefatti a qualunque prepotenza ed imposizione il Governo dei palazzi di marmo rovesci loro sulla testa, ma che gli stessi stranieri, magari della seconda o terza ondata migratoria, si ribellino. E malamente. È ciò che gli analisti chiamano rischio banlieu.


In molte occasioni la stampa ha dato risalto a vicende di accoltellamenti tra amerindi ed immigrati dell'Est, solitamente con i primi infastiditi (spirito latino!) da qualche commento pesante dei secondi alle loro compagne. Risse per futili motivi spesso degenerate nel sangue per un motivo in realtà meno superficiale di quanto possa apparire a prima vista: l’insofferenza di gruppi etnici ammassati disordinatamente gli uni addosso agli altri e non integrati. Insofferenza che porta alla nascita di una sorta di milizia privata spontanea, come le baby gang sudamericane.


Si tratta di bande giovanili molto diffuse nelle principali città italiane (a Milano, Genova e Roma la fanno spesso da padrone, nottetempo, nei vicoli più bui e famigerati, sorta di Bronx tutto nostrano) che esaltano la propria diversità culturale come simbolo distintivo. Queste gang malavitose ad esempio gestiscono nel capoluogo lombardo lo spaccio della droga; i gruppi più noti sono i latin kings, ma ne esistono a decine, composti da peruviani o ecuadoriani e tutti percepiti dai “latinos” come tratto distintivo e identitario: Neta, Soldao latino, Trinitarios, Latin forever.


Per il momento alcuni si limitano ad atti di microcriminalità: furtarelli nei supermercati, scippi ad anziane e violenza sulle macchine come rito di passaggio per dimostrare di essere dei duri, ma anche rapine e spaccio; e qualche volta, grazie anche alle consuete, abbondanti libagioni a base di birra mescolata a zucchero e limone, ci scappa l'accoltellato. Altri sono veri e propri gangster di tipo mafioso. Ma certa parte del mondo politico sembra sottovalutare le potenzialità (negative) dell'aumento di questo fenomeno ed anzi plaude ai continui arrivi; speriamo che, come al solito, non ci si debba pentire quando ormai è troppo tardi.

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