il dragone in affanno

Anche la Cina è a rischio recessione. E lo Stato ha truffato i correntisti

Consideriamo l'estremo Oriente come un potenziale ed appetibile mercato; presto, in realtà, dovremo fare i conti anche noi con milioni di nuovi poveri generati dalla malapolitica

Alfredo Lissoni
Anche la Cina è a rischio recessione. E lo Stato ha truffato i correntisti

Anche la Cina è a rischio recessione, con i cinesi che non credono più allo Stato. Quello Stato che aveva esortato la popolazione ad investire in Borsa, con l'illusione che tanto, a farli guadagnare, ci avrebbe pensato il partito. Stiamo parlando di migliaia di investitori che, dopo l'estate nera della Borsa di due anni fa, con tanto di svalutazione della moneta locale (lo yuan) ha visto crollare i titoli di lusso, che hanno pagato a caro prezzo le turbolenze sui mercati asiatici, e con essi la fiducia nel partito. La svalutazione dello yuan ha drasticamente ridotto il potere d'acquisto dei cinesi che, a loro volta, hanno reagito tagliando i consumi voluttuari.


C'è chi dà anche la colpa della diffusa sfiducia anche ai fatti di Tianjin, che hanno visto il Governo mandare allo sbaraglio, a morire, oltre cento giovanissimi pompieri in un deposito in fiamme contenente materiali velenosi. La scoperta che l'area fosse a soli 500 metri dalle abitazioni (mentre la distanza minima legale è di un chilometro) e la constatazione che nessuno avesse mai obiettato, solo perché i dirigenti responsabili erano parenti di politici altolocati è suonata come una tangentopoli in salsa cinese. "Molti cinesi hanno perso fiducia nel Governo con i fatti di Tianjin e per questo hanno disinvestito pesantemente in Borsa", ha confidato un banchiere occidentale di Hong Kong, che prevedibilmente chiede l'anonimato per non fare una brutta fine. Ma probabilmente c'è dell'altro.


La tanto strombazzata “crescita economica costante” promessa dal Governo non c'è più, e la classe media se ne sta rendendo conto. E questo accade in patria come all'estero, ove i mercati sono stati saturati da merce spazzatura che nessuno vuole acquistare ed ove con sempre maggiore frequenza, nelle Chinatown locali, si assiste all'inarrestabile chiusura di quei negozi etnici che, sino a pochi anni fa, sembravano spuntare come funghi. Non solo, sempre più spesso, pur se lontani da occhi indiscreti, quei cinesi venuti in Occidente, Italia compresa, inseguendo il miraggio della fortuna economica, li si vede vagabondare nei parchi e nei giardini a raccogliere frutta selvatica e persino erba da mettere nel piatto. In quel piatto ove, nonostante le promesse del partito, non c'è null'altro.

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