piovra finanza

La Fed e l’asino di Buridano: un dilemma cornuto

La Fed a fronte delle scelte che deve fare rappresenta oggi il paradosso dell’asino di Buridano che incapace di scegliere tra due mucchi di fieno esattamente uguali accompagnati dalla stessa quantità di acqua finisce per morire di fame e di sete

Fabrizio Pezzani
La Fed e l’asino di Buridano: un dilemma cornuto

Pubblichiamo la prima parte dello studio del professor Pezzani della Bocconi sulla macro-usura geopolitica

Il paradosso rappresenta il dilemma a cui si trova di fronte la Fed perché qualunque decisione possa prendere o sia in grado di prendere – alzare o mantenere invariati i tassi sul debito – il problema di un rischio sistemico di default finanziario non viene risolto ma solo differito. Come Lemhan, lo sapremo il giorno dopo, perché la gente non vuole mai vedere la verità fino a quando non gli scoppia in faccia.

Il pensiero unico monetarista eretto a verità incontrovertibile grazie ad un sistema di relazioni tossiche tra Accademia, Politica e Finanza ha finito per divorare sé stesso esattamente come Saturno divorava i propri figli inondando di una liquidità senza un controvalore reale il mondo della finanza separandola totalmente dall’economia reale a cui dovrebbe, invece, sottostare. Dal momento in cui la moneta è stata separata dalla convertibilità in oro nel 1971, il mondo della finanza ha seguito un suo percorso di sviluppo astrale ma funzionale a sostenere interessi sovraordinati al mondo reale assumendo un ruolo di governo funzionale all’esercizio di una forma di “macro-usura” geopolitica. La Fed in tutto questo ha avuto gravissime responsabilità delle quali dovrebbe essere chiamata a rispondere rispetto all’uso spregiudicato del capitalismo finanziario che dopo avere spolpato l’economia reale ha gettato gli Usa ed il mondo nel turbine della tempesta monetaria.

Dopo la crisi del settembre 2008, l’unica soluzione è stata affidata alla trappola mortale del QE (Quantitative Easing) che ha aumentato la massa monetaria ma non ha prodotto effetti sulla reale crescita del paese che in mancanza di una vera attività manifatturiera delocalizzata è diventato ostaggio degli indici finanziari e della moneta in una logica di breve tempo che distrugge ma non costruisce tipico della sindrome della locusta. I risultati della finanza deregolamentata si riflettono in una situazione di rischio- default socioculturale senza precedenti espressi dai seguenti fatti:

- finanziarizzazione dell’economia reale e concentrazione della ricchezza sempre più polarizzata verso l’alto, crollo della classe media che è il lievito delle civiltà occidentali; per la prima volta da un secolo le famiglie della classe media non sono più la maggioranza del paese. Il 62% della popolazione degli USA non ha risorse sufficienti per pagare la riparazione di una macchina o una spesa medica superiore a 500$. Amplificazione fuori controllo di una povertà senza sistemi di welfare (il 18 % del pil rispetto alla media europea del 30 %);

- crollo dell’occupazione manifatturiera (11 % del pil) a favore di quella dei servizi (23 % del pil), conseguente crescita della disoccupazione mascherata con la sottoccupazione che manifesta un progressivo crollo delle rendite delle famiglie (la caduta dei salari fino all’80 %), un conseguente calo dei consumi un crescente disagio sociale represso da un sistema carcerario che mette gli Usa al primo posto al mondo per incarcerazione. Il sistema carcerario affidato ai privati è diventato un enorme business industriale che condiziona le scelte politiche attraverso l’inasprimento delle pene. Nel 1980 vi erano 220 detenuti ogni 100.000 cittadini oggi sono saliti a 716 arrivando ad un record mondiale superando in molti stati come la California la spesa per l’istruzione secondaria;

- concentrazione degli istituti di credito che diventano una sorta di autorità governativa in grado di influenzare le scelte della politica (too big too fail); la cancellazione della Glass Steagall Act ha generato una concentrazione di potere antidemocratico in mano a poche istituzioni finanziarie, un oligopolio a tutti gli effetti spacciato come democrazia;

- cultura della liquidità a breve e massimizzazione dei valori finanziari tramite una sistematica manipolazione dei dati. La crescita del Dow–Jones è determinata dal buy-back delle multinazionali che comprano con i profitti (circa il 95 % degli stessi secondo Bloomberg) ed a debito con tassi infimi le loro azioni alterandone il vero valore ed aumentando la massa di liquidità a debito che sostiene il gioco speculativo. L’aumento del valore delle azioni e l’illusione fittizia della crescita è stato determinato almeno per il 50% dalle operazioni di buy-back (fonte Morgan Stanley). Gli effetti della finanziarizzazione diventano una trappola mortale perché la ricerca del surplus azionario fittizio si scarica su salari sempre più bassi e con bassi tassi di interesse costringe i pensionati a consumare i loro risparmi. Tutto esattamente il contrario della politica industriale di Henry Ford che aveva messo in macchina il paese anche grazie agli aumenti salariali concessi ai suoi dipendenti per i quali era stato duramente criticato dall’establishement finanziario che non cambia mai. Come dice Warren Buffet, le quotazioni gonfiate potrebbero precipitare di colpo perché tutto il sistema è entrato in loop.

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