singolare tesi di un libro dem

La jihad? "Crea integrazione commerciale"

Giornalista di Radio Popolare analizza genesi e sviluppo di Boko Haram in Nigeria ed il giuramento di fedeltà al Califfato

Redazione
La jihad? "Crea integrazione commerciale"

Come nasce? Come si sviluppa? Chi finanzia Boko Haram? A queste domande cerca di rispondere Raffaele Masto, giornalista di Radiopopolare, con il suo ultimo saggio Califfato nero, edito da Laterza. Un libro che analizza la nascita del gruppo jihadista africano, che ne individua le connessioni interne all'Africa e quelle internazionali. L'accreditamento di Boko Haram con l'Isis. Ma Masto spiega, raccontando i suoi viaggi e le persone che ha incontrato, come Boko Haram è potuto nascere proprio in Nigeria e in un momento nel quale il paese sembrava a una svolta: il 1999 con l'elezione a presidente del gigante africano di Olusegun Obasanjo, un uomo del Sud, di religione cristiana. Un fatto epocale ma "questo si sarebbe rivelato", come scrive Masto, "al tempo stesso uno dei principali avvenimenti che avrebbe creato le condizioni per la nascita di Boko Haram".


L'obiettivo, dunque, del terrorismo jihadista in Africa è quello di istituire un califfato nel continente sull'esempio di quanto fatto in Siria e in Iraq e di cancellare il cristianesimo. E proprio Boko Haram è una tra le formazioni protagoniste di questa avanzata, forse la più sanguinaria, ma che è parte di un fenomeno globale di cui fanno parte anche i somali di al-Shabaab, collegati con il terrorismo di al-Qaeda, e le formazioni del Maghreb responsabili degli attacchi terroristici in Mali e Burkina Faso. Nel saggio si risponde, inoltre, a una domanda cruciale: "Ma perchè proprio oggi questi eventi drammatici stanno squassando aree che mai prima erano state toccate dall'intolleranza confessionale e dall'odio religioso?".


La tesi del libro è assai singolare: "La storia e l'analisi delle fonti di finanziamento e di reclutamento dimostrano che l'Africa è uno scenario aperto nel quale si giocano i prossimi equilibri geostrategici del pianeta". Se guardiamo al Corno d'Africa, e ai movimenti terroristici, in particolare al Shabaab, vediamo che - anche per la vicinanza geografica - per gli stati della penisola arabica il terrorismo "jihadista è come minimo un evento utile, perchè crea le condizioni per un'integrazione commerciale ed economica di cui emirati del Golfo, Arabia Saudita e Kuwait hanno estremo bisogno". Alla faccia!


Questa spiegazione buonista lascia a dir poco perplessi. Per noi questi movimenti fondamentalisti vogliono solo spazzarci via e basta. Inutile inventarsi giusitificazioni di sorta per il loro modi di agire. Si tratta di un colonialismo alla rovescia, nulla di più; è la storia che si ripete, con noi come vittime delle "invasioni barbariche". Masto la vede diversamente. Boko Haram, almeno al suo inizio, è "il prodotto della necessità di alcuni gruppi di potere interni alla Nigeria e allo stesso tempo di una storia che ha sempre visto nelle regioni del Nord movimenti e formazioni che si richiamavano all'ottocentesco Califfato di Sokoto e una più rigorosa osservanza dell'Islam", anche se tutto ciò non è più sufficiente per il leader del gruppo terrorista Abubakar Shekau, "da qui la volontà Boko Haram di giurare fedeltà al Califfo dell'Isis". Sarà pure, ma non ci sembra una motivazione sufficiente, quella di al-Baghdadi, per lasciare che ci taglino la gola.

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