L'INTERVISTA

Adolescenti inquieti, parla Charmet

Bullismo, insicurezza, scuola coercitiva. Come cambiano giovani ed educazione secondo un noto psicologo

Stefania Genovese
Adolescenti inquieti, parla Charmet

Gustavo Pietropolli Charmet è docente di Psicologia dinamica all'Università Statale di Milano Bicocca, direttore del Centro di aiuto al bambino maltrattato ed alla famiglia in crisi, direttore del Progetto Teen ed esperto di tematiche adolescenziali, analizzate nel libro Fragile e spavaldo. Ritratto dell'adolescente di oggi e ne La fatica di diventar grandi.

Professor Charmet, i ragazzi di oggi sono così diversi ed imprevedibili, rispetto al passato?

Gli adolescenti di oggi sono latori di nuovi contenuti e di nuovi bisogni. I trascorsi adolescenziali del passato non sono più applicabili alle nuove generazioni. Il cambiamento principale che notiamo in loro è dovuto al diverso grado di sofferenza ed alla diversa motivazione per cui l'adolescente percepisce la sua insoddisfazione. Infatti l'attuale generazione è molto lontana dalle dinamiche evolutive tipiche dei propri genitori; la loro cultura sembra essere animata da più componenti riparative che da esigenze proiettive. L'adolescente di oggi ha più bisogno di amici e tende a costruire una vita spostata più verso l'esterno, mentre in famiglia si sforza di attuare comportamenti di pacata sottomissione. Essendo la sua vita sociale caricata di responsabilità per l'approvazione del nucleo dei pari con cui interagisce, compaiono in lui nuove angosce, nuovi problemi, molto più legati all'accettazione della propria figura fisica-corporale da una parte e dall'altra cresce il senso di vergogna proporzionalmente alla fase di crescita fisiologica poichè esso induce a conquistare sempre più elevati livelli di visibilità nel gruppo. Questo accade mentre contemporaneamente si va a definire l'Ideale dell'Io che spesso è in conflitto con la personalità apparente che si relaziona nel mondo sociale. Dunque tutto ciò che avviene dentro e fuori la propria persona non è più spiegabile con i paradigmi psicologici di un tempo: non c'è più conflittualità con la famiglia; ed il passaggio dunque da una "famiglia etica" ad una "famiglia affettiva", ossia una famiglia che oggi che aspira maggiormente a trasmettere amore piuttosto che regole e principi destabilizza l'adolescente.

Qual'è il compito educativo della famiglia d'oggi e come interagire con l'adolescente moderno?

L'adolescente oggi pare "ovattato" dalla famiglia; conseguentemente sembra non sia preparato ad affrontare "il dolore mentale" e tende spesso ad assumere così comportamenti apatici ed impassibili. I genitori non hanno dinanzi a se compiti facili: se l'adulto di riferimento non riesce ad organizzare delle risposte intelligenti per questi comportamenti giovanili passivi, viene etichettato da loro inaffidabile ed inattendibile. I ragazzi di oggi cercano il dialogo ma pretendono anche risposte chiare e competenti; il compito degli adulti è quello di comprendere il loro bisogno di ascolto e riscontro, e di cercare di giustificare e lenire i loro sentimenti di noia e di tristezza che hanno ormai sostituito quelli di rabbia e responsabilità. L'importante è ristabilire una comunicazione adeguata: inoltre i giovani si rifugianmo spesso nel virtuale, nei social, che nascondono la fragilità di reggere allo sguardo dell'altro, e così molto meglio in relazione privi di corporeità. Occorre dunque incoraggiare gli adolescenti ad incamminarsi verso la condivisione, a non temere traumi e mortificazioni. Altrimenti osserveremo sempre più miloni di ragazzi, come avviene in altri paesi, chiusi nelle loro stanze, avulsi dalla realtà ed in contatto tra loro solo con la permanenza on line.

Come può la scuola inserirsi positivamente nella dinamica familiare-adolescenziale, e supportare la crescita "sana" dell'adolescente?

Purtroppo il mondo degli adulti ha ormai abbandonato, da tempo il sistema educativo della colpa,e ciò comporta che ci si trovi a domandarsi se la relazione che gli adolescenti stabiliscono con l'autorità e soprattutto con la realtà sia adeguata. Tutti auspicano ad un ritorno dei cosidetti "paletti educativi" da collocare sia in famiglia che nella scuola, durante le fasi cruciali della crescita, ma nessuno ha voluto ed è in grado di vigilare se questi "chiavistelli normativi" fossero solidi e non venissero divelti dal cosidetto "branco" giovanile. C'è un disperato bisogno di certezze, che però non riescono a trovare attuazione nel processo educativo di base. E la scuola? Purtroppo è collassata da tempo; non cè mai traccia di un programma concreto e spesso il governo italiano ricorre a ricette sbrigative ammantatate da presunti programmi rivoluzionari che nascondono tagli massiccio ed indiscriminati. Da una parte la cultura di Destra che propone semplificazioni contro il culto della complessità ed una sinistra intellettuale che si dimostra essere parolaia ed inconcludente. Non è che nelle nostre aule, ripristinando il voto in luogo del giudizio, paventando il 5 in condotta o adottando la mortificazione per un fallimento scolastico si dissuadano i comportamenti devianti e disperatamente violenti dei bulli, che spesso troneggiano nelle cronache odierne.


A questo proposito, è corretto asserire che la violenza nell'adolescente può scaturire anche da contesti familiari apparentemente normali ed equilibrati?

Questa è un'amplificazione troppo generalizzante adottata dai mass-media. Oggi si delinea una generazione di figli mammoni, non certo matricidi, il cui problema di base non è l'esplicazione della violenza bensì lo spegnimento completo della loro capacità di combattere e di affrontare consapevolmente le sfide della vita. Potrebbe sembrare assurdo ma dal punto di vista educativo, abbiamo il problema di non attenuare il livello dello scontro, ma di insegnare all'adolescente a costruire una identità che lo porti anche a dissentire dall'opininione e dal normalizzante menage genitoriale. Si comincia dunque a sospettare che avere adolescenti silenziosi ed apparentemente tranquilli non sia l'effetto di un esagerato buonismo, ma che sia dovuto ad un incapacità di porsi come diversi, che si sia spenta la naturale aggressività degli adolescenti, che in misura equilibrata porta alla definizione del Sè, e al logico distacco dalle figure parentali. questa situazione preoccupa i sociologi, i queli ritengono possa esserci, al di sotto di questa placida sottomissione, una violenza sommessa, ideologica, inespressa e pronta ad esplodere inavvertitamente. Può darsi che questa preoccupazione esprima in realtà la constatazione che sia molto probabile, che la continua concessione all'adolescente nasconda forse la finalità, da parte del mondo adulto, di metterlo a tacere, di contenerlo così per non preoccuparsene, rifuggendo dalle proprie responsabilità. Guarda caso infatti gli adolescenti sono ridotti al silenzio fino a quando a qualcuno non viene in mente di tirare fuori il coltello, di compiere un gesto efferato, inaspettato, ingiustificato ma solo virtualmente.

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